Giornata mondiale dell’autismo ai tempi del coronavirus: grido d’aiuto di una giovane mamma di Napoli

Il 2 aprile è la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’Onu,  questa ricorrenza è importante perché vuole richiamare l’attenzione dei cittadini di ogni nazione per quelli che sono i diritti delle persone  autistiche. Le famiglie che vivono la problematica dell’autismo sono davvero tante. Pur nel grave momento queste famiglie non possono essere dimenticate, ecco che si  è pensato di illuminare di blu i monumenti più belli del mondo, occorre non dimenticare che l’Autismo è una malattia che non prevede una cura.

Tutti stanno vivendo giorni difficili causati dalla diffusione del Coronavirus. C’è chi però deve affrontare l’emergenza in situazioni estremamente complesse. Si tratta, in particolare, delle persone autistiche. Così anche la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo assume ai tempi della pandemia di Covid-19 un valore inedito.

A tal proposito, il Mattino, ha raccolto la testimonianza di chi vive con ancora più difficoltà l’isolamento forzato: la giovane mamma (29 anni) di Francesco (5 anni), vive disperata a Roccarainola tra urla (il piccolo non parla), iperattività e automorsi e la certezza che fino al 14 aprile niente può cambiare. «Anzi mi hanno anche detto che gli operatori del centro che frequenta Francesco sono in cassa integrazione fino al 10 maggio». E così ha deciso di scrivere al presidente della Regione Vincenzo De Luca: «Sono la mamma di un bambino disabile, al quale è stato diagnosticato il disturbo dello spettro autistico e che da tre anni frequenta un centro di riabilitazione. Sono consapevole della situazione e delle misure drastiche adottate, però noi genitori di bambini disabili non possiamo vivere nell’incertezza sulla ripresa delle terapie, linfa vitale per loro. L’interruzione ha comportato una regressione, un aumento delle stereotipie aggravato dalla circostanza che non si può uscire. È opportuno stabilire con data certa una ripresa delle attività come gli incontri con le terapiste, mentre risultano del tutto inefficaci e inattuabili (il bambino non collabora) i trattamenti a distanza e i trattamenti Aba via Skype, menzionati nell’ordinanza regionale».

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