Napoli, Salerno, Positano e quella “Scalinatella”: l’itinerario musicale della nostra terra

Un viaggio in 45 giri tra "Napule è", "Abbracciame" e "Scalinatella"

Napoli come un disco, raccontata attraverso la musica. È un piccolo gioco narrativo quello messo su dalla scrittrice Enza Alfano che, nei mesi della pandemia, ha curato il volume Napoli in 45 giri (L’Erudita edizioni, pagine 237, euro 20): un’antologia di racconti che può essere usata anche come guida musical-letteraria, dove canzoni e storie si mescolano per restituirci un ritratto originale e fuori dai cliché della città descritta da Boccaccio, Malaparte, Starnone e tantissimi altri. E cantata da tutti. Lo scrive Ida Palisi per Il Mattino in edicola oggi.

La raccolta è nata durante il lockdown: una Napoli affidata ai ricordi?«Come al solito l’immaginazione va a colmare il vuoto di esperienza, con più soddisfazione. Insieme con gli autori abbiamo tracciato un itinerario di luoghi più o meno noti, che acquistano una connotazione diversa perché attraversati ognuno da una canzone, che a volte interferisce con la vicenda, a volte fa solo da sfondo. Un analogo progetto è stato portato avanti a Roma e a Milano da altre squadre di scrittori, in un implicito richiamo al senso di collettività nei giorni della pandemia. Il libro ha voluto raccontare Napoli facendo a meno degli stereotipi: io dico che non è un luogo comune nel senso che è sì la città del sole e del mandolino come pure quella nera di Saviano, ma anche tanto altro. È una città metamorfica e originale, ed è così che con gli scrittori l’abbiamo attraversata».

Quale itinerario si può associare alla colonna sonora del libro?«Si comincia dal centro, la città antica, la città di giù. Si entra nelle sue viscere sulle note di canzoni antiche e moderne scritte per lei. ‘A città e Pulecenella, Tarantelluccia, Terra mia, Munastero e Santa Chiara, Era de maggio, Quanno nascette Ninno. Si sale poi sulla collina da dove la città bassa si fa guardare dall’alto sulle note di Cinematografo, Abbracciame, ‘A canzuncella, sulla Pedamentina con Scalinatella a guardare il Vesuvio e la costa con Cammina cammina»…La «Scalinatella» era a Positano e il brano di sant’Alfonso Maria de’ Liguori parlava della nascita di Gesù Bambino a Betlemme, ma l’idea è suggestiva. Ma che cosa c’entra «Napule è» di Pino Daniele con «Ask me» di Elvis Presley o «Stones» di Bruce Springsteen per girare Napoli?«C’entrano le une con le altre perché la musica è universale, proprio come Napoli che è una città fuori dagli schemi. Ho immaginato di essere dentro le cuffiette dei walkman di un tempo affidati a viaggiatori di ogni genere che arrivano qui e che se ne vanno ricordandosi non solo dei luoghi che hanno visitato ma anche della canzone che vi avevano associato. Il risultato è una Napoli nuova che emerge da quella antica e, come nelle canzoni, ci muoviamo sul confine tra la realtà e l’ispirazione delle emozioni».Napoli come una città polifonica, allora. «Sì, composta dalle voci che si raccolgono per strada e si mescolano a quelle delle canzoni, non solo a quelle scritte per la città che diventano meta-racconti, intrecciandosi alle storie inventate dagli scrittori, ma anche ad altre che non le appartengono direttamente, e rispecchiano magari l’umore del momento, in un collegamento proustiano di sensi, memoria e immaginazione. Anche i racconti hanno una diversa intonazione: i generi sono vari, e si passa dal racconto umoristico di Maurizio De Angelis al noir di Piera Carlomagno, fino a una visione molto ironica del musicologo Antonello Grande, solo per citarne alcuni».

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