Penisola Sorrentina. Scoperta alleanza tra pescatori di frodo: vongole illegali vendute come fresche

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Penisola Sorrentina. Scoperta alleanza tra pescatori di frodo: vongole illegali vendute come fresche. Con l’arrivo dell’estate, l’emergenza sanitaria in Penisola Sorrentina e nelle località turistiche è legata anche al cibo. Non a caso, durante l’ultima settimana, la Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia ha portato a termine un’operazione di controllo che ha riguardato ristoranti e pescherie a Sorrento e Massa Lubrense. L’attenzione è forte soprattutto sulla tracciabilità dei prodotti e sulla corrispondenza tra le voci del menu e i piatti serviti a tavola. Con una preoccupazione in particolare: il consumo di vongole del Sarno. Dopo le ultime analisi effettuate dall’Istituto Zooprofilattico per il Mezzogiorno, infatti, è emersa una contaminazione di natura batteriologica, chimica e tossicologica che ha spinto la Capitaneria di porto, guidata dal capitano di fregata Ivan Savarese, a segnalare il pericolo per la salute all’assessorato alla Sanità della Regione che valuterà se lanciare l’allarme a livello regionale e nazionale.

I SEQUESTRI Nel frattempo, i controlli hanno fatto emergere come tanti prodotti di provenienza sconosciuta arrivino fino alle nostre tavole e vengano serviti anche nei più importanti locali della Penisola Sorrentina. Come è stato scoperto nei giorni scorsi in un noto ristorante di piazza Sant’Antonino, nel cuore di Sorrento, e in un altro locale di Marina Piccola. A Sant’Agata, infine, in una pescheria tra i cinque quintali di prodotti non tracciati sequestrati sono spuntati dieci chili proprio di vongole pescate alla foce del Sarno. Nelle ultime settimane, nel corso delle indagini sul gruppo di «vongolari» specializzati anche nel recupero dei datteri di mare proibiti e da un paio d’anni inseriti nello smercio di vongole veraci altamente pericolose, è emerso che dopo i sequestri sono stati allacciati legami con un gruppo napoletano che pesca molluschi in un’altra zona vietata, per immetterli nel mercato legale. Alle vongole del Sarno, dunque, si stanno aggiungendo quelle del porto di Napoli, prelevate dai fondali inquinati in acque in cui vige il divieto assoluto di pesca. Inoltre, le nuove analisi effettuate sui molluschi bivalvi prelevati nello specchio d’acqua di Rovigliano hanno dato dei risultati terribili. I laboratori hanno riscontrato la presenza di batteri fecali (escherichia coli) che superano la soglia dei 13 milioni, tracce di epatite e salmonella, ma anche fitofarmaci, metalli pesanti, idrocarburi, diossina, mercurio, piombo e altre sostanze ritenute cancerogene. Chi consuma quelle vongole, in pratica, mangia un vero e proprio cocktail di veleni. Per questo motivo, i controlli sono stati estesi anche al Vesuviano, dove i droni e le telecamere a infrarossi utilizzati dagli investigatori hanno seguito i pescatori di frodo nelle consegne. Sequestri di queste vongole veraci sono stati effettuati nelle pescherie di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano e Boscoreale, dove stanno arrivando anche i prodotti illegali del porto di Napoli. Intanto, i controlli proseguono anche in mare, dove la Guardia Costiera negli ultimi giorni ha registrato la morte di tre delfini a Positano, Cetara e Massa Lubrense, nelle acque dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, partner del progetto europeo Life Delfi, coordinato da CNR-Irbim e Legambiente.

Fonte Il Mattino 

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