Bomba carta a Torre Annunziata: la Procura indaga sulle rivalità tra clan

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La guerra per il controllo delle piazze di spaccio e la riscossione del pizzo alimentano la faida a Torre Annunziata. Ne sono convinti i carabinieri di Torre Annunziata che hanno aggiunto un altro tassello investigativo dopo il raid incendiario consumatosi nella notte tra venerdì e sabato in via Caccia. Ecco l’articolo di Giovanna Salvati per Metropolis.

Una bomba carta piazzata in una traversa di via Bertone – a pochi passi dall’ex fortino del clan, palazzo Fienga. Il quartier generale di una camorra che continua a tenere alto il livello di uno scontro che sta generando uno scenario di faida. L’obiettivo dei bombaroli – secondo la prima ricostruzione delle forze dell’ordine – sarebbe un edificio che si trova nel piazzale degli abusi, piazzetta San Luigi. Sono da poco passate le due di notte quando un boato sveglia l’intero quartiere. L’ordigno piazzato davanti al cancello di ingresso dell’immobile distrugge una macchina, un’altra subisce le conseguenze dello scoppio e infrange i vetri e gli infissi della casa. All’interno un intero nucleo familiare che viene svegliato violentemente dal boato, tra questi ci sono anche dei bambini.

La paura torna negli occhi dei residenti tutti già noti alle forze dell’ordine e diventa l’ennesimo avvertimento in una sfida iniziata da mesi e che si consuma con bombe e stese. Ma questa volta i residenti del palazzo sono affiliati al clan dei Gionta, vicini e imparentati e pertanto un obiettivo che preoccupa maggiormente le forze dell’ordine. Era già accaduto a marzo con il primo agguato nei confronti di Giuseppe Carpentieri, il marito di Teresa Gionta. Colpito da una raffica di proiettili nella sua abitazione a maggio, poco dopo la fine del lockdown. Carpentieri, come emerso anche dal processo per il così detto “Codice Gionta”, il sistema dei messaggi cifrati inviati dal carcere, avrebbe puntato allo scettro del comando del clan. Scarcerato nel 2020 dopo 27 anni di carcere, il genero del padrino avrebbe provato a mettere in atto il suo piano alimentando, evidentemente, la rabbia di altre fazioni. Una situazione incandescente aggravata dagli altri due agguati ai danni di altrettanti pregiudicati. E’ così che le informative dell’Antimafia dipingono le nuove dinamiche criminali in città. Uno spunto racchiuso tra le pagine dell’ultima relazione firmata dalla Direzione Investigativa Antimafia. Un dossier che racconta come come siano cambiati i rapporti di forza tra le storiche consorterie criminali e come la frantumazione dei clan storici ha da un lato indebolito le cosche ma dall’altro aumentato la concorrenza. Secondo l’Antimafia, infatti, sia i Gionta che i Gallo «continuano ad occupare una posizione di rilievo sull’area nella gestione delle piazze di spaccio» e sui nuovi gruppi che «operano con una discreta autonomia». Le cosche sono indebolite ma non ancora sconfitte. E attorno ai fortini della camorra ruotano una serie di mini-organizzazioni, per lo più specializzate nel traffico di droga, che puntano a mettere le mani sulla città.

Ora però il livello dello scontro si sta alzando e gli affari contesi diventano il pomo della discordia che alimenta la strategia del terrore.

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