Castellammare di Stabia. La toccante lettera di Gennaro Lambiase, il figlio dell’uomo che il 30 marzo tentò un gesto estremo

Pubblichiamo la toccante lettera di Gennaro Lambiase, il figlio dell’uomo che lo scorso 30 marzo ha tentato un gesto estremo a Castellammare di Stabia ed è stato fortunatamente salvato.
“Buongiorno a tutti, mi chiamo Gennaro sono il figlio di Andrea, quella persona che giorni fa spinto dalla disperazione è salito sull’impalcatura del comune facendo un gesto che non mi va nemmeno di pronunciare. Scrivo oggi perché voglio ringraziare pubblicamente chi ha evitato una tragedia salvando mio padre, siete degli angeli e non smetterò mai di ringraziarvi. Volevo raccontare un po’ la sua storia.

In questo momento siamo tutti in chiare difficoltà chi più e chi meno e non giustifico neanche minimamente quel gesto, che non ha fatto altro che terrorizzare tutti in special modo la sua famiglia.

Era tutta la mattinata che non parlava e lo vedevo più triste del solito, abbiamo pensato che era la situazione in generale a proposito del coronavirus perché il piatto a tavola bene o male lo si mette sempre. Nel frattempo sono due mesi che in famiglia non riceviamo più il reddito di cittadinanza senza conoscerne nemmeno il motivo e non nascondo che la situazione si è fatta più difficile, e prima della quarantena mancavano pochi giorni prima che mio padre terminasse un corso che avrebbe portato una mensilità in famiglia, cosa che poi è stata bloccata a una settimana circa dal termine. Intanto mio fratello che lavora in Inghilterra in ambito ristorativo si è visto perdere il lavoro ed è anche bloccato perché non si può viaggiare e quindi oltre al danno economico non riusciamo nemmeno ad essere vicini in famiglia, soprattutto per il pensiero del coronavirus, quindi lo stress è tanto.
Forse una buona metà di voi già conosce mio padre per le sue azioni di volontariato che da oltre 10 anni compie per la sua amata Castellammare. Il fatto è che lui (come anche altre persone) hanno sempre lavorato, hanno sempre fatto sacrifici per la propria famiglia e intendo sacrifici veri, crescendo i propri figli con pane e umiltà, e un giorno del 2009 dopo tanti anni di servizio al cantiere navale mio padre si ritrova magicamente (ancora oggi non si conoscono i motivi) “indesiderato” per l’azienda Fincantieri. Cosa ci sia sotto non si sa. Nel frattempo non c’erano grandi problemi economici perché io ho sempre lavorato e per la mia famiglia farei qualunque cosa e siamo andati comunque avanti, anche grazie a lui che faceva dei lavori di muratura e altri lavori occasionali.
Poi nel 2010 ebbe l`iniziativa di ripulire l’arenile di Castellammare, lo fece per protesta inizialmente insieme ad altre 2 persone. Da lì con il passare del tempo decisi di partecipare nel mio tempo libero e di creare una vera e propria associazione di volontariato. Fu una grande soddisfazione, riuscimmo a ripulire l’arenile per intero grazie alla partecipazione di innumerevoli persone. Mio padre in quel momento aveva creato un movimento, qualcosa di straordinario che a Castellammare non si era mai visto e io ero tanto orgoglioso di lui e lo sono ancora oggi. Il tutto si estese in giro per la città, ripulimmo monumenti, scuole, aiuole, chiese fino a che passavano gli inverni e l’associazione non aveva più quella continuità di sempre. Una sola persona restò a portare avanti il nome di quell’associazione e questa persona era mio padre, presente ad ogni attività, anche da solo.
Intanto cercava lavoro, è stato preso in giro da tante persone che hanno anche approfittato della sua persona per la bella faccia ma che poi l’hanno sempre lasciato solo. Un giorno ricevette una bella notizia quella di poter lavorare come operatore ecologico, tornammo a vedere il sorriso sulla sua faccia, un sorriso che era stato negato per tanti anni a una persona che si è vista rubare la sua dignità, portata all’esasperazione, e così finalmente un periodo di luce, intanto viene messo a lavorare in contatto anche con l`amianto e tutti sappiamo che è una cosa molto pericolosa, ma che lui prendendo le dovute autonome precauzioni continua a svolgere il proprio lavoro che dura però solo pochi mesi, perché un giorno la stessa persona che gli aveva dato il contentino lo rimuove dal suo incarico per cedere il posto ad un altro. E così ricomincia il periodo nero, io intanto dopo aver lavorato per 7 anni in quel di Sorrento e avuto varie esperienze sempre in ambito ristorativo a Castellammare decido che era venuto il momento di cambiare aria, di avere un contratto regolare e uno stipendio che permettesse a me e la mia famiglia di vivere dignitosamente così tento la mia fortuna in Inghilterra e mi va bene, nel frattempo mia madre trova un lavoro come badante ma deve lasciarlo per problemi fisici, poi ha lavorato in una pizzeria e grazie anche ai suoi sacrifici la famiglia riusciva ad andare avanti.
Ma della dignità di mio padre cosa ne è stato? Un uomo che passati i 50 anni e vedere la moglie e i figli che lavorano mentre lui fa volontariato sperando di trovare qualcosa al più presto. Passano altri due anni e mio fratello mi raggiunge in Inghilterra, trova lavoro come lavapiatti, così anche lui riesce ad avere uno stipendio anche se minimo perché fuori la vita è cara e spesso non si riesce a mettere nulla da parte se non qualcosa, devi riuscire a trovare qualcosa per cui valga veramente la pena stare fuori paese, ma il fatto è che tutto funzionava, il sistema intendo, così feci il pensiero di stabilirmi lì, ma poi un periodo di notte non riuscivo a dormire, mi mancava la mia famiglia, mi mancava la mia terra, così nel febbraio di quest’anno decido di scendere a Castellammare, tanto mi sono detto che con la lingua e più di un mestiere tra le mani anche in costiera un lavoro lo trovo al 100%, mentre mio fratello decide di rimanere ancora per un po’. Manco a farlo a posta arriva il virus in Italia e siamo ai giorni nostri.
L’impossibilità di uscire, i risparmi che finivano, il reddito che non arriva più, e il 30 marzo, dopo pranzo io e mia madre andiamo a riposare mentre mio padre resta in cucina a guardare la tv, poi sento la porta d’ingresso che si chiude, ho pensato magari sta portando il cane giù a fare i suoi bisogni e mi addormento.
Dopo un po’ di tempo sento il mio cellulare squillare, rispondo e mi dicono: tuo padre sta “compiendo il gesto” sotto al comune. In quel momento ho pensato questa sarà un’altra delle sue manifestazioni e adesso non è né il momento né il modo, mi arrabbio, intanto lui non rispondeva al telefono, chiamo mia madre che nel frattempo era stata svegliata da un’altra telefonata che fa capire che mio padre era morto, lascia il telefono cadere in terra mi guarda negli occhi e mi si gela in sangue, non avevo mai provato una sensazione più brutta nella mia vita e ancora adesso mi sento male a pensarci.
Fortunatamente ci chiamò una mia zia che ci rassicurò e ci disse di recarci all’ospedale e che era vivo. Cerco le chiavi del motorino inutilmente perché lo aveva preso lui e così chiamo mia sorella che arriva con la macchina, ci rechiamo all’ospedale dove ovviamente c’è il forte rischio contagio e giustamente non ci fanno entrare ma all’esterno c’erano i ragazzi dell’ambulanza che l’avevano accompagnato all’ospedale che ci rassicurarono e così tornammo a casa tra la paura e il sollievo di sapere che stava bene.
Non auguro a nessuno di vivere determinati momenti, è stata la paura più grande che io abbia mai fatto, e nonostante sono felice che si è evitata una tragedia, se prima dormivo 5 ore al giorno ora da giorni non riesco affatto a dormire ripensando a quel momento dove per la disperazione mio padre stava per mettere fine alla sua vita. Sono anche arrabbiato perché avrei voluto spiegargli che c’è chi sta peggio di noi e che quello non era il modo di agire, e dare alla vita che è una sola la giusta importanza, ma mi sento solo di abbracciarlo e dirgli, non farlo mai più, ti voglio bene e stai sicuro che usciremo presto da questa brutta situazione, per voi farei qualunque cosa, ma non darmi il brutto dispiacere di piangere un padre, perché anche se non lavori ti amiamo tanto e sarai sempre il nostro eroe.

Volevo anche ringraziare chi con un messaggio o con dei gesti di umanità ci è vicino in questo difficile momento e appena finirà tutto questo e lavorerò sarò felice a ricambiare tutto il bene che ci state dimostrando. Con affetto Gennaro Lambiase.

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