Piano di Sorrento, a Villa Fondi la presentazione del saggio storico “Al Al servizio della Capitale e della Corte. La marineria napoletana nel Settecento” segui la diretta

Questa sera nella splendida location di Villa Fondi, a Piano di Sorrento, c’è stata la presentazione del libro “Al servizio della Capitale e della Corte. La marineria napoletana nel Settecento”, l’interessante saggio sulla marina dei Borboni curato dagli storici Biagio Passaro, Mario Rastrelli, Pasquale B. Trizia ed un intervento di Amedeo Lepore. Continuano gli appuntamenti culturali de l'”Estate Blu 2020″ nel comune della Penisola Sorrentina.

piano di sorrento "Al servizio della Capitale e della Corte. La marineria napoletana nel Settecento"

Il mare non bagna Napoli? Un’immagine letteraria divenuta motivo ricorrente e a volte fuorviante. Invece è certo che «il mare bagna» il golfo di Napoli, le sue coste e le sue isole, da cui negli ultimi secoli sono nati gruppi armatoriali di dimensione nazionale e internazionale. Le ricerche presentate in questo volume contribuiscono a mettere in luce che le professionalità e l’imprenditorialità marinare dell’area napoletana e dintorni hanno le loro radici nel Settecento, grazie al risveglio civile ed economico e alle riforme promosse da Carlo di Borbone. Già in età vicereale i velieri costruiti sulle spiagge di Procida e della Penisola sorrentina collegavano i porti pugliesi con Napoli, per assicurare i rifornimenti annonari a una città che nel Mediterraneo per popolazione era seconda solo a Istanbul.

piano di sorrento "Al servizio della Capitale e della Corte. La marineria napoletana nel Settecento"

I mutati equilibri politici nel Mare nostrum e il riordino legislativo del comparto marittimo, avviato dalla monarchia borbonica, permisero al regno di affrancarsi dal naviglio straniero nel commercio marittimo interno e consentirono ai più intraprendenti equipaggi napoletani di inserirsi su tutte le rotte mediterranee, per esportare i prodotti agricoli delle province meridionali, e di inoltrarsi oltre Gibilterra verso i porti del Nord Europa e talvolta verso le Antille. Il ritorno di Napoli al ruolo di capitale e la presenza di corte e governo contribuirono in maniera determinante allo sviluppo delle imprese armatoriali dei centri marinari del Golfo, ai cui equipaggi furono affidati tutti i trasporti per la regia Corte, il sovrano e la sua famiglia.

Ciò non sarebbe stato possibile se non vi fosse stata una città come Napoli: antica sede universitaria, ai cui stimoli culturali si dovettero i progressi conseguiti nell’istruzione nautica, e da sempre sede di una rete di agenzie commerciali – napoletane e straniere – in grado di collocare merci e noli sul mercato internazionale. Protagonisti della ripresa della marina mercantile del regno di Napoli nel Settecento furono le comunità marinare del golfo di Napoli e dintorni. Sorrentini, ma anche procidani e positanesi che già dalla fine Seicento erano impegnati a tenere i collegamenti con i porti pugliesi dell’olio e del grano.

Dalla metà del Settecento furono in grado di assicurare i rifornimenti annonari alla Capitale e di garantire tutti i servizi necessari al governo, alla corte (trasporto di armi e di truppe, trasferimenti degli equipaggi per la flotta militare, rifornimenti a caserme e carceri) e allo stesso sovrano: nel 1759 a sei velieri di Meta fu affidato il bagaglio della famiglia reale quando Carlo, divenuto re di Spagna, lasciò Napoli. L’attenzione del governo borbonico alla formazione degli ufficiali della marina militare e mercantile, che si era concretizzata con l’istituzione a Napoli dell’Accademia degli Stendardi e con la Scuola dei Pilotini, continuò nel 1770 con la fondazione nel Piano di Sorrento della prima scuola pubblica per la formazione di capitani e piloti per la marina mercantile e nel 1783 con l’insediamento a Castellammare di Stabia del cantiere navale per la costruzione dei vascelli della regia flotta.

Il video della Presentazione

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