Da Amalfi a Sorrento, Taormina e Imperia. La protesta degli “invisibili” e le loro storie

Sono un esercito indefinito. Il coronavirus ha aumentato le loro incertezze, la loro precarietà. Sono i lavoratori stagionali, con contratto e senza, del turismo ma non solo, inesistenti e poi resuscitati nei bonus del governo. Hanno protestato ad Amalfi, come a Sorrento, a Ischia, a Taormina, a Imperia, in Sardegna e a Roma, come Positanonews ha riportato in anteprima intervistando i protestanti e il Presidente ANLS Cafagna. È la voce dei senza voce che, con il settore turistico tra i più colpiti dalla crisi, non sanno se lavoreranno quest’estate. Ce ne parla Gigi Di Fiore per Il Mattino.

Aveva 27 anni Leonard Costantin, era romeno e faceva il cameriere. Lavoratore stagionale a Silvi Marina in provincia di Teramo. Sabato scorso, il padre lo ha trovato morto, con accanto un biglietto. «Perdonatemi» c’era scritto. Si è suicidato, perchè nell’albergo dove lavorava non gli hanno assicurato l’assunzione estiva. Anche il padre, che lavorava nello stesso albergo, aveva perso il lavoro. Non avevano potuto pagare l’affitto e si erano trasferiti in una casa disabitata. Storia limite di precarietà. Alessandro Balestra è dipendente stagionale del parco pugliese Carrisiland, vive in provincia di Brindisi. Con lui, sono quasi 25mila i lavoratori tra i parchi italiani di Gardaland, Leolandia, Mirabilandia, Carrisiland. «Sono uno delle migliaia di lavoratori invisibili, stagionale di un parco acquatico e tematico. Ho sempre lavorato da marzo e aprile fino a settembre con contributi regolari e contratto a tempo determinato. Ho chiesto il bonus di 600 euro, mi è stato respinto perchè non risultavo del settore turismo. Non so cosa farò» ha scritto al ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. La strada della lettera, per descrivere la sua condizione, l’ha scelta anche Giovanni Viterale, un giovane di Rofrano nel Cilento. Cameriere, 33 anni, non ha un contratto per quest’estate. Ancora incertezza. E ha scritto al premier Giuseppe Conte: «Sono un umile cameriere, la parte invisibile del settore turistico. Come me, tanti devono pagare mutui e affitti. Nell’incertezza sugli arrivi turistici, pochi di noi hanno avuto la conferma del contratto a tempo determinato».Camerieri, bagnini, receptionist, facchini, addetti alle pulizie, guide turistiche, autisti, operatori degli aeroporti, commesse sono l’esercito degli stagionali. Contratti a tempo, in genere nella stagione estiva, riassunzioni quasi automatiche ogni anno. Ma non questa volta.I

Il governo aveva previsto 600 euro per 280mila lavoratori stagionali nel decreto Cura Italia. L’Inps ha bloccato chi non risultava nel settore turismo. E poi, chi non aveva sul contratto la famosa «S» che sta per stagionale. I bonus non sono arrivati a tutti. Ha spiegato Ferdinando Caredda, responsabile campano dell’Anls (Associazione nazionale lavoratori stagionali): «Nel turismo lavorano circa 3 milioni di persone, in un settore che rappresentava il 13 per cento del pil nazionale, il 70 per cento in Campania. I contratti durano al massimo 6 mesi, ma non si sa se molte aziende riapriranno. Per noi, sono stagionali anche le commesse che lavorano in un negozio di località balneare che apre in estate. Prima della riforma del 2015, gli stagionali che lavoravano almeno 52 settimane nell’arco di due anni, ricevevano un reddito tutto l’anno. La riforma lo ha ridotto alla metà del tempo in cui si è lavorato. Il coronavirus ha aggravato questa situazione».Secondo le stime Inps, 180mila stagionali del turismo hanno ricevuto il sussidio previsto dal governo. I numeri ufficiali parlano di 530mila lavoratori stagionali. In gran parte nel settore turismo. In aggiunta ai 600 euro di bonus del governo, la Regione Campania ha previsto per loro 300 euro. E ha annunciato il presidente Vincenzo De Luca: «Con valuta 29 maggio, per 19.596 lavoratori stagionali residenti in Campania c’è il sussidio regionale».

Non solo turismo. Sono stagionali anche i 300 lavoratori a tempo determinato, che lavorano con la Gesac a Capodichino e hanno spiegato: «Da decenni lavoriamo per gli aeroporti italiani 6-7 mesi all’anno, precari senza diritto alla cassa integrazione assicurata ai dipendenti Gesac a tempo indeterminato, che avranno precedenza. Gli stagionali non operano solo negli alberghi e nei ristoranti, ma anche nei trasporti, nei servizi, nel commercio».

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