Il libro di Egidio Valcaccia “La concattedrale di Castellammare di Stabia”. foto

Il giorno 11 settembre sarà presentato nella concattedrale di Castellammare il libro di Egidio Valcaccia “La concattedrale di Castellammare di Stabia”.
La discussione sulla storia e localizzazione della cattedrale stabiese ha dato luogo nel corso degli anni a numerosi scritti basati sulle più diverse ipotesi ed interpretazioni dei pochi documenti disponibili che sono stati spesso reinterpretatati nel tentativo di utilizzarli come giustificazione delle proprie tesi.
Uno dei pregi fondamentali di questo volume è proprio quello di aver affrontato in modo diacronico la storia della cattedrale stabiese attuando un riordino dei dati con criteri scientifici.
Il duomo, dedicato a Santa Maria Assunta e San Catello, sorge su un’area attigua alla strada tra Nocera e Stabiae, ripristinata nel 121 d.C. a seguito dell’eruzione del Vesuvio. Sulla cenere, dove si ergevano tombe e monumenti funebri, sorse l’area christianorum Stabiensis. Negli anni 1875-79 furono scoperti dei sepolcri, soglie di abitazioni e l’entrata di un’officina coriarorum. I reperti rinvenuti testimoniano vari periodi della storia stabiese: anteriore all’eruzione del 79 d.C.; posteriore alla catastrofe del 79, dal II al VII secolo; avanzi, facenti parte di sepolcri medievali.
L’attuale tempio vanta una ricca antologia di opere celebri pittori: si segnalano l’Assunta di Nunzio Rossi, la Deposizione di Cristo in contesto trinitario di Cesare Fracanzano, l’Adorazione dei Pastori della bottega del Ribera, la Deposizione di Luca Giordano e la Traditio Clavis di Giuseppe Bonito. Meritevoli di attenzione anche le pitture di Vincenzo da Forlì, Alonso Rodriguez, Giovan Battista Spinelli, Giuseppe+ Marullo, Nicola Malinconico, Leonardo Olivieri, Angelo Mozzillo e Giacinto Diano.
La statua San Catello vescovo, fu consegnata nel 1609 dallo scultore Giovanbattista Vigliante.
Tra le altre opere scultoree sono da segnalare un ciborio (1518), attribuito a Andrea da Fiesole, due putti marmorei di Giuseppe Sanmartino, il monumento di mons. Vincenzo Sarnelli opera di Francesco Jerace e la statua di San Michele della bottega dei Malvito. Due opere testimoniano nel tempo la continuità della fede: il sarcofago paleocristiano con le raffigurazioni del Buon Pastore e le porte in bronzo (1983), del fiorentino Antonio Berti che contengono i motivi essenziali della vita della comunità.
Il 18 dicembre 2019 è stato inaugurato il Presepe Stabile Stabiano: la collezione iniziata dal Venerabile Francesco Petagna è composto da circa 80 pastori (a grandezza naturale), realizzati tra il XVII secolo e il 1910.
Generico agosto 2020

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