New York peggio di Wuhan, muore una persona ogni dieci minuti per coronavirus

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NEW YORK Una persona ogni 9 minuti e mezzo muore a New York: è il terribile conteggio che vive questi giorni la Grande Mela. Secondo il New York Times il peggior focolaio di coronavirus Covid – 19 , peggio di Wuhan e della Lombardia. I casi nello stato sono più di 52.000, quasi la metà degli oltre 121.000 negli Stati Uniti, la curva dei decessi è in forte aumento: più di 1.700 (2.010 il totale negli Usa). E la realtà peggiora di giorno in giorno: 453 i morti in 24 ore, un record per il Paese. Tanto che Donald Trump, oltre al piano economico e a richiamare in servizio un milione di riservisti, sta pensando di mettere in «quarantena» lo stato insieme ai vicini New Jersey e Connecticut. «Molti vorrebbero New York in quarantena perché è l’hotspot. Ci sto pensando. Potrebbe essere una quarantena di due settimane», spiega il presidente parlando di restrizioni ai viaggi da New York, New Jersey e Connecticut, la cosiddetta Tristate area. «Stanno avendo problemi in Florida, dove molto newyorkesi sono andati, e non vogliamo che questo accada».
CONTRAPPOSIZIONE
L’ipotesi ventilata da Trump coglie completamente alla sprovvista il governatore dello stato di New York. «Non ne abbiamo parlato con il presidente. Non mi piace neanche il suono e non so cosa significhi» taglia corto Andrew Cuomo, sempre più alla ribalta sul palcoscenico nazionale come il democratico di riferimento, soprattutto fra le donne. «Con il presidente – aggiunge – abbiamo parlato della nave ospedale che arriva a New York lunedì» quando – dice Cuomo – è previsto aprire anche l’ospedale allestito al Javits Center, il centro per eventi di New York dove Hillary Clinton avrebbe dovuto festeggiare la sua elezione alla presidenza.
Lo scontro a distanza fra Trump e Cuomo segue il battibecco fra il presidente e la governatrice del Michigan, Gretchen Whitmer. Contro di lei Trump si scaglia: «È un’inetta che vuole scaricare sugli altri». Whitmer è colpevole di aver denunciato che ai venditori è stato detto di non inviare apparecchiature mediche in Michigan, dove Detroit si trova in particolare difficoltà, e insinuato che l’ordine arrivasse dall’amministrazione Trump. Alla Casa Bianca l’accusa non è andata giù: «Ho detto al vice presidente Mike Pence (responsabile della risposta al coronavirus, ndr) di non sentire i governatori contrari tanto è inutile. L’unica cosa che vorrei è un minimo di riconoscimento per il lavoro fatto» e ribadisce la sua intenzione di riaprire l’America a Pasqua. Una scommessa rischiosa per Trump che sul coronavirus si gioca la rielezione alla Casa Bianca.
L’IPOTESI
In questi giorni terribili si sta facendo largo l’ipotesi che il prossimo presidente degli Stati Uniti potrebbe essere scelto dagli elettori con un ordine postale. Il Paese che ci ha insegnato la strada della spesa su catalogo, e poi via Internet, potrebbe proporre al mondo la formula inedita di un’elezione senza seggi, fatta di schede elettorali inviate tramite la cassetta della posta. Il principio non è nuovo per gli Stati Uniti. Fino agli anni ’70 l’unico metodo conosciuto per esprimere le preferenze era quello delle urne, ad eccezione dei militari ai quali veniva concesso di votare a distanza. Nel 1978 la California fu la prima ad offrire l’opzione di un voto postale e da allora diversi altri stati hanno seguito l’esempio. Nella elezione del 2016 che ha portato Donald Trump alla Casa Bianca, il 43% delle schede erano pervenute dai più di 10.000 distretti, in largo anticipo rispetto alla data dell’8 novembre.
L’avanzata del contagio ha già provocato il rinvio della consultazione per le primarie in Ohio. Poi altri otto stati, con New York aggiunto alla lista appena ieri, hanno rinviato l’appuntamento con gli elettori al 23 giugno. È l’ultima utile per l’allestimento delle convention estive, ma è stata scelta nonostante l’incognita di un virus in piena fase di espansione, e nella piena incertezza riguardo al futuro.
Flavio Pompetti

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