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LA SETTIMANA SANTA CHE NON VEDREMO

Sorrento. Non la vedremo, ma la sentiremo ancor piú nei nostri cuori, nel l’eco dei canti che ci giungeranno, nelle belle immagini e nei video delle passate edizioni,che ci hanno regalato piccoli grandi e fotografi. In applicazione delle direttive del decreto ministeriale anti-coronavirus, le processioni della settimana santa non potranno avere luogo. Un colpo durissimo per la tradizione e soprattutto per le migliaia di confratelli. A memoria d’uomo,  mai e poi mai le processioni degli incappucciati si erano fermate, nemmeno in occasione delle due guerre mondiali. Cosa significa la settimana santa per un confratello, lo scopriamo nei comportamenti di ogni singolo, quando leggiamo una riverenza antropologica prioritaria. Esserci e partecipare a qualunque costo. Tanti di quelli che si trovano all’estero, si organizzano o fanno organizzare per esser presenti, chi nel coro, chi in altri ruoli, ma esserci. Il Priore Michele Gargiulo sicuramente ne avrebbe da dire.  Si racconta che addirittura negli anni 60 su una nave, una parte dell’equipaggio, il venerdì sera si mosse nei carruggetti intonando  il miserere. Per noi sorrentini la Pasqua é quel canto del miserere, quella veste bianca o nera. Non avere le processioni, non vedere gli incappucciati, non significa non vivere la Pasqua certamente,  la sentiremo cristianamente come i social ci stanno anticipando.

Per conoscere eventuali interruzioni  delle uscite degli insaccati nel corso degli anni, ho interpellato appassionati di storia come me del nostro territorio, come Fabrizio Guastafierro, Ciro Ferrigno.

Guastafierro cita una pagina da lui curata del catalogo editore da Con-Fine dell’esposizione SETTIMANA SANTA A SORRENTO tenuta da Antonino Fattorusso fotografo presso la Fondazione SORRENTO. A pagina 34 leggiamo che per ragioni politiche nel 1871 il prefetto vietò le processioni.

Il prof Ferrigno ha conferma di una ininterrotta tradizione confraternita le, mi gira un suo racconto.

VENERDI’ SANTO 1943

Caro Priore, come tu mi hai scritto, ho messo fuori dagli scatoloni tutte le vesti, ne ho contate settanta. Ho preparato pure l’elenco, si sono presentate una ottantina di persone, sono tutti ragazzini tra i dieci e i venti anni e vecchi o riformati come me. Uomini non ce ne sono, a meno che non venga qualcuno in licenza proprio per Pasqua. Per il Calvario e l’Inno sono pochi, una quindicina, ma cantano lo stesso. Le mamme hanno paura di mandarli. Per il Miserere il gruppetto c’è, facciamo quello che possiamo. Abbiamo lucidato tutto quello che c’era da lucidare e nella Granpiazza tutto è pronto. Non so se riusciamo a dare il tortano ai portatori delle statue, tu lo sai, pane non ce n’è. Per finire ti dico: speriamo che abbiano rispetto del Venerdì Santo, perché se suona l’allarme aereo durante la processione, siamo fottuti.
La processione si fa, non ti preoccupare, come dici tu, si deve fare per forza, tutto è uscire per un giro, anche se breve. Abbiamo pensato Via Ciampa, Via Madonna di Rosella, Via Bagnulo, Corso Littorio, Piazza Cota e Via San Michele, fino a rientrare in chiesa. Per te va bene?
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Caro Priore la processione l’abbiamo fatta, è andata bene, anche se non abbiamo utilizzato tutte le vesti e per conseguenza tutti i lampioni. Faceva impressione, per le strade non c’era nessuno, buio pesto, nessuno, ti dico nessuno, un silenzio da far venire i brividi addosso. I tamburi non mi hanno mai fatto tanta paura come quest’anno, c’era un’eco di ritorno che batteva nell’anima.
Caro Priore io pensavo tra me e me che quest’anno avremmo fatto la processione più corta della nostra storia e invece non è stato così, è stata la più lunga. Una processione di donne tutte vestite di scuro dietro l’Addolorata, cento, mille addolorate, ognuna portava stretta al petto la fotografia di un soldato, chi del figlio, chi del marito, del padre, del fidanzato, del fratello, del nipote, come i ragazzini portavano i piatti coi martìri. Tua madre portava la tua…
Nel vedere tutte quelle donne sfilare come fantasmi nel buio, invocando il Manto di Maria sui loro uomini… allora, ma solo allora, ho capito perché non c’era anima viva per le strade, il 23 aprile 1943, Venerdì Santo di guerra pure qui, a Carotto.

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