Piccole considerazioni sul caso Floyd

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La sera del 25 maggio George Floyd esce per comprare un pacchetto di sigarette. Si dirige nel solito negozio e paga, probabilmente, con monete false. La cassiera se ne accorge e chiama il 911. La polizia giunge sul posto e blocca l’uomo che si ribella quando le forze dell’ordine tentano di portarlo via; qualcuno accenna al fatto che ha bevuto. La situazione degenera improvvisamente, Floyd si trova a terra ammanettato, il poliziotto spinge il ginocchio sul petto per otto minuti, l’afroamericano inizia a supplicare, grida che non riesce a respirare: “please, please… I can’t breathe”. George muore. La vicenda è ripresa dai telefonini dei presenti e in poco tempo il video diventa di dominio pubblico. Scatta immediatamente la protesta, la gente si riversa per le strade, la frase “non riesco a respirare” diventa il nuovo slogan contro le forze dell’ordine. I manifestanti si dimenticano del lockdown e delle norme comportamentali da rispettare durante la pandemia. Le proteste sembrano non placarsi, sebbene il coprifuoco decretato in molte città, anzi cosa molto grave, sono degenerate in veri e propri saccheggi a danni dei negozi. La rabbia dietro i disordini esplosi ha radici antiche. Gli USA hanno il peccato originale di aver sfruttato in modo massiccio la schiavitù. Vi è una frustrazione profonda degli afroamericani per la loro condizione. Sono passati più di centocinquanta anni dall’abolizione della schiavitù ma nella gran parte dei casi il gap economico con i bianchi è enorme. Per quanto tempo andranno avanti le proteste, non lo sappiamo. Nel 1955 Rosa Park si rifiuta di lasciare il posto a sedere sul pullman per fare spazio ai bianchi. Viene arrestata. Scatta la protesta guidata da uno sconosciuto Martin Luther King e per 381 giorni si decide di boicottare i mezzi pubblici. Ben diversa, invece è la protesta odierna. Non c’è una guida spirituale, le rimostranze sono sfociate in disordini e saccheggi. Le dichiarazioni rilasciate del presidente non hanno aiutato a rasserenare gli animi. Manifestazioni anti-razziste si susseguono in tutto il pianeta. Il clima di tensione viene a sovrapporsi all’emergenza planetaria dovuta alla pandemia da Sars-Cov-2. Negli USA ci sono stati oltre centomila morti, milioni di disoccupati, aziende fallite e giovani senza una prospettiva. Queste concause hanno evidentemente alimentato la rabbia sociale che covava sotto le ceneri. La morte di Floyd è stata la scintilla che ha fatto esplodere l’incendio. L’Europa tutta, ad eccezione della Germania, ha subito anch’essa, a causa del coronavirus, una devastazione sociale in primis ed economica a seguire. Deve perciò guardare con molta attenzione ai fatti di Minneapolis e muoversi in tempo per ridurre le disuguaglianze sociali, altrimenti il divario tra ricchi e poveri sarà sempre maggiore.

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