Costa di Amalfi e del Cilento, la beffa del bonus erogato mentre gli stagionali protestano

Lavoratori invisibili, doppia beffa Bonus agli altri mentre protestano. La vicenda raccontata in un articolo molto interessante che riportiamo da “La Città di Salerno”. Ironia della sorte l’Inps ha completato le operazioni di pagamento della seconda rata (aprile) delle indennità da 600 euro, nello stesso giorno in cui si è svolta la prima manifestazione di protesta dei grandi esclusi: i lavoratori stagionali. Che ieri ad Ischia sono scesi in piazza per urlare tutta la loro rabbia nei confronti di un provvedimento assurdo, che li priva di qualsiasi sostegno economico. Una coincidenza alquanto bizzarra, tenuto conto che, per un cavillo, sono rimasti esclusi dal bonus nazionale (e di conseguenza lo saranno anche da quello della Regione) tantissimi stagionali, tra addetti delle strutture ricettive, bagnini, autisti di noleggio con conducente, commessi, solo per citare alcune categorie. Un numero altissimo di persone che lavorano nel campo del turismo che, nella nostra provincia, prestano la loro opera soprattutto in Costiera amalfitana e in quella cilentana.

I dati dell’Inps. I pagamenti accreditati sui conti correnti dall’Inps hanno riguardato 957.000 lavoratori autonomi; 239.000 operai agricoli a tempo determinato; 106.000 professionisti titolari di partita Iva e lavoratori con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa; 75.000 lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali. Il pagamento in contanti per i 190.000 lavoratori che, all’atto della domanda inviata ad aprile scorso hanno scelto questa modalità di pagamento, avverrà a partire da martedì 26 maggio (74.000), mercoledì 27 maggio (19.000) e giovedì 28 maggio (97.000). Per riscuotere la seconda rata dell’indennità, questi lavoratori potranno recarsi presso qualsiasi sportello postale del territorio nazionale muniti necessariamente della comunicazione che riceveranno da Poste Italiane, oltre che del documento di identità e di un documento attestante il proprio codice fiscale.

Il bonus per i lavoratori della spettacolo. Per i lavoratori autonomi dello spettacolo, il decreto Rilancio Italia ha previsto l’ampliamento della platea dei beneficiari dell’indennità a tutti coloro che nel 2019 hanno avuto almeno 7 giornate assicurate e un reddito inferiore a 35.000 euro e ha introdotto, oltre alla seconda rata (aprile), anche una terza rata di pari importo (600 euro) per il mese di maggio. Sul piano procedurale il decreto-legge ha stabilito che il diritto alla seconda e terza dell’indennità sia subordinato alla verifica dell’assenza di un rapporto di lavoro subordinato o di un trattamento pensionistico al 19 maggio scorso. Pertanto, l’Istituto è tenuto a processare i controlli anche per le domande pervenute ad aprile e, poi, potrà disporre i relativi pagamenti della seconda e terza rata.

Gli stagionali. Continuano a restare fuori da ogni tipo d’indennità, invece, gli stagionali. Le stragrande maggioranza della domande, infatti, è stata respinta: «La sua domanda – è stata la risposta arrivata – non può essere accolta perché lei non risulta essere un lavoratore stagionale nei settori produttivi del turismo e degli stabilimenti termali». La speranza di rientrare tra i beneficiari era stata alimentata dal nuovo decreto del Governo, che ha esteso il bonus a nuove categorie di lavoratori, con contratti di prestazione occasionale, intermittente o stagionale. Dal beneficio, tuttavia, è escluso chi ha un contratto a tempo determinato. Proprio questo cavillo ha impedito alla maggior parte degli stagionali di ottenere i 600 euro. Perché i loro contratti sono sì a tempo determinato ma legati comunque alla stagionalità. Un ciclo lavorativo che si ripete ogni anno ma non nel 2020, per via della pandemia. Così gli stagionali non solo non hanno potuto riprendere, ma finora sono stati anche dimenticati dal Governo. Al danno, dunque, anche la beffa, per un “popolo” silenzioso, che ha atteso con fiducia ma che adesso è stanco e arrabbiato. Sui gruppi social in molti gridano alla protesta, magari anche con azioni clamorose. Per ora , tuttavia, si sta preferendo praticare la via “legale” e, perciò sono in fase di lavorazione i ricorsi da presentare all’Inps. Ma, se la situazione non dovesse migliorare e non venissero accolte le richieste, sarà difficile contenere la rabbia di una categoria che si sente abbandonata a se stessa.

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