Napoli. E’ online la mostra Luca Giordano, dalla Natura alla Pittura

Un’inaugurazione virtuale sul sito web (www.museocapodimonte.benicutlurali.it) del museo, che anticipa quella reale in sala Causa al Museo e Real Bosco di Capodimonte, posticipata alla fine dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Tre giorni dedicati a Luca Giordano, il più grande pittore del Seicento napoletano, un’esposizione che ha già riscosso un successo di critica e di pubblico al Petit Palais di Parigi, dove è stata ospitata dal 14 novembre 2019 al 23 febbraio 2020.

Si comincia domenica 5 aprile con un testo del curatore Stefano Causa, docente di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Presenta Luca Giordano, il più grande pittore napoletano del ‘6oo “che reinventa il barocco romano in una versione aggressiva e come scatenata: Rubens, Cortona e Bernini stanno sempre alle spalle. Ma si capisce che per saltar meglio ha preso la rincorsa lunga scegliendosi, tra i maestri, Tiziano e Veronese”.

Luca Giordano, pittore barocco italiano, nacque a Napoli il 18 Ottobre 1634.

Studiò a Napoli nella cerchia di Jusepe de Ribera dal quale, inizialmente, fu influenzato, si interessò in seguito alle opere di Paolo Veronese dal quale assimilò la leggerezza e la luminosità dell’affresco.

Dopo la sua prima opera, datata 1651, Luca Giordano prosegue nella sua notevole produzione di lavori ad olio e in affresco per chiese e palazzi.

I soggetti da lui dipinti variano dai temi religiosi alla mitologia; il suo soprannome era “Luca fa presto” per sottolineare la sua velocità di esecuzione; si dice che abbia dipinto una Pala d’Altare di grandi dimensioni in un solo giorno.

Nel 1652 si recò a Roma, dove venne in contatto con l’ambiente di Pietro da Cortona la cui influenza è evidente nell’enorme affresco sul soffitto della Sala da Ballo di Palazzo Medici-Riccardi di Firenze, eseguito da Luca Giordano dal 1682 al 1686.

Molto interessato alle realizzazioni dei pittori famosi, nel 1667 si recò a Venezia dove ammirò in modo particolare gli affreschi di Tiziano Vecellio (1480-1576) che gli fornì l’esempio di una pittura più decorativa.

Nel 1692 venne invitato da Carlo II in Spagna dove realizzò il ciclo di affreschi all’Escorial (considerati i suoi migliori lavori del periodo), al Cason di Buen Retiro, nella Sagrestia della Cattedrale di Toledo e nel Monastero di Nostra Signora di Guadalupe; al Museo el Prado a Madrid, sono conservati 50 quadri, dipinti in Spagna, che testimoniano la sua instancabile energia.

Nel 1702 tornò a Napoli dove diede vita la sua ultima grande opera, il soffitto della Cappella del Tesoro della Certosa di San Martino e dove espresse la sua fervida fantasia nelle tele per la chiesa di Santa Maria Egiziaca a Forcella.

Molti affreschi di Luca Giordano sono stati distrutti o danneggiati durante Seconda Guerra Mondiale.

Il grande ciclo di San Benedetto del 1677 nell’abbazia di Montecassino fu interamente distrutta

Luca Giordano morì a Napoli il 3 gennaio 1705.

 

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