Tamponi da Tramonti a Maiori, Conca, Ravello e Cetara sono in 36 in tutto. Fra oggi e domani i risultati

Costiera amalfitana. Sono 36 ( trentasei)  i tamponi previsti fra  Maiori, Tramonti, Ravello e Cetara,  a cui si aggiunge quello per la donna di Conca dei Marini al Costa d’ Amalfi di Castiglione di Ravello. Sono informazioni a cui attingiamo rivolgendoci ai primi cittadini , ma qui, a differenza della vicina penisola sorrentina, non ci sono informazioni ufficiali che quotidianamente pubblicano sui profili social network istituzionali i vicini comuni da Sorrento a Meta, ma anche a Cava de’ Tirreni  passando dalla provincia di Napoli a quella di Salerno.

Non tutti i tamponi sono stati fatti ieri,  fra questi anche i due di Ravello, quindi altri saranno fatti in giornata, almeno così è stato annunciato,   e forse non si avranno tutti i risultati in serata come annunciato . Un gran lavoro metodico e volece, un modello in Campania quello della Divina, i casi sono quasi tutti “importati” da strutture sanitarie purtroppo, come l’ultimo di Cetara, dall’Ospedale di Nocera, ma la situazione è sotto controllo. “Stiamo lavorando con il COC h24, il caso è circoscritto e sono fiducioso. I tamponi qui a Cetara verranno fatti a 15 persone e  nel pomeriggio ci dovrebbero essere i risultati da Salereno. Vi è una grande collaborazione istituzionale, ringrazio tutti, dalla polizia municipale, ai volontari della protezione civile, carabinieri, forze dell’ordine tutte e cittadini. Restiamo a casa , ce la faremo”.

Anche se in piccolo si sta cercando di attuare il metodo “Corea del Sud” in Costiera amalfitana per fermare il Coronavirus Covid-19 . Ancora una volta l’ASL e il personale sanitario di Salerno, con la collaborazione delle amministrazioni comunali, agisce con tempestività per fronteggiare il rischio di contagi del Coroonavirus Covid-19. Esclusa Vietri sul mare, colpita con la connurbata Cava de’ Tirreni, nel resto della Costiera amalfitana siamo a 5 casi, il primo a Maiori, ad un operatore sanitario, il secondo ad una donna di Amalfi, proveniente da una crociera,  poi a una donna di Conca dei Marini, che si trova in una struttura fuori provincia e non è venuta in contatto con nessun familiare,  ad una donna di Tramonti , sembra proveniente da una struttura sanitaria, ed ora ad una di Cetara, legata sempre ad una struttura sanitaria – ospedaliera. In tutti questi casi i contagi sono avvenuti all’esterno della Costiera amalfitana. A Ravello ci sono solo due richieste , perché avevano viaggiato insieme dalla Svizzera,  sono arrivati qui più di due settimane fa e  stanno in quarantena assoluta dall’arrivo ,  solo uno presenta un solo sintomo dei tre legati al covid19 e quindi è una precauzione che non dovrebbe dare risultati negativi,  i tamponi non sono stati ancora fatti, ma siamo ottimisti, come detto fare più tamponi significa avere più sicurezza Tamponi. In questi giorni, anche a scopo preventivo, sono stati già fatti da Positano, che è risultato negativo e non ha nessuno caso,  fino a Vietri a tappeto , seguendo il modello, che ha avuto buoni risultati, della Corea del Sud. Ed è stato uno sforzo enorme ed efficace, tempi rapidissimi, anche in questo caso si è subito trovata la rete dei contatti per Tramonti, per la quale è stato fatto anche il nome dal sindaco in diretta facebook, e Cetara, quasi tutti i tamponi previsti per i collegamenti a questi due casi, altri tamponi fatti spesso a scopo cautelativo, indicano che vi è un efficiente controllo e monitoraggio . Vi aggiorneremo

Noi di Positanonews non ci occupiamo solo di Costiera amalfitana, ma da vicino anche di altre realtà , in particolare della Penisola Sorrentina, ma anche Salerno e Cava, Monti Lattari con Agerola, Castellammare di Stabia e Napoli. In questo il confronto con la Divina è positiva, si sta lavorando bene.  Il paragone con la Corea del Sud è solo lontano, ma il concetto è simile, ed è un’azione efficiente.

COSA SI INTENDE PER METODO COREA DEL SUD

Nei primi giorni di febbraio  i casi di COVID-19 in Corea del Sud passarono in pochi giorni da qualche decina a oltre cinquemila.

Dalla fine di febbraio, però, la crescita dei contagi in Corea del Sud si è arrestata; da settimane il numero di casi di COVID-19 è stabile a poco meno di 10 mila (i morti causati dalla malattia sono stati 169). Dopo essere stata per settimane il paese più colpito dopo la Cina, oggi la Corea del Sud è stata superata per numero di contagi e morti da gran parte d’Europa e dagli Stati Uniti. Il paese sembra essere riuscito a contenere il contagio in una fase ancora iniziale, ed è riuscito a farlo senza imporre imponenti misure di quarantena ma grazie a un’estesa politica di tamponi e un sofisticato tracciamento dei contagi.

Gli sforzi per testare il numero più alto possibile di persone da parte della Corea del Sud e della Cina sono stati esplicitamente lodati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Al momento la Corea del Sud ha realizzato circa 431 mila test, circa uno ogni cento abitanti. Ma mentre in paesi come l’Italia i test vengono utilizzati per identificare e isolare i casi più gravi (nel nostro paese la politica ufficiale sarebbe invece di testare soltanto i sintomatici, e fino a poche settimane fa solo i plurisintomatici), in Corea del Sud si testano anche decine di migliaia di casi asintomatici e semplicemente sospetti.

In un suo recente articolo, il Wall Street Journal ha descritto un episodio che nelle ultime settimane è divenuto piuttosto comune in Corea del Sud. A metà marzo Kang Min-kyung, un’impiegata di 30 anni che vive nella capitale Seul, tornando dal lavoro ha trovato un biglietto appeso alla sua porta: le autorità sanitarie locali le chiedevano di sottoporsi a un test, visto che uno dei suoi condomini si era rivelato positivo.

Questa pratica, individuare ed eventualmente sottoporre ai test tutte le persone che sono state esposte al contatto con una persona infetta, si chiama “contact tracing”, che significa grossomodo “tracciamento dei contatti” ed è la forma di contenimento più aggressiva che si possa mettere in atto contro una malattia infettiva (ed è anche quella raccomandata dall’OMS). Andando a cercare i casi positivi uno per uno, è possibile isolare rapidamente gli infetti, prima che abbiano il tempo di contagiare altre persone.

Il “contact tracing” inizia con la collaborazione delle persone infette, a cui, una volta identificate, viene chiesto quali luoghi hanno frequentato nei giorni precedenti, ma in Corea del Sud si avvale anche di leggi sulla tutela della privacy piuttosto deboli (e nelle quali nuove eccezioni sono state introdotte in queste settimane). Le autorità sanitarie possono usare le immagini delle telecamere di sicurezza, i dati delle carte di credito e quelli degli smartphone per ricostruire gli spostamenti effettuati dalle persone contagiate.

Le informazioni vengono poi rese pubbliche tramite un’apposita app per smartphone, in modo che chiunque si sia trovato a passare negli stessi posti nello stesso momento di un contagiato abbia la possibilità di farsi visitare. È una strategia costosa in termini di risorse che bisogna investire nel personale medico addetto ai tamponi e nella capacità di analisi dei laboratori. In poco tempo la Corea del Sud è arrivata a poter analizzare oltre 20 mila tamponi al giorno e impiega migliaia di operatori sanitari per realizzare i tamponi. Al momento, effettuare un test impiega dieci minuti e i risultati arrivano nel giro di sei ore.

I test vengono effettuati in centri appositi, dove si può ricevere un tampone senza scendere dalla propria automobile, oppure in una specie di cabina telefonica, in cui l’operatore sanitario rimane protetto dietro a un vetro.

 

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