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Ricordando Donna Giulia Maria Crespi e la Baia in fondo al sentiero

La fondatrice e Presidente onorario del Fai, Giulia Maria Crespi è morta, aveva 97 anni. Era la decana degli ambientalisti italiani, grazie al suo mecenatismo e al suo impegno civile: ville, castelli, boschi e luoghi ameni come la Baia di Ieranto in Penisola sorrentina sono stati e sono ancora oggi, grazie all’impegno dei responsabili del FAI, curati e valorizzati in modo egregio. Grazie al sostegno del Fondo Ambiente Italiano molto del patrimonio architettonico e naturalistico di questo Paese è stato sottratto allo scempio del tempo e a quello di chi o non se ne cura per niente o ne fa un business per pochi eletti. Giulia Maria Crespi discendeva da una nobile famiglia d’industriali cotonieri lombardi, che per molti anni fu proprietaria anche del Corriere della Sera. La Crespi entrò nel consiglio di amministrazione del giornale di via Solferino nel 1962, e guidò il quotidiano con la tempra che l’ha sempre contraddistinta senza sottrarsi a critiche e diatribe, celebri quelle con Spadolini e con Indro Montanelli che la definì “dispotica guatemalteca”. Nel 1973 cedette le sue quote ad Angelo Rizzoli. Nel 1975 fondò il FAI con un atto costitutivo firmato insieme a Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli. L’idea era venuta a Elena Croce, figlia di Benedetto Croce, prendendo spunto dall’esperinza che gli inglesi avevano maturato istituendo il National Trust for Places of Historic Interest or Natural Beauty britannico, fondato nel 1895. Ricordo un episodio molto commovente che racconta lo scrittore e saggista Antonino De Angelis in “Contatti” (Ediz. La Conchiglia, 2003). Quando Donna Giulia Maria Crespi venne a inaugurare la Baia di Ieranto, invitò due donne anch’esse straordinarie, Gemma e Filomena ad assistere all’evento, erano due delle cinque operaie ancora in vita, che il 15 luglio 1933 si resero protagoniste del primo “sciopero operaio femminile” in Italia, protestarono contro l’allora responsabile fascista della cava per il lavoro massacrante al quale le sottoponeva giorno e notte nella cava, potendo dormire su giacigli improvvisati solo due ore a notte. Gemma e Filomena, che pagarono con il licenziamento in tronco la loro ribellione, scrive De Angelis, furono sorprese e felici di verificare che settant’anni dopo, a “capo di Ieranto” c’era una donna “tosta”, che invitandole, riconosceva il loro valore, il loro coraggio e il loro sacrificio. Mi piace pensare che a Donna Giulia faccia piacere che a chiusa di questo mio breve e modesto articolo accomuni il suo nome a queste donne della resilienza perché questo Paese, spesso dalla memoria corta, ha bisogno di persone come la Signora Crespi, Elena Croce e: Filomena Gargiulo, Maria De Martino, Carmela Gargiulo, Giuseppina Tizzano e Gemma Baldisseri.
di Luigi De Rosa

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