Lega in Campania. Nelle comunali Salvini è un fantasma: pochissimi candidati e perde quasi tutti i sindaci, anche Positano e Sorrento

Lega in Campania nelle comunali Salvini è un fantasma, pochissimi candidati e perde quasi tutti i sindaci, anche Positano e Sorrento L’invasione del Sud (e della Campania in particolare) per il momento è rinviata. Magari a dopo le elezioni regionali, nella speranza che l’esito del voto del 20 e 21 settembre per la scalata a Palazzo Santa Lucia sia favorevole agli uomini e alle donne in camicia verde. Di certo, non sarà attraverso i Comuni che la flotta della Lega proverà a sbarcare nelle cinque province campane. Le imminenti amministrative, insomma, per i leghisti non potranno essere un banco di prova. Semplicemente perché loro non ci sono. O quasi.

IL BILANCIO

Liste colorate di verde se ne contano pochissime in tutta la Campania. Eppure le premesse erano ben altre: fino a qualche mese fa l’adesione alla Lega (e al pensiero salviniano) sembrava essere garanzia di successo. Sindaci e amministratori comunali spingevano per salire sul Carroccio. Poi qualcosa si è inceppato. Il risultato è che, per esempio, su 28 Comuni chiamati al voto in provincia di Napoli, la lista della Lega è presente soltanto a Giugliano. Una sola presenza anche ad Avellino, precisamente ad Ariano Irpino ed a Caserta, dove la Lega ha una sua lista a San Nicola la Strada. Zero a Benevento, dove in verità i centri chiamati al voto non sono molto estesi. Va decisamente meglio a Salerno, dove nell’agro nocerino resiste uno zoccolo duro, con liste a Pagani, Angri e Cava de’ Tirreni.
Fin qui i numeri, poi ci sono le analisi. E nel caso di Napoli a farla è il coordinatore provinciale del partito di Salvini, quel Vincenzo Catapano sindaco di San Giuseppe Vesuviano che è stato il primo sindaco della regione ad aderire alla Lega. Anche per la sua esperienza amministrativa è stato nominato ai vertici del partito napoletano: quando lui aderì sembrava dovesse essere il primo di una lunga serie, poi la catena si è interrotta. Ora lui spiega: «Abbiamo preferito concentrarci su Giugliano perché è uno dei centri più popolosi e importanti d’Italia, anche se non è un capoluogo. Tuttavia abbiamo comunque molti candidati in liste civiche». Catapano fa l’elenco: «Casalnuovo, Poggiomarino, Terzigno, Sorrento ed altri ancora». E garantisce: «Il progetto non si è fermato, puntiamo a creare una nuova classe dirigente».

IN COSTIERA AMALFITANA E PENISOLA SORRENTINA NESSUN CANDIDATO SINDACO

I sindaci di Positano Michele De Lucia e quello di Sorrento Giuseppe Cuomo non si son potuti ricandidare alla carica di primo cittadino, a Positano, paese piccolo, è abbastanza normale l’assenza della Lega, meno a Sorrento , dove di liste ce ne sono una quindicina, ma anche nel resto della Costiera amalfitana, Amalfi e Maiori, dove c’erano due coordinatori di Maiori, dimessosi, e Penisola sorrentina, con Massa Lubrense dopo Sorrento, sono quasi scomparsi

LO ZOCCOLO DURO

Ma alcune difficoltà appaiono oggettive, forse perché indossare la stessa casacca di Salvini dopo decenni di polemiche identitarie e spesso anche razziali è complicato. Affermare di essere della Lega, in Campania, richiede una buona dose di coraggio che con i sondaggi a favore veniva più facile tirare fuori. Chi non ha mai nascosto simpatie salviniane è Cosimo Ferraioli, sindaco di Angri (Salerno) e candidato al bis. A suo sostegno c’è una lista, «Noi con Cosimo sindaco», che fa il verso proprio a «Noi con Salvini», con dentro due consiglieri uscenti della Lega. Nella vicina Pagani e a Cava de’ Tirreni, invece, la Lega si presenta con liste proprie e simboli canonici. Merito anche dell’europarlamentare Lucia Vuolo, eletta con Salvini nel 2019, che è proprio di quelle parti.
Il resto della provincia di Salerno, però, non fa registrare adesioni alla Lega, così come gran parte della provincia di Avellino dove l’unica eccezione è rappresentata da Ariano Irpino. Qui nome e simbolo della «Lega Salvini premier» sono presenti a sostegno del candidato sindaco Marco La Carità, ma nel resto dell’Irpinia non c’è traccia del verbo salviniano. Niente Lega nemmeno nel Sannio e pochissima Lega anche in provincia di Caserta. A Marcianise, feudo del consigliere regionale Giampiero Zinzi, che nella Lega è entrato nei primi giorni di giugno e ora si candida per un posto in Regione proprio sotto la bandiera di Salvini, si è consumata addirittura una rottura del centrodestra. Zinzi ha scelto di puntare su Anna Arecchia e ha costituito una civica, «Marcianise nel cuore», rinunciando a presentare quel simbolo che, invece, usa per la corsa alle regionali. Tracce di Lega, invece, si riscontrano a San Nicola la Strada, dove la lista «Lega Salvini Premier» appoggia Francesco Basile insieme a tutto il centrodestra unito.

L’IMBARAZZO

Sull’arretramento dei fans dell’ex vicepremier in Campania è stato impossibile sentire Nicola Molteni, coordinatore regionale della Lega che per tutto il giorno di ieri non ha risposto a telefonate e whatsapp, complice anche la presenza di Salvini in Campania, che ha probabilmente reso molto convulsa la sua giornata. Il deputato Gianluca Cantalamessa, invece, con molta onestà intellettuale spiega di «non aver seguito le vicende amministrative, delle quali si sono occupati Molteni e Catapano». L’impressione è che il processo di costruzione della Lega al Sud si sia interrotto con la fine dell’onda lunga avviata nel 2018, quando i politici in camicia verde fecero l’accordo con i Cinque Stelle e andarono al governo. Da allora partì l’escalation salviniana, favorita anche dalla presenza mediatica e social del leader leghista. Molti correvano a cercare riparo sotto il suo ombrello, convinti di trarre beneficio politico ed elettorale dall’adesione alla Lega. Poi l’uscita dal governo, il lento ma inesorabile declino (anche se i sondaggi danno ancora la Lega saldamente in testa) e, non ultima, l’avanzata del governatore della Campania Vincenzo De Luca, che sulla contrapposizione con Salvini ha molto puntato anche durante l’emergenza sanitaria. Il risultato è stato una sorta di gioco a nascondino: leghisti sì, ma senza il simbolo. Pronti a rispuntare se Salvini torna di moda.

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