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Maiori, la fine di un incubo. Assolti medico e notaio

Un incubo cominciato più di tre anni fa.

A finire nei guai era stato il medico Maurizio Coppola, residente nella cittadina costiera e dirigente dell’Asl Salerno. Con questi anche il notaio Emilia D’Antonio, 59enne di Angri, e i due collaboratori della professionista dell’Agro, il paganese 58enne F.R. e il 71enne angrese M.R., che, secondo l’accusa, l’avevano aiutato ad intestarsi due appartamenti del valore complessivo di 500mila euro.

E’ uscita oggi la sentenza a firma del giudice dr.ssa Giovanna Romaniello.

Il giudice, dr.ssa Giovanna Romaniello, all’udienza del 04/06/2020, nel procedimento penale n. 989/17 R.G. GIP, a carico di Coppola Maurizio, D’Antonio Emilia, Ferraioli Rosa e Mauri Raffaele, ha pronunciato mediante lettura del dispositivo la seguente 

SENTENZA

In nome del popolo italiano

Il Giudice

visti gli artt. 438 e segg. 530 c.p.p. assolve tutti gli imputati dei reati rispettivamente ascritti perchè il fatto non sussiste. Fissa il termine di giorni 90 per il deposito della motivazione.

Il medico, difeso dell’avv. penalista  del Foro di Salerno Lucio Basco,  era stato accusato di truffa ai danni di sua cugina per farsi intestare due case a Maiori.
I due immobili, uno in corso Reginna e l’altro nella parte alta del borgo, all’epoca furono sottoposti a sequestro, dai finanzieri di Salerno in esecuzione di un decreto di sequestro cautelativo, disposto dal Gip del Tribunale di Salerno.

Gravi le accuse sul medico,  denunciato e  accusato di circonvenzione di incapace e di appropriazione indebita.

Secondo la ricostruzione della Procura di Salerno, all’epoca, il medico si sarebbe impossessato dei due immobili approfittando, secondo l’accusa, dello stato di infermità psichica di Maria Riccio.

Il medico, assisteva da anni l’anziana zia che, non avendo figli, viveva da sola a Maiori e non aveva altri parenti in grado di accudirla in loco. Questo era già a conoscenza anche della nipote della Riccio, nonché cugina del medico per via di un legame di parentela acquisito per via di un altro ceppo familiare.

Proprio la donna, poi aveva denunciato tutto ed intentato la causa contro i professionisti.

Il notaio D’Antonio e dei suoi collaboratori, curarono la parte testamentaria e per questo erano stati indagati e accusati del delitto di falso in atto pubblico per avere rogato l’atto, nel 2015.

Tra pochi giorni verranno dissequestrati anche gli immobili.

La sentenza di oggi pone fine ad un’incresciosa vicenda, la fine di un incubo per i professionisti che, in questi anni, si erano visti accusati di tali reati, ascritti, come cita la sentenza, perché il fatto non sussiste.

 

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