Economia: cos’è l’inflazione

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Col tempo abbiamo imparato a conoscere alcuni settori particolari, come ad esempio quello dell’economia. Ovviamente in maniera marginale, visto che la maggior parte delle informazioni ci sono arrivate attraverso le notizie dei telegiornali e affini. Tra gli argomenti più trattati c’è quello dell’inflazione. Tutti ne abbiamo sentito parlare almeno una volta in Tv, in radio, oppure abbiamo letto una notizia riguardante questo fenomeno.

La situazione in Italia
In Italia, ad esempio, l’inflazione rilevata ad aprile 2020 (dati preliminari) ha sorpreso le attese. Su base mensile, il dato ha messo a segno uno 0,1%, in linea con il mese precedente e in confronto a previsioni a -0,3%.

L’inflazione italiana su base annua ha fatto osservare uno 0,0%, facendo i conti con la rilevazione precedente pari a +0,1% e con stime a -0,2%. Infine, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo mensile ha sorpreso con uno 0,5%, in confronto a previsioni a 0,1% e al precedente 2,2%. A livello annuale, l’indice armonizzato ha messo a segno uno 0,1% come nella precedente rilevazione, e confrontandosi con la stima a -0,3%.

Cos’è l’inflazione?
Essa rappresenta l’aumento generale e continuo del livello dei prezzi di beni e servizi su un determinato orizzonte temporale, solitamente un anno. Ciò significa che per essere considerata tale, l’aumento deve verificarsi nella maggior parte dei settori dell’economia.

L’inflazione, dunque, come conferma il sito specializzato Face The Jungle, indica una diminuzione nel potere d’acquisto della moneta di un paese ed è espressa sotto forma di percentuale. Molti pensano che l’inflazione sia solo negativa, mentre, in realtà, alcuni economisti sostengono che un’inflazione controllata possa essere anche positiva, soprattutto nei periodi di stagnazione economica.

Un semplice esempio può rendere più chiaro il fenomeno: supponiamo di aver dimenticato nel 2000 10€ nella tasca di un vecchio cappotto. Il costo del pane era di 2€ al chilo, perciò avrei potuto comprare circa 5 chili di pane. Oggi, il costo del pane è di circa 3.5€ al chilo. Se trovassimo i 10€ potremmo comprare circa 3 chili di pane. Perciò, anche se i 10€ sono rimasti uguali in valore, hanno perso potere di acquisto. Ciò dimostra come il denaro perde di valore nel tempo quando i prezzi aumentano.
La parola “inflazione” ha un’accezione negativa e viene spesso collegata a delle conseguenze negative.
In realtà se il mercato e i soggetti economici riescono a prevedere questo cambiamento possono effettuare degli aggiustamenti per proteggersi da questo fenomeno.
L’inflazione inaspettata e quindi non anticipata è quella che danneggia maggiormente poichè interviene su delle relazioni in corso modificandone le condizioni.

La situazione nel mondo
Nel mondo la situazione è in continua evoluzione. L’inflazione in Giappone segna una flessione per la prima volta in oltre 3 anni su base mensile, a causa del declino del prezzo del petrolio e della quasi assenza della domanda nel settore dei viaggi, per via dell’emergenza coronavirus.

In base ai dati del ministero degli Affari interni, in aprile l’indice dei prezzi al consumo è sceso dello 0,2% dopo un più 0,4% del mese precedente, allontanandosi ulteriormente dall’obiettivo del 2% della Banca del Giappone, considerato ‘salutare’ ma sempre più remoto.

L’inflazione in Venezuela si ripete ciclicamente, anno dopo anno, dal 2013. Da quando, cioè è passata dal 25% a livelli superiori. Fino a registrare quelli stratosferici che oltrepassano il 130 mila per cento, secondo i dati ufficiali.

La sua crescita incontrollata, coincidono gli economisti, è il frutto della politica centrata sul controllo statale dell’economia. E l’inondazione del mercato di denaro inorganico, che fa schizzare la domanda di beni alla quale l’offerta non è capace di rispondere. E, così, crescono i prezzi. È una spirale senza fine: il governo decreta continui aumenti di stipendi; più denaro alla ricerca di prodotti inesistenti. S’innalzano i costi di produzione che sono inesorabilmente trasferiti al consumatore. E la spirale si retro-alimenta. Con la moneta locale distrutta dall’inflazione e i beni immobili (case, auto, terreni, fabbriche) svalutati dalla recessione, il dollaro diventa l’oggetto del desiderio. E decolla come un razzo, soffiando sul fuoco del caro-vita.
In Germania i prezzi al consumo in aprile sono andati in decelerazione, guidati dal forte calo dei prezzi dell’energia.

L’agenzia di statistiche Destatis ha comunicato che il mese scorso i prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,4% rispetto a marzo e dello 0,9% anno su anno. Sono state riviste leggermente al rialzo le stime preliminari, che indicavano rispettivamente +0,3 e +0,8%). A marzo i prezzi erano cresciuti dell’1,4% su anno, a febbraio dell’1,7 per cento. L’indice armonizzato ad aprile è cresciuto dello 0,4% rispetto a marzo e dello 0,8% su anno, confermando le stime. I prezzi dei beni sono cresciuti dello 0,3% su anno, mentre quelli dei generi alimentari sono balzati del 4,8 per ce

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