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Capri, Nicolino Morgano: “Avremmo dovuto riaprire per Pasqua”. Il direttore del Quisisana spera nell’estate

C’è grande preoccupazione e speranza, nelle parole di Nicolino Morgano, direttore dal 2015 dell’Hotel Quisisana di Capri. L’isola azzurra è tristemente vuota in questo periodo difficile. I Morgano, terza generazione di albergatori capresi, devono confrontarsi con questa pandemia, che in questo 2020 stravolge pesantemente i piani del settore turistico, proprio come riferisce il direttore generale dello storico hotel a 5 stelle, situato nel centro del comune isolano, a Il Mattino in un’intervista del giornalista Gigi Di Fiore.

Direttore Morgano, dal secondo dopoguerra, questo è il momento più difficile per il turismo caprese?
«Più che per Capri, direi che è un momento traumatico e difficile per il mondo intero. Tutto è fermo, con il trasporto aereo e ferroviario inesistenti che rendono impossibile qualsiasi collegamento e spostamento. In un contesto di emergenza come è quello che viviamo, il turismo non può che essere bloccato».

Capri vuota, la famosa piazzetta un deserto, uno spettacolo mai visto?
«Direi uno spettacolo che fa tristezza. Io sto vivendo a Capri, seguendo tutte le prescrizioni decise dalle istituzioni nazionali e regionali. Le volte che cammino fuori per i luoghi dell’isola vicini a dove abito, resto colpito dall’assenza di vita che per noi, che viviamo in un luogo unico al mondo, è insolito e triste».

Come sta gestendo la chiusura del Quisisana in questo periodo?
«Siamo una struttura familiare. Viviamo del contatto con i dipendenti e i nostri clienti che sono sparsi in tutto il mondo. Ci chiamano, ricevo telefonate dagli Stati Uniti, dall’Australia. Esiste da tempo una fidelizzazione della nostra clientela con il Quisisana. Clienti famosi e meno, che tornano e chiedono la stessa stanza e hanno le loro abitudini. Questo rapporto, attraverso le comunicazioni a distanza, non si è interrotto. Non sono semplici scambi di parole, ma una reale vicinanza con tutti quelli che sono gli abituali ospiti della nostra casa».

I dipendenti dell’hotel sono tutti in cassa integrazione?
«Lo sono alcuni, quelli per cui le norme lo rendono possibile. Altri continuano a lavorare in smart working per la necessità di non poter interrompere il filo di rapporto e collegamenti che sono necessari a un turismo che ha clientela in tutto il mondo. Poi, a turno e nel rispetto delle prescrizioni di sicurezza sanitaria imposte, all’interno della struttura chiusa sono presenti al lavoro alcuni dipendenti. Anche al centralino c’è sempre qualcuno. Credo sia bello, per chi chiama e cerca nostre informazioni, poter ricevere risposta da una voce reale non registrata. Ci sono poi adempimenti legati alla manutenzione della struttura che non possono essere interrotti in un hotel come il Quisisana».

Ha avuto già delle stime sui danni subiti dal turismo caprese?
«Credo sia prematuro, ma di sicuro i danni saranno elevati. Noi dovevamo riaprire il 28 marzo, quindi siamo fermi solo da dieci giorni, ma avevamo già molte prenotazioni per Pasqua. Penso ai dipendenti, perché una struttura come la nostra svolge anche una funzione sociale dando lavoro e prospettive a un gran numero di persone».

Con i titolari di altri alberghi prestigiosi, di Capri e della penisola amalfitana, nei giorni scorsi ha inviato un documento di richieste al governo centrale. Le considera sempre valide?
«Sì, ci sono ipotesi di aiuti al settore per affrontare la crisi di questo difficile periodo. Mi sento di continuo con i colleghi degli hotel della costiera amalfitana, tutti amici. In fondo, Capri e la costiera rappresentano le immagini del turismo italiano nel mondo. Il confronto con le istituzioni, per ripartire nelle migliori condizioni possibili, credo sia indispensabile».

È ottimista per la ripresa?
«Sì, lo sono per carattere. Credo che si possa sperare, garantendo tutte le migliori condizioni di sicurezza per turisti e operatori, in un avvio di ripresa almeno in estate. Pasqua e anche maggio penso siano ormai andate. Capri ha una entusiastica predisposizione a riprendere, con i suoi valori di sempre che sono il cuore e la passione che la rendono unica nell’ospitalità».

Non si è lasciato deprimere da questa situazione?
«No, credo che si possa rivedere la luce e che in queste ore stiamo avvertendo delle speranze di uscita. Credo che bisogna dare messaggi positivi. La mia attività lavorativa non la considero in quarantena, ma in questo periodo si è semplicemente trasformata nella continua e diretta comunicazione con i clienti a distanza. A loro continuo a mandare messaggi positivi. A Capri, abbiamo tutte le possibilità di riprenderci. Non è tempo di numeri, ma di speranza».

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