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Cetara, colatura d’alici e DOP: richiesta pubblicata in Gazzetta Ufficiale

Ormai sembra fatta: «Dal 22 giugno 2020 siamo sulla GUCE (Official Journal of the European Union – C 208/10). Sono cominciati i fatidici tre mesi istituzionali nel corso dei quali ci può essere una richiesta di approfondimento da parte di soggetti imprenditoriali europei» spiega la presidente dell’Associazione per la valorizzazione della Colatura di Alici di Cetara Lucia Di Mauro. Ecco gli aggiornamenti di Luciano Pignataro per Il Mattino.

Una pubblicazione che di fatto mette la parola fine al percorso italiano e lascia aperti eventuali chiarimenti solo a imprese con sede fuori Italia fino alla fatidica data di fine settembre allorché calerà definitivamente il sipario sulla burocrazia e si potrà cominciare la fase più interessante: quella della produzione. Nove mesi minimo di maturazione delle alici nei terzigni e botti di legno, che significa l’arrivo sugli scaffali della Colatura di Alici di Cetara Dop nel 2021. Si tratta di un risultato memorabile: con il passaparola e l’attività dei ristoranti di Cetara negli ultimi 25 anni la Colatura di alici da prodotto di cui quasi ci si vergognava è diventato identitario del piccolo borgo della Costiera Amalfitana, un successo in crescendo che già adesso regala una buona remunerazione a chi la produce. Ma, come tutti i prodotti di successo, è stata subito imitata, dalla Calabria alla Sicilia, e, come spesso succede al Sud, si rischiava di non avere alcuna tutela a livello nazionale e internazionale come è avvenuto per tante altre cose.Per fortuna il processo iniziato con la nascita delle associazioni ha ormai trovato compimento. Il tragitto burocratico italiano, quello più complicato, è stato percorso.

«Da ottobre -spiega il professore Vincenzo Peretti- si parte con la realizzazione del piano di controllo redatto dall’Ente di Certificazione indicato dall’Associazione per la valorizzazione della Colatura di Alici di Cetara che nel caso specifico è l’Agroqualità, a cui farà seguito l’approvazione ministeriale. Finita questa fase le aziende del territorio salernitano, che ne faranno richiesta, si iscriveranno al sistema di certificazione e potranno finalmente partire, seguendo severamente le indicazioni contenute nel disciplinare di produzione, con la produzione delle prime confezioni Dop».Non sono mancate le polemiche, i soliti veti incrociati che sono il male oscuro dell’Italia, ma per fortuna tutto è stato superato con intelligenza commerciale e culturale.

La presidente Lucia Di Mauro è più che soddisfatta: «Quando si passa ai ringraziamenti si rischia sempre di dimenticare qualcuno, questa volta è il caso di partire dai pescatori, importante categoria per l’approvvigionamento delle alici pescate esclusivamente nel mare antistante la provincia di Salerno, alle quattro aziende produttrici Iasa, Nettuno, Delfino e Armatore che avranno l’onore di produrre le prime confezioni Dop per finire ai ristoratori di Cetara: Al Convento, La Cianciola e San Pietro».Non di poca importanza è il fatto che la Campania sarà la prima regione italiana a potersi fregiare di una Dop che tutela un prodotto trasformato di mare. Un grande successo insomma, che segna anche il successo di un paesino che, a differenza di tanti altri, ha puntato sulla qualità e sulla tradizione imponendosi come un vero e proprio distretto gastronomico. Un esempio da seguire e, in questo caso si, da imitare.

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