Monti Lattari, il giro da Gragnano a Pimonte e contadini di cannabis stipendiati

Lo riporta il quotidiano di Metropolis in edicola oggi. La prima pagina con l’articolo di Elena Pontoriero parla chiaro: Contadini Narcos. E’ ben certo che esiste una vera e propria industria per la produzione di marijuana, situata in posizione strategia e nascosta tra i boschi dei Lattari.

I dipendenti a libro paga dei clan sono i contadini-narcos, con un ruolo ben preciso nella filiera delle droga: la coltivazione di cannabis indica e il successivo essiccamento. Due passaggi semplici per arrivare al prodotto finito, tagliato in dosi e ponto per essere immesso sul mercato dello spaccio.

Un’attività non certo nuova, ma che continua ad allargare i confini, grazie alla disponibilità di intere famiglie di contadini-narcos. Alla manovalanza, la camorra riserva una parte del guadagno, ovvero da un euro a un euro e cinquanta per ogni grammo ricavato dalla piantagione di marijuana. Tutto dipende se la coltivazione, nascosta tra i boschi, riesce a essere portata a termine. E tutto dipende, quindi, se la droga non viene distrutta dai carabinieri che dal 2016 hanno effettuato ed effettuano blitz continui e mirati, a caccia dei committenti delle vaste piantagioni di cannabis indica, disseminate sull’intera montagna. Tonnellate di marijuana andate in fumo, distrutte a colpi di macete dai militari. Un lavoro immane che, però, non ferma l’illecita attività dei clan, né scoraggia i contadini-narcos.

Manovalanza semplice da trovare, soprattutto per un mestiere che si tramanda da padre in figlio. Ma nei terreni non si sistemano certo ortaggi, frutta o fiori, ma droga, tanta, che con un minimo sforzo rende cifre a sei zeri nelle tasche della malavita organizzata e dei dipendenti della malavita dei Lattari. Coltivatori che hanno scelto di schierarsi dalla parte dei clan, seguendo le indicazioni che i narcos forniscono, insieme ai semi da posizionare. Un procedimento di produzione alla pari dei cartelli messicani, dove alla base dell’attività delle famiglie mafiose resta la produzione di marijuana, affidata nelle mani degli esperti dal pollice verde e che conoscono bene dove e come muoversi tra i boschi. La prima regola, infatti, è quella di posizionare i semi sui terreni demaniali, così da evitare un primo pericolo di identificazione.

La seconda regola è quella di occultare la piantagione di marijuana utilizzando la vegetazione del posto, cercando aree difficili da raggiungere e ricavando percorsi alternativi per monitorare la droga. Le piante di marijuana sono poi curate con la realizzazione di ingegnosi meccanismi di irrigazione creati proprio dai contadini. Nella operazione denominata Tabula Rasa, i carabinieri hanno, infatti, scoperto gli impianti, di tipo rurale, che erano stati creati per portare acqua alle coltivazioni di cannabis indica, ricavati da tubolari che sfruttavano la pendenza del versante, alimentati in diversi modi dai contadini addetti all’irrigazione dei campi.

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