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La strana estate di Capri su Vogue . Ecco come viene vista questa stagione post Covid

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La strana estate di Capri su Vogue . Ecco come viene vista questa stagione post Covid nella perla del Golfo di Napoli simbolo del turismo mondano della Campania dal famoso periodico

Capri, Arnaultville

Estate caprese LVMH branded. Da Aurora, Dom Pérignon e pizza all’acqua (che poi non è cotta in acqua, è una sottilissima, buona pizza con molto peperoncino, da cui necessità di bere molto e la spiritosa definizione che risale a tempi antichi; oggi però, in epoca di salutismo spinto, quest’idea dell’acqua e della presumibile leggerezza fa molta presa sull’immaginario degli avventori).
Da Riccio, invece, lettini e cabine rivestiti o dipinti in Toile de Jouy Dior per tutta la stagione estiva (stessa operazione a Forte dei Marmi, in pieno pop-radio style: doveste approdarvi in barca, com’è successo a noi, scorgereste l’insegna “J’adior” a lettere luminose sulla scaletta prima ancora che il tender del beach club sia venuto a prendervi).

La presenza della multinazionale LVMH inizia a sentirsi palpabilmente sull’isola, com’è accaduto anche a Saint-Tropez, benché l’acquisto da parte di Bernard Arnault del gruppo Morgano (Quisisana, Scalinatella, Flora, Casa Morgano, hôtellerie da tempi antecedenti perfino all’arrivo di Axel Munthe sull’isola, con poderosa biblioteca di aneddoti sulle “vestali” descritte da Compton MacKenzie e sul loro intellettualissimo brigare nei primi anni del Novecento) non sia ancora stato confermato. Anzi, la famiglia Morgano si è premurata di smentire ufficialmente, salvo continuare ad accennarne discretamente con alcuni capresi di vecchia data e qualche ospite storico. Di certo, e nonostante la straordinaria professionalità dei camerieri e della brigata di cucina, il servizio inizia a funzionare a ranghi ridotti, un intero piano dell’albergo è chiuso e per la prima volta in decenni di frequentazione abbiamo notato qualche segno di trascuratezza nei corridoi, prova che le cameriere lavorano lo stretto indispensabile e che, dunque, nessuno dice loro alcunché se il cesto della biancheria ostruisce per giorni interi il passaggio degli ospiti. Qualche giorno fa, i proprietari di una boutique di via Camerelle hanno provato a organizzare un piccolo cocktail a bordo piscina, nella speranza di compattare i pochi residenti stagionali e di offrire loro un minimo di intrattenimento in un’estate in cui il calo di fatturato oscilla fra il 70 e il 90 per cento in meno rispetto allo scorso anno: la direzione del Quisisana non ha potuto dar seguito alla richiesta, adducendo per l’appunto turni molto rigidi di presenza del personale.

È diventato difficilissimo mantenere un’attività come questa nell’anno del Covid-19 e di presenze giornaliere di un livello davvero mai visto sull’isola (la sera, le boutique sono tutte chiuse, e tutte hanno smesso di offrire champagne e ristoro ai visitatori, scarmigliati, vocianti e in ciabatte che, in realtà, entrano per godersi l’aria condizionata, chiedono distrattamente il prezzo di un profumo o di una cintura e appena rinfrescati escono); nel caso della famiglia Morgano, poi, si parla di dissidi fra i rami dei due fratelli Nicolino e Lucia, ma sapete come vanno queste cose, e a raccogliere tutti i pettegolezzi di questi giorni si potrebbe davvero credere che l’isola faccia fatica a ripartire, e a offrire un calendario di eventi interessanti, anche per il disaccordo fra l’amministrazione di Capri e quella di Anacapri. Secondo i maggiori esperti immobiliari, il valore del Quisisana sarebbe al momento di circa 200 milioni di euro, circa 50 in meno rispetto a quattro anni fa, quando l’offerta di un fondo inglese per l’intero gruppo venne respinta. Forse sarebbe stato meglio accettare l’offerta di allora, perché il tentativo di vendita di alcuni asset minori per approntare la ristrutturazione dell’albergo non è andato a buon fine, e oggi la situazione inizia a farsi pesante, mentre Arnault può certamente aspettare ancora un po’. Nel frattempo, il secondo uomo più ricco del mondo, che gioca a tennis con la famiglia d’Alessio, ha regalato all’Aurora una targa simbolo “Dom Pérignon x Aurora”. All’interno, centinaia di bottiglie vintage 2010, totalmente bianche.

Potete vedere L’articolo originale di Vogue in questo link 

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