Ravello, Villa Cimbrone, prosegue il restauro del Tempio di Bacco

Il monumento della Costiera Amalfitana a breve ritornerà al suo antico splendore

Il Tempietto voluto da Lord Grimthorpe, è ubicato in un luogo appartato del Giardino più bello del mondo; è posto, infatti, sul versante che si affaccia a sud – ovest  nel Vallone del fiume Dragone che segna i confini tra Ravello e Scala. Risalente ai primi anni del Novecento, esso è preceduto da un viale alberato cinto da un doppio filare di cipressi. Il monumento a pianta circolare, con diametro pari m. 4,80 e otto colonne  monolitiche in pietra locale, “turice”, è concluso da una cupola ricoperta da un manto di tegole in cotto. Attualmente  il manufatto è interessato a lavori di consolidamento e restauro con l’ Alta Sorveglianza della Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino diretta da Francesca Casule, con l’arch. Isabella Mandia e le funzionarie storiche dell’arte dott.sse Lina Sabino e Rosa Carafa.

I lavori, ormai giunti nella fase conclusiva, sono stati affidati da Giorgio Vuilleumier, Amministratore Unico della Villa Cimbrone Srl, alla ditta Salvatore Ronga di Salerno. La direzione architettonica affidata al prof. Alberto White con studio a Roma, quella strutturale all’ing. Giuseppe Del Pizzo di Minori. La direzione di cantiere affidata all’arch. Gianluca Ronga.

n età medioevale, nel 1300, la villa apparteneva alla nobile famiglia degli Acconciajoco, per poi passare alla metà del secolo ai Fusco, nobile casato ravellese imparentato con i Pitti di Firenze ed i D’Angiò di Napoli.

Il possesso dei terreni circostanti Villa Cimbrone, difesi dalle mura al di sotto del promontorio, è sempre stato molto ambito in quanto molto fertili e in posizione strategica.

Alla famiglia Fusco si devono i maggiori interventi sulla struttura di Villa Cimbrone e il suo giardino, sottolineati  anche da una lapide marmorea datata 1620, ritrovata nel corso di recenti restauri e, collocata nel Chiostro. La volontà dei Fusco era quella di dare nuovo valore e nuova faccia all’area che fino a ad allora era esclusivamente agricolo, seguendo il gusto e la cultura  classico-rinascimentale imperante nelle corti di Napoli ed in genere in Italia.

Prima di poterci affacciare al terrazzo dell’infinito, ci troviamo il tempio di Cerere, dea delle messi, si tratta di un padiglione a cupola su pennacchi sferici. Per la sua posizione, si è guadagnata la denominazione di porta del sole.

Il terrazzo dell’infinito di Villa Cimbrone è un balcone naturale decorato da busti marmorei settecenteschi. Affacciandosi dal terrazzo dell’infinito di Villa Cimbrone possiamo spaziare con lo sguardo fin giù i monti cilentani e la Punta Licosa fino alla variegata e multicolore costa d’Amalfi, con i suoi limoneti, le sue case e ville sulla roccia.

Scendendo per il viale scosceso ci ritroviamo al Poggio di Mercurio, dove possiamo trovare una statua in bronzo del XVIII secolo, copia dell’Ermes in riposo della scuola di Lisippo, ora al museo nazionale di Napoli. Una statua che sembra invitarci al riposo all’ombra della quercia vicino, un poggio con un’iscrizione in inglese erroneamente attribuita a Lawrence, che ora sappiamo essere di Catullo “perduto al mondo nel quale agogno parte alcuna siedo solo e parlo con il mio cuore, soddisfatto del mio piccolo angolo di terra, contento di non sentire tristezza per la dipartita”.

Scendendo ancora per il vialetto, arriviamo al tempietto di Bacco, di ispirazione classica. Il tempio di Bacco di villa Cimbrone è sorretto da otto colonne scanalate, in stile dorico. Al centro del tempio, su di un piedistallo, vi è una rappresentazione allegorica, una danza liberatoria e propiziatoria, in bronzo che raffigura un satiro che sorregge Bacco con l’immancabile grappolo di uva. Molto probabilmente il tempietto fu concepito da Beckett come luogo in cui poter preservare la sua memoria, infatti le sue ceneri, per suo desiderio, furono messe alla base del piedistallo.

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