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I FALO DELL’ASSUNTA E Quando la Madonna di ferragosto prese fuoco

I fuochi dell’Assunta, fino agli anni sessanta,  hanno lo scopo di scacciare le forze del male che si aggirano, e di ritardare l’arrivo della nuova stagione, secondo antiche credenze. Altrettanto importante, in questo cerimoniale, è l’acqua, e per questo si ha la consuetudine di organizzare i falò in spiaggia ed accorrere in massa al bagno di mezzanotte, dal valore purificatore e propiziatorio. Essi non erano altro che grossi covoni di sterpaglie che i contadini ammucchiavano per poi partecipare con gli altri ai fuochi della sera del 14 agosto. Le colline che circondano la piana sorrentina erano tempestate di grandi falò. Noi ragazzi già dalle prime ore della sera eravamo pronti affacciati ai balconi di casa in attesa dei falò. Un anno, verso la metà degli anni 60,  successe che , il contadino del Monte di Don Giulio Cesaro, Giannino, non riuscì a governare, perse il controllo favorito dal vento, e si sviluppò un grande incendio nella parte del monte che guarda verso Sant’Agnello, con l’intervento dei vigli del fuoco per tutta la notte. Da allora in poi non ci sono stati più falò dell’Assunta.

La storia invece che la Madonna che prese fuoco, al rientro della processione dell’Assunta a Bonea, la racconta Don Pasquale.

Dal libro di Don Pasquale Vanacore LA CONFRATERNITA DEL SANTISSIMO ROSARIO DI BONEA IN VICO EQUENSE.

Da un altro istrumento del notaio Arcangelo Gargiulo del 14 gennaio 1781 apprendiamo

che in quel giorno “tutti i confratelli della Congrega del Rosario di Bonea

e 375 abitanti di detto casale si riuniscono e convengono di riedificare l’antica Chiesa

parrocchiale di detto casale per ivi tenervi la congregazione e di uscire dall’attuale

chiesa parrocchiale.

E facile immaginare perché volessero uscire dalla Chiesa parrocchiale!

Un caso gravissimo di incomprensione tra congrega e Parroco scoppiò alla fine

dell’800, originato probabilmente dal fatto che quest’ultimo aveva occupato

abusivamente la sede del sodalizio per farne la sacrestia; comunque la Congrega

decise di non prestare la sua statua della Madonna del Rosario per la processione in

onore della Madonna Visita poveri del 15 agosto. Allora il Parroco dell’epoca. Don

Gabriele Volpe, se ne procurò una simile con cui tenne la solita processione di ferragosto.

Ma, al rientro nella Chiesa di Bonea una candela, avvicinata troppo alle stoffe

che drappeggiavano a festa la Chiesa, fece giustizia dell’intrusa. Si disse che a provocare

l’incendio fosse stato un confratello particolarmente indispettito dal comportamento

del Parroco. Ciò che resta della statua, salvato a mala pena dalle fiamme si

conserva nella casa dei Signori Tramparulo, eredi del Parroco Volpe.

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