Fondazione Ravello egemonia della Regione Campania e della politica, snaturata rispetto all’autonomia del passato

Ravello ( Salerno ). Questa è la riflessione di chi ha fatto 35 anni di giornalismo sul territorio, passando dalle testate nazionali più prestigione, come Il Mattino, Corriere, La Stampa, L’Espresso, a quelle locali, fra le quali non posso dimenticare E’ Costiera, mensile che si occupava della Costiera amalfitana, ma anche esperienze ad Amalfi e alla stessa Ravello, di cui parliamo tutti i giorni online su Positanonews da 15 anni, e dove ho diretto , primo giornalista del territorio ( prima di noi c’era il bravo collega Popoli di Napoli ) “Ravellotime”, magazine bilingue, italiano e inglese,  regolarmente registrato, creato da una dinamica e straordinaria Azienda di Soggiorno e Turismo, con la quale la Fondazione collaborò, ed ho fatto anche per due anni da ufficio stampa per il Ravello Festival con la cooperativa editoriale del territorio, composta da valenti giornalisti come Maria Rosaria Sannino, Mario Amodio, Gaetano De Stefano. Era l’epoca di Domenico De Masi , il sociologo che ha casa anche in quel di Ravello, come Presidente. All’epoca si faceva un lavoro di comunicazione enorme, i privati rappresentavano la maggior parte del budget della Fondazione, dietro un grosso lavoro di relazioni, e si faceva attenzione al minimo particolare. Ricordiamo anche una scuola di formazione per far crescere professionisti del mondo della cultura e dello spettacolo, organizzatori di eventi, di comunicazione. Insomma la politica non era la sola a condurre il gioco. Ora la situazione nella cittadina della Costa d’ Amalfi è cambiata, c’è stato anche un momento negativo, con il Comune che veniva messo ai margini rispetto al territorio dove si svolgevano gli eventi, ma è chiaro che, a prescindere dal risultato, non rimane ancora ben definito il futuro del progetto Ravello, che dovrebbe vedere messi a regime Villa Rufolo, Auditorium Oscar Niemeyer e Palazzo Episcopio, non è ancora chiaro se la Fondazione diventi solo strumento per gestire risorse pubbliche evitando le procedure concorsuali, come avviene in vari altri comuni, se non è altro rispetto al progetto originario. La Fondazione era una struttura autonoma che rispondeva solo alla qualità dell’offerta turistica e niente altro. Ora , nel corso degli anni, non solo negli ultimi anni per essere chiaro, comincia a sembrare qualcosa di diverso rispetto a prima , quando faceva parlare di se da testate e televisioni nazionali, ci si inventava sempre qualcosa, briefing la mattina, rassegna stampa, coprire chi non aveva comunicato, rilanciare,  organizzare, coinvolgere, parliamo non per partito preso, o perchè qualcuno ci suggerisce o ci induce, molti dimenticano che dopo 35 anni di esperienza e conoscenza del territorio ne abbiamo.. Ravello, durante la nostra direzione biennale del Ravellotime, probabilmente uno dei migliori prodotti turistici del Sud Italia, la abbiamo conosciuta anche passo , passo, da San Cosma a Lacco , da Torello fino a Minori, tante bellezze, tante cose che potrebbero essere valorizzate, comunicate, aperte, come le chiese, per esempio, Ravello ne ha di bellissime, ma tante purtroppo chiuse, quando la cosa diventa di carattere privato ci si deve dare da fare, come abbiamo fatto noi quando abbiamo lavorato a Ravello, altrimenti se si risponde solo alla politica non si deve far altro che dare prova di fedeltà, evidenziare quanto  è buono, bravo e bello tutto ed è fatto. Ha un senso tutto ciò oggi , così come è , rispetto al progetto originario? A cosa serve una Fondazione Ravello che, così come è , stando l’assenza di partecipazione economica dei privati,  e un progetto di vero coinvolgimento di base che faccia crescere il territorio, diventa solo una cabina di regia della politica svincolata dalle norme delle evidenze pubbliche?

Michele Cinque

direttore di Positanonews

Ex direttore del Ravello Time

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