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Agerola quel Sentiero degli Dei partito da nulla . Peter Hoogstaden “Bisogna vedere la potenzialità di un posto”

Riflessioni al tempo del Coronavirus Covid-19 in quarantena, questa sul turismo di Peter Hoogstaden, uno dei principali fautori dell’escursionismo turistico in Italia, è davvero da leggere per riflettere anche sul futuro della Costiera amalfitana .

Ed anche oggi me lo ero quasi scordato….. Mi ero prefissato di scrivere ogni giorno di questa quarantena un ‘post’ sui posti unici, che può vantare ‘solo l’Italia’, di ‘postare’ delle foto di posti inimitabili.

Un esercizio per me stesso, per riflettere su quello che si può fare, su quello che potremmo fare con la mia agenzia ‘Genius Loci Travel’. Per capire dove e con che cosa siamo competitivi sul mercato turistico, e quindi come possiamo di nuovo rimetterci in gioco dopo questa crisi. Ma anche per far conoscere certi posti agli stessi abitanti dei luoghi ed agli operatori turistici. Molto spesso non sappiamo quello che abbiamo!

Lungi da me quelle stronzate tipo ‘l’Italia ha il 90% del patrimonio culturale, della biodiversità etc etc….’, ma è pur vero che in Italia esistono tanti posti unici, spesso sconosciuti ai più, o peggio, dimenticati e abbandonati.

Bisogna ‘valorizzare’ quelle cose che abbiamo ‘solo in Italia’, perché anche su questi ‘unicum’ dobbiamo costruire il nostro futuro (turistico). E quello dei nostri figli. Ma prima di poter ‘valorizzare’ bisogna conoscere – e voglio dare qualche piccolo spunto.

Voglio cominciare con un posto che in qualche modo mi ha cambiato la vita, o per lo meno la mia carriera professionale: Agerola con il suo ‘Sentiero degli Dei’.

Ora mi diranno: ma questo non è un posto sconosciuto, è il sentiero più famoso dell’Italia! Ma mica è sempre stato così – basta andare 20 anni indietro. Agerola era la ‘sorella povera’ della Costiera Amalfitana, era un luogo di villeggiatura per i napoletani alla ricerca dell’aria fresca nel mese di agosto. Turisti stranieri mettevano raramente piede nella ‘piccola Svizzera napoletana’. Sui sentieri non trovavi nessuno, qualche pastore, qualche boscaiolo, qualche contadino che aveva un appezzamento di terreno ‘ncopp a’ montagna. E pochissimi appassionati: Aldo Cinque, Nicola Brancati, ‘Serpetiello’, qualcuno del CAI, qualcuno che non conoscevo ancora (ma incontrato dopo) e qualche socio del circolo Legambiente A’Riola.

Ed il ‘Sentiero degli Dei’ stava lì, sospeso tra cielo e mare, solo, senza nessuno. Ed era bellissimo. Si poteva solo immaginare il potenziale turistica.

Intanto molti giovani di Agerola, come tanti del Sud, lavoravano fuori, anche negli alberghi della ‘Costiera’, spesso anche nei lavori più umili. Lavoro nel turismo ad Agerola praticamente non c’era. Bisognava inventarlo, creando un ‘prodotto nuovo’. E poi, con l’aiuto di tanti, l’impresa è riuscita: Agerola ora è una destinazione turistica, forse addiritura LA destinazione per il trekking nel Sud. Conosciuto in Italia e all’Estero.

Bisogna quindi guardare oltre le ovvietà. I posti famosi non lo sono sempre stati. Un posto può diventare famoso anche dal ‘nulla’ (ma può anche di nuovo sparire nel nulla). Bisogna vedere le potenzialità di un posto. Bisogna avere il coraggio di cambiare pubblico. Guardare altre ‘nicchie di mercato’ come si dice in gergo.

Citare Marcel Proust non è molto originale, ma è molto vero il suo “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Bisogna averli anche per reinventare una destinazione turistica – a partire dai posti stupendi che abbiamo sotto i nostri occhi.

P.S.1 I tour ‘originali’, i primi tour per stranieri organizzati ad Agerola esistono sempre – praticamente senza aver cambiato una virgola – e sono tra i più venduti, sin dal 2000!

P.S.2 La segnaletica, i cartelli in castagno, furono preparati da giovani operai della Comunità Montana ‘Monte Stella’ nel Cilento.
(Scusatemi per la qualità della foto)

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