Lettere da Piano di Sorrento – Morire di solitudine

LETTERE DA PIANO DI SORRENTO
“MORIRE DI SOLITUDINE”

Se riapriamo i libri di scuola, se ci affacciamo nel mondo della storia e della cultura, riscopriamo che nell’antichità, e per esempio nel mondo greco-romano, è sempre esistito il rispetto per gli anziani, qualunque fossero essi (antenati, genitori, parenti) oppure quelli considerati come saggi (filosofi, maestri di vita) che, forti anche della loro venerabile età, a chi si rivolgeva loro per consigli, per spiegare gli interrogativi della vita, hanno sempre impartito la loro esperienza, il loro vissuto nello studio, nella meditazione, nell’osservazione di quanto avviene intorno a noi. Insomma gli anziani sono sempre stati riveriti, ascoltati, considerati come fonte di sapienza.
E poi vi è l’altro aspetto, quello patologico. “Senectus ipsa morbus” solevano dire i Romani, cioè la vecchiaia è di per sé una malattia e per questo va curata e occorre assistere chi ne soffre. Col passare del tempo, però, nell’evoluzione della società, specie quella di oggi, che potremmo chiamare telematica, il profilo dell’anzianità è andato sminuito, svilito, rottamato.
Oggi con la cultura del computer, dell’isolamento sociale, delle fratture nei rapporti personali, anteponendosi il tecnicismo all’umano, l’anziano è divenuto un peso, un disagio, va dunque “rottamato”. Nel periodo della pandemia del Covid 19, durante la quale sono morti soprattutto anziani, senza aver avuto il conforto, nel momento del trapasso, di un congiunto, di un amico, abbiamo ascoltato espressioni di acuto cinismo; è stato detto, con riferimento al decesso di un anziano: “è va bene..quello era vecchio”.
Non ricordo più quale politico, rivolgendosi ai familiari di un deceduto, disse: “ vi dovete abituare alla perdita dei vostri genitori, dei vostri cari”. Come se amare un padre, una madre, un parente, avanti negli anni, fosse un privilegio, un lusso, di cui fare a meno. Vi è un problema di fondo che riguarda gli anziani ed’è la solitudine. Si muore di solitudine e nessun medico, constatando un decesso, scriverà mai nel referto: “morto per solitudine”.
Visitate una casa di riposo e vi accorgerete quale è la vera sofferenza di chi vi è ricoverato. Io l’ho fatto e mi ha colpito lo sguardo di tristezza di quei poveretti. L’anziano non ha soltanto bisogno di un pasto, di un letto e di un’assistenza medica, l’anziano ha bisogno di affetto, specialmente di quello proveniente dai propri congiunti, familiari, parenti.
Tempo fa sono stato alla Casa di Riposo “San Michele” di Piano di Sorrento per far visita ad una conoscente che vi soggiornava; devo riconoscere, per la verità, che la casa di riposo è messa su bene, stile albergo, pensione, ma non potrò mai dimenticare, nel momento del mio commiato, lo smarrimento, la tristezza negli occhi di quella persona a cui avevo fatto visita.

avv. Augusto Maresca

Commenti

Translate »