Ricorso al Tar Lazio per riaprire le discoteche. Basta considerarle il capro espiatorio di tutto

C’è la droga? La colpa è delle discoteche. C’è l’alcol? La colpa è delle discoteche. Ora pure per il Covid la colpa è loro, non importa se sulle spiagge incontrollate la gente sta ammassata e nei locali c’è personale che lavora, e porta avanti le famiglie, che controlla, e li no, la colpa è sempre delle discoteche.

Per quest’estate non si balla più. Ieri è arrivato lo stop alle discoteche dal Governo, che ha sospeso in tutta Italia “le attività che abbiano luogo in sale da ballo e discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso” visto l’attuale andamento dei contagi da Coronavirus. Una decisione che arriva al tramonto del weekend di Ferragosto e che non ha convinto tutti. Proprio oggi infatti Silb Fipe, l’associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo, ha deciso di presentare un ricorso al Tar del Lazio per la riapertura immediata delle aziende.

Lo comunica Maurizio Pasca, presidente del Silb Fipe: “Abbiamo fatto un consiglio direttivo e abbiamo deliberato di fare un ricorso al Tar Lazio contro il decreto del Ministro Speranza. Lo presenteremo domani mattina per chiedere la riapertura immediata dei nostri locali”. E ha aggiunto: “Ci sono motivi infondati per la chiusura. Il distanziamento sociale non è mantenuto ovunque, basti pensare ai treni, agli stabilimenti balneari: perché penalizzare solo il settore dell’intrattenimento? Se c’è qualcuno che non rispetta le regole va sanzionato o chiuso, ci mancherebbe, ma non può essere penalizzato tutto un settore perché un singolo non rispetta le regole. Sono molti i gestori dei locali ad aver sanificato, ad aver misurato la temperatura all’ingresso e preso le generalità. Le azioni vanno adottate nei confronti dei singoli, non è giusto generalizzare”.

Intanto, dopo l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza sullo stop al ballo e l’obbligo di mascherine dalle 18 alle 6 nei luoghi della movida, il capo di Gabinetto del Viminale, Bruno Frattasi ha inviato una circolare ai prefetti, per invitarli a “convocare i Comitati provinciali dell’ordine e della sicurezza pubblica, quali sedi istituzionali più appropriate per la migliore valutazione di adeguate modalità di attuazione delle misure” coinvolgendo, ”attraverso i sindaci, le articolazioni di polizia locale per le iniziative di vigilanza, prevenzione e controllo ritenute più idonee a scongiurare la violazione delle prescrizioni”. E’ quanto si legge nella circolare.

 

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