Castellammare. Antiquarium Stabiano, la riapertura dopo 23 anni

Castellammare. Antiquarium Stabiano, la riapertura dopo 23 anni. Una notizia che fa ben sperare per il rilancio di Castellammare. Dopo una chiusura durata 23 anni, l’Antiquarium Stabiano sta per riaprire i battenti. Artefici dell’iniziativa sono stati Massimo Osanna, già soprintendente del parco archeologico di Pompei, e Gaetano Cimmino sindaco di Castellammare. Nella nuova sede di Palazzo Reale ritorneranno i reperti dell’ager stabianus che, ovunque sono stati esposti, hanno riscosso un notevole successo lasciando il pubblico a bocca aperta. Innanzitutto verrà ricostruita la magnifica sezione pittorica dove è difficile scegliere il dipinto più bello. Impossibile non citare gli affreschi del triclinio di Villa Carmiano scoperta dal preside Libero D’Orsi nell’estate del 1963. Da non perdere ancora sono il Larario con Minerva seduta in trono e il serpente Agatodemone, il Corteo dionisiaco in cui il toro dovrebbe simboleggiare la forza, il leopardo l’astuzia e l’asino la pazienza, e ancora il Rapimento di Amimone a opera di Nettuno ma anche una scenetta erotica.

Poi di dipinti provenienti da Villa Arianna, raffiguranti Ippolito. giovane virtuoso di straordinaria bellezza, un Sileno sdraiato che inevitabilmente rimanda al culto di Dioniso il dio del vino, Paride e Venere legati indissolubilmente al giudizio espresso dal giovane per l’assegnazione del primo concorso di bellezza sancito da un pomo d’oro, un Atleta, una stupenda Natura morta con fichi e un Medaglione con un busto di giovane. Da Villa San Marco, invece, provengono un Paesaggio con giardini recintati, Melpomene musa della tragedia anch’essa legata al culto di Dioniso (non a caso il nostro territorio era conosciuto come Enotria, la terra del vino), un frammento del Planisfero delle stagioni, un Paesaggio marino con architettura e un altro con cantiere edile, una superba Testa femminile vista di profilo, Cavalieri a caccia, un Amorino che suona un timpano e Edipo interrogato a Tebe dalla sfinge.

Quasi sicuramente verrà ricollocato il dipinto che raffigura il fiume Sarno come divinità fluviale (incompleto a causa dell’eruzione vesuviana), i pugili, Narciso che si specchia e la rappresentazione del mito di Pasiphae provenienti dalla Villa del Petraro. Ci auguriamo che saranno riposizionati anche i due affreschi della Villa della Variante Sorrentina, oggi interrata, e precisamente una scena di caccia al cinghiale e un Paesaggio mitologico con Diana e Atteone. Uno spazio a sé meritano i trecento corredi funerari proveniente dalla Necropoli di Madonna delle Grazie, databili tra il VII ed il VI secolo avanti Cristo. Segnaliamo coppe, anfore, pendenti d’ambra, pugnali, fibule di ferro, collane di bornzo a foglia d’edera del IV secolo avanti Cristo, fibule, armille spiraliformi, ceramiche a vernice nera importate dall’Attica, una pisside dove venivano custoditi i gioielli della matrona, coltelli di ferro, anelli, kantharos, una grattugia e una spada. Ma l’elenco sarebbe particolarmente lungo dal momento che il vecchio Antiquarium contava più di 8.000 reperti.

Fonte Metropolis

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