Coronavirus, la Spoon River dei preti con il Coronavirus senza estrema unzione prima della morte

La loro arma era la fede, i loro contatti pericolosi gli incontri con i fedeli in chiesa e nelle celebrazioni religiose. La spoon river dei sacerdoti morti dopo contagio del coronavirus è un atto di dolore, ricordato anche da papa Francesco nelle sue preghiere trasmesse in tv. L’ultima conta dà almeno 69 morti, ma l’elenco è destinato a continui aggiornamenti tenuti dall’Avvenine, il quotidiano della Cei. Un numero enorme, con il tributo maggiore dato dalla provincia di Bergamo, un’area di profonda presenza e storica tradizione cattolica: 23 preti morti. Lo racconta Gigi Di Fiore, Il Mattino.

IN CAMPANIA
Il raduno dei neocatecumenali, andato avanti per tre giorni a fine febbraio in un hotel di Atena Lucana, viene considerato l’avvio del focolaio di coronavirus nel Vallo di Diano in provincia di Salerno. A quel raduno c’era anche il 45enne parroco di Caggiano, Alessandro Brignone. Prende il contagio e muore in pochi giorni, nonostante l’età non avanzata. È il secondo sacerdote campano a morire per il coronavirus, il più giovane tra i preti scomparsi nell’epidemia. Prima di lui, in Campania era morto il parroco di Ariano Irpino, l’85enne Antonio Di Stasio. Non è un caso che le aree dove i due sacerdoti erano impegnati nella loro attività religiosa, siano quelle che a metà marzo la Regione Campania ha chiuso con due ordinanze per il proliferare dell’infezione: Ariano Irpino e quattro comuni del Vallo di Diano. Qualche sacerdote, prima del blocco nazionale, era stato ammonito a non celebrare Messa, altri si sono attrezzati per tenere funzioni religiose a distanza. Ma il virus si è accanito sulle tonache.
LA LOMBARDIA
In pochi giorni, solo a Milano, tre sacerdoti stroncati dal virus. Figure di riferimento del clero meneghino: don Luigi Giussani (omonimo del fondatore di Comunione e liberazione), 70 anni, vicario della parrocchia di San Protaso, assistente spirituale degli studenti dell’Università Statale e riferimento di Comunione e liberazione; don Marco Barbetta, 82 anni, cappellano del Politecnico e don Ezio Bisiello, 64 anni, a lungo parroco in paesi nella provincia di Varese. Il più anziano a morire è stato invece don Mario Cavalleri, bresciano, sacerdote di 104 anni a lungo in prima linea nel recupero di tossicodipendenti e nell’assistenza a profughi e barboni.
Per un sacerdote non riuscire a ricevere i sacramenti prima della morte è anomalo. Eppure, per gran parte dei preti morti per coronavirus, in isolamento, lontani dai parenti e senza possibilità di avere l’estrema unzione in vita, è stato così. Niente funerali anche per loro. Papa Francesco si è sentito così scosso da telefonare al vescovo di Bergamo, Francesco Beschi. «Dolorosamente colpito» il pontefice, per il così alto numero di sacerdoti morti proprio nella provincia bergamasca, dall’età varia ma compresa in prevalenza tra i 70 e gli 80 anni. C’è anche Guglielmo Micheli, 86 anni, per un trentennio direttore della Casa dello Studente di Bergamo.
Tre sono invece i sacerdoti morti a Brescia, mentre a Milano il numero è salito in poco tempo a sette. La scomparsa di don Agostino Sosio, 66 anni, parroco della comunità pastorale di Santa Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco, è una delle ultime.
LE ALTRE DIOCESI
Un elenco che sembra un bollettino di guerra. Numeri, spesso con storie di accoglienza nelle Caritas locali: sei sacerdoti morti a Parma, altri sei a Cremona. E naturalmente, nella diocesi di Lodi l’ecatombe di cinque sacerdoti. Al nord, tra Lombardia e Emilia Romagna, il più alto numero di sacerdoti morti. C’è anche un collaboratore di Avvenire: don Paolo Camminati, 53 anni, che scriveva sulla pagina del quotidiano dedicata ai giovani.
Una grande prova per il clero, e nella conta dei colpiti dal virus, ancora provvisoria, mancano i diaconi, le suore, i frati. Anche le chiese hanno dovuto adattarsi da giorni all’isolamento: niente Messe, né battesimi, comunioni o altre celebrazioni. La Messa viene assicurata dalla tv, la fede è ridiventata un sentimento intimo che non può essere condiviso. Cancellati i pellegrinaggi. Di certo, i sacerdoti sono una delle categorie più colpite dal virus insieme con i sanitari. E papa Francesco tre giorni fa ha voluto pregare, accomunandoli, proprio per i preti e i medici «contagiati per assistere gli ammalati».
Una spoon river particolare, la chiesa, il confessionale, i sacramenti diventati prima linea per i contagi. Ha scritto il quotidiano l’Avvenire: «I preti italiani stanno in mezzo alla gente, da sempre, per missione ma prima ancora per la natura popolare del nostro clero». E il contagio mortale non li ha risparmiati.

 

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