Sorrento, le leggende d’amore e “Torna a Surriento”

A Sorrento degli innamorati e delle leggende, pure i fantasmi sono sospirosi. Quello di Ferrante d’Aragona, ad esempio, arriva ogni notte su un cavallo alato, atterra sui ruderi della villa di Pollio Felice, al Capo, e abbraccia la figurina lucente di Bianca-Diana, ch’è sempre lì ad attenderlo in un soffio d’aria profumata. In questo lembo d’incanto, ruffiano di passioni, fatalmente nacquero e nascono canzoni. Ecco l’interessante articolo di Pietro Gargano per Il Mattino.
Sorrento è l’unico posto al mondo che abbia dedicato all’anniversario di una canzone, accadde per il secolo di «Torna a Surriento», onori simili a quelli riservati a un condottiero o a un poeta sommo. Quella canzone la ritrovi, inossidabile, nel legno tenero dei carillon per turisti; la ritrovi, la sera, sulle chitarre dei posteggiatori nei ristoranti.«Torna a Surriento» la scrissero due fratelli di complesso talento, i De Curtis. Giambattista fu soprattutto pittore ma verseggiava con gusto e conosceva i segreti del pentagramma. Era uno sciupafemmine e costrinse a un ventennio di fidanzamento la pur amata (e paziente) Carolina. Tutt’altro tipo Ernesto, pianista diplomato e compositore: scontroso, solitario, l’eterna sigaretta all’angolo mesto della bocca, il cappello storto. Giambattista era di casa nell’hotel del sindaco Guglielmo Tramontano, padre padrone della cittadina. Ne educava i nipoti e decorava le stanze incollando strisce di carta dipinte in stile liberty. Uno di quei parati d’arte lo creò ispirandosi agli «Spettri» di Ibsen; gli riuscì così angoscioso che quella stanza restò a lungo disabitata.La tradizione dice che «Torna a Surriento» fu scritta per la visita (1902) del primo ministro Zanardelli, onde convincerlo a concedere il mancante ufficio postale. Di fronte a questo luogo comune gli intellettuali del luogo s’indignano, chi sa perché. In parte hanno ragione, perché il brano nacque anni prima (1894), però è certo che fu rivisto in onore del potente visitatore. E alcune parole di quella versione – «sì a speranza e sta città… pecché tu dicisse a lloro na parola sulamente… ma nun ce lassà… fance sciala!« – lasciano intendere che un favore fu chiesto, la posta o chi sa che altro. Concludendo: nata canzone d’amore, «Torna a Surriento» diventò omaggio interessato e infine motivo d’amore tornò. Un bizzarro destino la portò a essere intonata in Cina, inno delle guardie rosse della moglie di Mao, dopo aver fatto il giro del mondo con Elvis Presley sotto forma di «Surrender».Un altro albergo, l’Excelsior Vittoria, trattiene invece l’eco del canto del più grande tenore del mondo. Enrico Caruso visse nella suite al quarto piano gli ultimi giorni felici della sua breve vita, conclusasi in un altro hotel, il Vesuvio di Napoli, nell’agosto del 1921. Nel buon odore di aranci e mandarini Caruso s’illuse di essere guarito; passeggiò sull’orlo del mare seguendo le orme di Goethe e di Lord Byron che qui consumo una languida passione. S’innamorò pure, dice una favola dolce. S’innamorò di una procace sorrentina venuta a prendere lezioni da lui. È improbabile, giacché il tenore fu ben sorvegliato dalla giovane moglie americana Dorothy – cui si sarebbe dichiarato cantando proprio «Torna a Surriento» – ma le favole sono belle pure quando sono false. Molto tempo dopo, nel 1986, per una fortunata avaria della sua barca, Lucio Dalla passò alcune notti nella suite del Vittoria, amorevolmente conservata dai Fiorentino. Gli raccontarono la favola della bella sorrentina ed egli ne ricavò un melodramma di 5 minuti intitolato appunto «Caruso». A Sorrento melodica di luce le canzoni non finiscono mai.Fatevele scivolare nella testa passeggiando nelle strade di Sorrento, magari lungo un itinerario di mistero. In piazza Vittoria pensate che in un’apertura nel costone di un altro albergo, il Bellevue Syrene, forse si nasconde l’amorino di marmo donato da Virgilio poeta-mago alla Venere lì adorata. Entrando nella chiesa di Sant’Antonino patrono toglietevi il capello, se l’avete, per devozione e rispetto alla storia: qui un vescovo si levò la mitria costringendo i patrizi riottosi a imitarlo. All’uscita non mancate di dare un’occhiata alle costole del drago nell’atrio, in realtà appartenute a una balena. Se venite a Pasqua, godrete della processione bianca, di quella nera e di pietanze saporite in modo particolare. Se venite ad agosto, non mancate d’imparare la preghiera dell’Affidamento dei marittimi alla Madonna del Soccorso, recitata durante la processione a mare. Grazie anche alla fede il mare continua a donare i pesci prelibati che assaggerete a tavola tra un sorso di vino e l’altro, prima del finale limoncello.

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