Il Beato Sasso novecento anni dopo: l’omaggio di Scala ed i due francobolli speciali

Il Beato Sasso novecento anni dopo: l’omaggio di Scala ed i due francobolli speciali. Ci sarò anche il Ministro della Salute, Roberto Speranza, a Scala (Sa) per celebrare il nono centenario della morte del Beato Gerardo Sasso da domani al 3 settembre. Il paese più piccolo e più antico della costiera amalfitana dedica alla memoria del suo figlio illustre, fondatore dell’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, divenuto poi Sovrano Ordine Militare dei Cavalieri di Malta, una tre giorni di incontri e dibattiti cari al beato: dialogo interreligioso, solidarietà e fratellanza tra i popoli.

Si inizia con un convegno dal titolo «Incontri e confronti: l’incontro con i musulmani»; il 2 «Gerardo e Francesco due italiani e l’oriente», un dialogo tra padre Enzo Fortunato, Domenico De Masi, Antonio Scurati e lo scultore Jago. Il 3 settembre alle 10, nel Duomo di San Lorenzo, si terrà la Messa Solenne celebrata dal delegato speciale della Santa Sede presso il Sovrano Ordine di Malta, Card. Angelo Becciu, in diretta su Tv2000.

Seguiranno la presentazione dei due francobolli dedicati da Poste Italiane al Beato, uno su disegno di Mimmo Paladino e l’altro su abbozzo di Dario Fo, e a conclusione, alle 19, un concerto di Uto Ughi.

Padre Enzo Fortunato

Due uomini, due frati, due giganti, nella vita e nella fede. Le vocazioni e le missioni di beato fra’ Gerardo Sasso e san Francesco d’Assisi si intrecciano in maniera sorprendente. Monaco benedettino il primo, fondatore dell’Ordine francescano il secondo. A distanza di poco più di un secolo l’uno dall’altro, intrapresero un viaggio in Terra Santa, un percorso che li portò ad avvicinare il diverso, a rammendare, curare e confrontarsi con quello che da altri veniva considerato «nemico». Gerardo Sasso, nato a Scala, cuore della Costiera Amalfitana, partì durante la prima crociata, nel 1099, mentre l’Assisiate si diresse a Damietta per incontrare il sultano d’Egitto Malik al-Kamil nel 1219, quando era in corso la quinta e ultima crociata. Per curare le ferite il primo, per curare il dialogo il secondo. Giunto a Gerusalemme, Gerardo Sasso presta la propria attività in un ospedale costruito da dei mercanti di Amalfi. Accoglienza e cura del malato, due elementi che caratterizzano la sua esistenza. È così che fonda l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme – quello che oggi conosciamo come Ordine dei Cavalieri di Malta una comunità monastica impegnata nella gestione dell’ospedale, assistendo pellegrini di ogni fede, etnia e provenienza. Consideriamo invece san Francesco come «patrono» del dialogo. Un termine che viene dal greco dià e logoi e che significa intrecciarsi di due discorsi, un incontro tra concetti, pensieri, sensibilità differenti. L’Assisiate, attraverso il suo cammino, crea le basi per il dialogo, che è riconoscimento reciproco, fatto di rispetto e dignità.Entrambe queste crociate, così come tutte le guerre di ieri e di oggi, lasciano dolore, macerie e devastazione nelle vite e nei cuori dell’umanità. Ma vogliamo sforzarci di trovare una luce, una fiamma di speranza e così cerchiamo di trarre alcuni insegnamenti, l’eredità che questi due giganti della fede lasciano a tutti noi. Vorrei porre l’attenzione su tre aspetti ciascuno. Innanzitutto, i tre elementi che fanno del modo di curare di Gerardo Sasso un emblema, un bagliore perfino nell’ora più buia.Il primo: per Gerardo Sasso il malato è Signor malato. Lo definiva così, ad indicare il sentimento di profondo rispetto e di amore verso una persona ferita. Non un numero, un lettino in un’affollata corsia d’ospedale o un codice di una lista d’attesa. Il malato è e resta prima di tutto una persona, da curare, da rispettare, da avvolgere, da abbracciare. Il secondo: l’apertura. Pensare un ospedale aperto a tutti cristiani, musulmani, ebrei significa essere inclusivi, accogliere a prescindere dalla fede, da ciò che potrebbe metterci gli uni contro gli altri. Apertura, verso l’altro e gli altri. Il terzo: stare lì, accanto all’uomo che soffre e prendersene cura. Ecco il senso più vero e intimo della fondazione di un ospedale, l’accoglienza di chi ha bisogno: esserci, non girarsi dall’altra parte. Anche da san Francesco e dal suo viaggio verso Oriente vogliamo cogliere tre aspetti, tre ingredienti per una vita piena. Sono gli stessi atteggiamenti che l’Assisiate ci affida nella Regola non bollata, su come un frate possa andare incontro ai saraceni, agli infedeli. Il primo, essere ispirati da Dio. Perché una persona ispirata è sempre una persona che ama, che abbraccia e accoglie. Il secondo, non essere litigiosi: «Prudenti come serpenti e semplici come colombe», suggerisce Francesco. Infine il terzo: andare incontro all’altro quando sarà opportuno, «quando vedranno che piace al Signore». Gerardo Sasso e Francesco d’Assisi. Sono queste le spezie grazie alle quali possiamo scorgere la grandezza semplice di due frati. Chi si mette in cammino per curare le ferite dell’uomo, chi procede verso l’altro per sanare odio e violenza attraverso il confronto. Elemento comune da cui possiamo trarre insegnamento è la scelta di agire, sentire l’umanità e intraprendere un cammino difficile. Come scriveva John Donne, poeta inglese vissuto a cavallo tra XVI e XVII secolo: «Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto». Sentirsi partecipi del destino comune dell’umanità è ciò che ha mosso le azioni dei due grandi uomini di fede. Possiamo trarre ispirazione dalla loro vocazione e metterci in cammino, tutti insieme.

Fonte Il Mattino

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