Bonus turismo non serve per il turismo in Campania, ecco il punto post covid

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Il giugno nero del turismo campano e il rebus del bonus vacanze. Sono questi i temi più caldi tra gli operatori del settore: nell’extralberghiero sono migliaia le aziende fallite e i posti di lavoro andati in fumo. Al di là delle varie e contrastanti tesi sulla turistificazione, erano «migliaia i giovani napoletani che avevano investito nelle strutture ricettive, anche affittando case spiega Agostino Ingenito, presidente di Abbac E che ora si ritrovano senza entrate». I dati sono impietosi. A Napoli, secondo i numeri Abbac, «Equitalia e il regolamento regionale tagliano fuori l’80% delle attività extralberghiere dalla possibilità di accettare i bonus vacanza. In Campania i b&b non possono avere una partita Iva, e chi non c’è l’ha non può riscuoterlo. Solo un 20% delle strutture potrebbe prenderlo, ma non lo farà».
EXTRALBERGHIERO
Il Covid ha cambiato la storia, e quindi l’economia. Il collasso del turismo global ne è uno degli effetti più lampanti. Airbnb contava «7100» annunci di location a Napoli prima del virus e circa «1500» strutture iscritte al registro comunale. «Lavoriamo a quasi 100 di richieste di sospensione della Scia prosegue Ingenito Abbiamo chiesto al Comune di destinare le strutture a locazioni transitorie, ma non abbiamo risposte. Il sindaco disse che avrebbe sospeso le imposte, ma non c’è nessuna esenzione. Il 55% delle strutture non ha avuto un ospite da maggio e il 40% di chi aveva una Scia non riaprirà: in molti casi si tratta di giovani che fino a qualche mese fa avevano in mano una start-up e ora non hanno nulla. Non c’è stata rinegoziazione dei contratti d’affitto da parte dei proprietari». Se si considera che per un b&b o una casa vacanze servono almeno 3 dipendenti (tra pulizie, check-in e gestione delle prenotazioni), sono circa 10mila i lavoratori rimasti con un pugno di mosche. Anche la situazione arrivi è «catastrofica – dice Ettore Cucari, presidente di Fiavet Campania Rispetto al giugno 2019 c’è un calo del 90% delle presenze e il bonus vacanza non piace. Qualche lavoratore dell’Alpitour si sta organizzando, ma urge liquidità per gestire un b&b, che deve sostenere spese immediate».
GLI ALBERGHI
«A giugno l’occupazione camere è stata del 10% rispetto all’85% del giugno 2019 spiega Antonio Izzo, presidente di Federalberghi Napoli Sono 105 gli alberghi aperti su 150. Un terzo ancora chiuso», tra cui il Vesuvio. Venendo al bonus vacanze, lo scetticismo è alto. Un imprenditore su 2 non lo preferisce: non è cash, e sorgono dubbi sulla capacità di riscuotere il credito di imposta. Scettici anche i vacanzieri, perché il bonus non è frazionabile in più viaggi. «La burrasca Covid-19 continua a flagellare il settore. Nel 2020 si registrerà la perdita di 295 milioni di presenze (-68,7% rispetto al 2018), con un calo di fatturato di quasi 16,3 miliardi (-69,0%)». Così Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, commenta i dati del monitoraggio di 2000 strutture.
E in città va peggio: «Un mese negativo racconta Salvatore Russo dell’Hotel Colombo Ho un 30% di occupazione di camere nei weekend, ma in settimana è vuoto al 90%. Dall’estero il 10% di arrivi, a stento. La gente ha bisogno di evadere dopo la quarantena, ma lo fa in spazi aperti, e non in una metropoli come Napoli in cui i mezzi pubblici non vanno. Sul bonus, pago le tasse in funzione del fatturato. Nella prima settima di luglio ho fatturato l’80% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Quindi pagherò l’80% circa in meno di tasse. A che serve?».
«Luglio dà segnali di risveglio – prosegue Izzo – Il bonus è una spinta più utile per famiglie che per imprese. Servono liquidità a fondo perduto, la proroga della cig fino a fine 2020 e una campagna di promozione del territorio, oggi insufficiente». «Il bonus è di 150 euro per una persona, 300 per 2 e 500 per 3 viaggiatori conclude Antonio Palmieri, direttore di Magris e Tiempo È una misura utile per strutture con al massimo 3 stelle. Speriamo che banche e aziende di consumo non rifiutino di accettare il credito di imposta come merce di scambio».

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