Sorrento. Gian Piero Gasperini, il terrone e la bestemmia: Viva l’Italia!

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Sorrento. Appena ieri il coronavirus ci faceva sentire fratelli e “l’altro ieri”, l’11 luglio 1982, ci sentivamo accomunati da un master symbol, una coppa alzata al cielo, che per quanto futile ci fece sentire tutti uniti, il calcio ci rese “popolo”. Uso questo incipit per dire quanto è vergognoso che un dirigente di una squadra di serie A, si rivolga a un tifoso del Napoli apostrofandolo come “Terrone del cazzo”, concludendo con un intercalare tipico nordico: «Dio c…e!», da teologo so che per analogia a Dio sono state attribuite tutte le qualità umane ma che abbia mai abbaiato mi risulta nuovo! Atteggiamenti del genere fomentano la violenza tra tifosi di squadre avversarie e sono un pessimo esempio. Farebbe bene a chiedere scusa. Ah, mi dicono che lo ha fatto: «Lo abbiamo già invitato a Zingonia. Non mi sento coinvolto, non è un problema mio e nemmeno dell’Atalanta. La mia storia parla per me». Quale, quella di calciatore, marito, padre, allenatore? Egregio sig. Gasperini, lei davvero crede che la signora Cristina, i suoi Davide e Andrea, siano stati orgogliosi di lei? Lei il 10 settembre 2019 ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Bergamo, città di Torquato Tasso ( il Caffè del Tasso ha vinto un riconoscimento per la miglior preparazione di polenta), crede che i bergamaschi siano fieri di averla sentita offendere e usare impropriamente il nome di Dio? Il grande vate che ci accomuna, le direbbe che “terrone” è termine dalle mille sfaccettature, anche se prevale pensare che «la voce nasce appunto nei grandi centri urbani dell’Italia settentrionale con valore di “contadino” (come villano, burino e cafone) e usata, in senso spregiativo o scherzoso, per indicare gli abitanti del Meridione». Le faccio notare che la parola è composta da “terra”, humus dal quale tutti deriviamo (di certo anche lei è più terrone di quanto non creda) e al quale tutti ritorneremo! Ma per rirendere il titolo e stringerle simbolicamente la mano, la esorto a ricordare quell’11 luglio 1982, quando, con la voce rotta dall’emozione il grande Nando Martellini annunciò: «Palla al centro per Müller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, è finito! Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!». Lo so, subito si è ricordato della formazione che sappiamo a memoria, come le tabelline di una volta: Zoff, Gentile, Cabrini, Bergomi, Collovati, Scirea, Oriali, Tardelli, Conti, Graziani, Rossi. Ma credo sia giusto onorarli chiamandoli tutti in modo completo: Dino Zoff, Giuseppe Bergomi, Claudio Gentile, Gaetano Scirea, Fulvio Collovati, Antonio Cabrini, Bruno Conti, Marco Tardelli, Gabriele Oriali, Paolo Rossi, Francesco Graziani (Alessandro Altobelli). Chi c’era, ricorderà che la nazionale partì tra mille polemiche: la non convocazione di Roberto Pruzzo e di Evaristo Beccalossi ad esempio. Le prime partite non furono esaltanti, a seguito di ciò la stampa si fece “feroce” tanto che il mitico Enzo Bearzot adottò il silenzio stampa. Ma la squadra seppe reagire e in un crescendo strepitoso batté prima l’Argentina, campione del mondo in carica, e poi il mitico Brasile con una formazione che faceva venire i brividi! La finale, disputata allo stadio Santiago Bernabéu di Madrid, non inizia nel migliore dei modi per l’Italia che al 7’ vede l’uscita forzata dal campo di Graziani per un infortunio alla spalla. Al suo posto subentra Altobelli il quale tenta, pochi minuti dopo, di servire in area Conti il quale però viene atterrato dal difensore tedesco Briegel: per l’arbitro Arnaldo Coelho (cognome che “sa” di poesia…), è calcio di rigore. Sul dischetto si presenta il difensore Cabrini che sbaglia calciando il pallone fuori, alla sinistra del portiere Schumacher. Gli uomini di Bearzot non si perdono d’animo e nel secondo tempo trovano il gol del vantaggio con Rossi, su assist di Gentile, grazie a una punizione battuta in fretta a centrocampo. Poco dopo un contropiede di Scirea viene concretizzato da Tardelli il quale esulta con il suo famoso urlo correndo verso la metà campo, agitando i pugni contro il petto, con le lacrime e con il grido a ripetizione «gol!». A pochi minuti dallo scadere Altobelli realizza il terzo gol per gli Azzurri a seguito di un contropiede orchestrato da Conti. Da qui al fischio finale la Germania Ovest riesce solo a segnare il gol della bandiera con Breitner che fissa il punteggio sul 3-1, risultato che permette all’Italia di vincere il suo terzo titolo mondiale dopo 44 anni dal precedente. Il capitano azzurro Zoff alza la coppa e diventa, a 40 anni e 133 giorni, il più anziano vincitore di un mondiale. Sarà che avevo 27 anni, ero padre da poco della splendida Evelyn che mi ha reso nonno, sarà che era un’altra Italia, sarà che avevamo in tribuna il mitico Presidente Sandro Pertini, ma in ogni caso quella fu una delle giornate che più hanno segnato la mia vita! E poi diciamolo, dei mondiali vinti quello fu sicuramente il più emozionate! Con questi sentimenti la saluto gridando ancora: Viva l’Italia!
Aniello Clemente

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