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Lavori in piazza della Vittoria. Torna l’archeologia di emergenza urbana a Sorrento foto

In piazza della Vittoria a Sorrento si stanno eseguendo in questi giorni lavori di scavo, non sappiamo da chi e per cosa , non vi è alcun cartello indicante. Ci siamo accorti che la parte scavata è coperta con cura con un telo impermeabile, e sapendo quindi che quello è il luogo della Villa Imperiale di Agrippa Postumo , deduciamo che forse è stato trovato qualcosa.

Generico luglio 2020

Ricordiamo, riportando dai volumi di Mario Russo, quali importanti reperti furono trovati in questo posto. Quali cultori della materia e amanti del nostro territorio vorremmo conoscere di più, ma sappiamo già, come per altre occasioni, che le ricerche e i reperti finiranno nella soffitta del Museo territoriale George Vallet e passeranno anni prima di divulgare.

 

Armando Cristilli

Replica di «Kindertypus Napoli» (figg. 18-24).
55 Si tratta di un torso di bambino stante sulla gamba destra e con la sinistra
appena avanzata e scartata leggermente all’esterno; il braccio destro è piegato sul
pettorale relativo, mentre l’altro è abbassato a squadro; le spalle non si allineano sul
medesimo piano, essendo quella destra inclinata diagonalmente verso l’alto.
La figura indossa una pesante tunica a maniche corte, senza cuciture e allungata
fin poco sopra le ginocchia, laddove posteriormente doveva raggiungere la parte
inferiore dei bicipiti femorali. L’ampio scollo della vestina è scivolato vistosamen-te verso sinistra a causa della forte inclinazione della spalla relativa, cosicché forza
il deltoide e il pettorale dello stesso lato a restare scoperti. Con la perduta mano
sinistra, inoltre, il bambino trattiene il lembo inferiore della vestina, mentre quello
superiore è fermato in un grosso viluppo sotto l’ascella corrispondente: in questo
modo si viene a creare un ampio sinus, dove sono raccolti alcuni frutti autunnali
(fig. 22) resi schematicamente (vi si riconoscono una pera, una grossa noce, un
56 melograno) . Il gesto così ricostruito origina un insieme di pieghe dall’animato
effetto coloristico, specie nella parte inferiore della tunica, oltre a scoprire il
quadricipite sinistro, ben descritto e dalla superficie marmorea ancora integra.
Sotto la pesante stoffa dell’abito, poi, si intuiscono le masse infantili del pettorale
destro e il rigonfiamento del ventre. Il fianco sinistro della tunica è contrassegnato
da un insieme assai movimentato di profonde pieghe, che dovevano contribuire al
generale gioco di luci e ombre (benché oggi non apprezzabile in pieno) derivato dal
contrasto con le parti nude del bimbo; invece, più lineare appare il lato destro, dove
la stoffa scende assai morbida a formare tre ampie pieghe oblique. Dall’orlo
inferiore, poi, sono visibili le cosce, rese da masse dense e compatte per descriverne

la giovanissima età, ma con un rilievo dettagliato
riservato quasi unicamente alle ginocchia: di esse
quello destro reca ancora la traccia del ponticello
di collegamento con il lembo anteriore della
tunichetta, dallo spessore assai sottile.
Nella visione posteriore il rilievo si appiattisce
notevolmente, per quanto il disegno delle increspature
resti organico. Tuttavia, va notato che la
veste aderisce con un certo plasticismo solo ai
glutei e al quadricipite destro, esprimendo appieno
lo sforzo di sostegno del peso del corpo.
Lo stato di conservazione non autorizza a
rilevare esclusivi particolari tecnici della scultura
o determinarne il livello qualitativo e artistico.
Eppure, come sembrano dimostrare una certa
modulazione delle superfici, percepibile ancora in
alcuni punti (per esempio, nella gamba sinistra), e
il generale sviluppo volumetrico, a dispetto delle forme appesantite e della
realizzazione alquanto meccanica, il frammento rivendica un’indiscussa autonomia
artistica. Dal punto di vista dell’esecuzione, è importante osservare come la
superficie dell’incavo per l’alloggiamento della testa e della spalla sinistra
(lavorate a piecing) sia stata preparata con una serie di fitte picchiettature profonde,
funzionale a una perfetta aderenza della parte di completamento della scultura
Fig. 22. Sorrento, Museo Correale di Terranova, inv. 32.
Torso di Kindertypus Napoli. Particolare (foto dell’autore).
Fig. 23. Sorrento, Museo Correale di
Terranova, inv. 32. Torso di Kindertypus
Napoli. Particolare dello sbuffo (foto
dell’autore).
Fig. 24. Sorrento, Museo Correale di
Terranova, inv. 32. Torso di Kindertypus
Napoli. Particolare delle pieghe della
tunica (foto dell’autore).
SCULTURE IN MARMO DALLA «C.D. VILLA DI AGRIPPA POSTUMO» A SORRENTO
57 con l’ausilio di collanti . Un’altra particolarità da registrare, infine, sono le pieghe
distinte con nette scalpellature terminanti a V, particolare che ritorna con uguale
caratteristica sia nelle pieghe del sinus sia in quelle del resto della veste, come
anche nel Bausch sotto l’ascella sinistra, tanto da porre almeno in essere la
possibilità che possa trattarsi di un elemento-firma della bottega di produzione
(figg. 23-24).
È facile riconoscere in questa scultura una replica del «Kindertypus Napoli»,
una tipologia statuaria assai fortunata a Roma a partire dall’età augustea e fino
58 all’avanzato III sec. d.C. come decorazione di contesti tanto privati quanto
59 pubblici e derivata da un originale greco di III sec. a.C. , forse una rielaborazione
60 61 di effigi di Horus-Harpokrates o di Hermes infante , finendo per rappresentare
nel mondo romano generici genietti di stagioni. Di recente è stato evidenziato un
suo utilizzo anche nella decorazione dei pulpita dei teatri, come quelli pubblici di
62 Trieste e Verona o come l’Odeion privato della Villa Pausilypon a Napoli . Il
sistema delle pieghe, la ponderazione e l’impostazione complessiva pongono la
versione Sorrento accanto a tutte le altre copie del tipo, nella sua variante con fiori e
frutti trattenuti nell’ampio rimbocco della tunica, così come la statuetta del Museo
63 64 Chiaramonti o quella di Tripoli . Ma, nell’ampio panorama di queste statuine,
tutte accomunate dalle piccole dimensioni (siamo intorno al metro di altezza), la
replica sorrentina, non solo arricchisce la lista degli esemplari noti, ma, al tempo
stesso, mostra uno sviluppo molto più autonomo dello schema di base: se, infatti,
molti caratteri peculiari del tipo restano inalterati, come la posizione delle braccia,
l’atteggiamento del corpo, il drappeggio della tunica e la grinza che delimita la
parte superiore destra del ventre, per il resto lo scalpellino ha provveduto in modo
originale a sopprimerne altri, vale a dire il sistema di increspature diagonali sul
petto (tra la spalla destra e il fianco sinistro), mentre ha realizzato un nuovo impianto di pieghe relative al sinus e allo sbuffo sotto l’ascella sinistra,
65 66 quest’ultimo condiviso anche dalle repliche Albani e Monaco .
La copia Sorrento è opera di apprezzabile fattura, dotata di una certa organicità
dal punto di vista compositivo, con una resa morbida delle superfici, che esalta tutta
la vivace freschezza del fanciullo. La figurina è ben individuata plasticamente, con
un uso forte del trapano e dello scalpello solo nel solco tra le cosce, nelle pieghe
interne del lato sinistro della tunica e nell’impianto di increspature del sinus, così da
infonderle un riuscito effetto pittorico, senza indugiare sul contrasto tra piani lisci e
rilevati, ma giocando con i volumi della composizione. Coerentemente con l’età
del personaggio, i muscoli si avvalgono di un modellato delicato, capace di rendere
le forme paffute di un bambino, come stanno chiaramente a indicare il trattamento
delle parti nude (l’unica scalpellatura è data nella piega tra braccio e avambraccio
sinistro) e della curva del ventre intuito sotto lo spessore della stoffa. Tuttavia, pur
trovandoci in presenza di un pezzo garbato, alcuni particolari appaiono risolti in
modo troppo rapido, come il bordo della veste ricadente sull’orlo della manica
sinistra, che, al contrario, si segnala come tratto di raffinata esecuzione in gran parte
67 delle versioni conosciute, a partire da quella eponima . La stessa resa dei frutti nel
68 rimbocco della veste, che rimandano all’autunno , sono caratterizzati da un rilievo
corsivo, in cui le forme vegetali si intuiscono a stento.
Il frammento è attribuibile a una officina che realizza prodotti artisticamente
riusciti, in virtù di un discreto senso artistico e di una sensibilità attenta alla
delicatezza delle superfici e alla visione d’insieme, non senza essere scevra dalle
influenze dello Zeitstil imperante. Gli espedienti tecnico-stilistici adottati candidano
la scultura sorrentina alla metà del II sec. d.C. come orizzonte cronologico:
infatti, se già i passaggi per piani serrati e le solide forme del corpo ricordano coeve
esperienze artistiche, è, in particolare, il rendimento morbido e coloristico delle
superfici, con la presenza delle profonde scalpellature delle pieghe, che trova
agevoli confronti in opere riconducibili espressamente all’età degli Antonini.
Concludendo, più che ragionevole sembra la proposta del secondo o terzo quarto
del II sec. d.C. come data per la realizzazione della nostra scultura.
65 Roma, Villa Albani, inv. 611; marmo bianco microcristallino; h 85,5cm (con il plinto); età
claudia-protoflavia. Da ultimo, U. Mandel in P. C. Bol (ed.), Forschungen zur Villa Albani, Katalog der
antiken Bildwerke, IV, Berlin 1994, pp. 93-96, K. 419 (con bibliografia).
66 Monaco, Antiquarium des Residenz, inv. P. I 302 ; marmo bianco microcristallino; seconda metà
II sec. d.C. – inizi III sec. d.C. E. Weski, H. Frosien-Leinz, Das Antiquarium der Münchner Residenz,
Katalog der Skulpturen, Münich 1987, n° 174, fig. 51.
67 Cristilli 2003, pp. 16-19; Cristilli 2007, p. 198, nt. 36.
68 Di diverso avviso è Perrella 2009, p. 72.

Bocca di fontana (figg. 25-28).
Su una frammentaria base rocciosa una figura virile di età matura è accovacciata
69 sulla gamba destra . Il personaggio è nudo, a eccezione di una leonté annodata
sotto al collo a coprire il dorso e parzialmente le spalle; il braccio sinistro era
sollevato e reggeva un otre sulle spalle, quello destro era tenuto lungo il fianco
relativo con la mano poggiata a terra; le gambe sono entrambe piegate, ma di esse
quella destra è genuflessa e sostiene tutto il peso del corpo, mentre la sinistra risulta
più avanzata e fa leva sul piede poggiato a terra del tutto.
La testa, completamente calva e levata verso l’alto, è barbata, è volta verso il suo
lato destro e ha le tempie molto depresse. Il viso, dalla fronte alta e solcata da una
profonda ruga incisa, è tondo, mentre le prominenti arcate sopracciliari sono
aggrottate al centro a sottolineare un’espressione a un tempo adirata e meditabon

55 Sorrento, Museo Correale di Terranova, inv. 32; marmo bianco microcristallino con venature
grigiastre; h 51cm; rinvenuto ante 1946 a Sorrento (Piazza della Vittoria). Mingazzini – Pfister 1946, p.
18, n°20, tav. 31.98; Russo 1999, fig. 27b (solo foto); Perrella 2009, pp. 72-73. Mancano: testa e spalla
sinistra (lavorate a parte in un unico blocco); mani e polsi; gambe dalle ginocchia; orlo posteriore della
veste. Numerose abrasioni, fratture e macchie di ossidazione interessano diffusamente il manufatto. Si
conservano tracce di dipintura in rosso all’altezza del pettorale sinistro.

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