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Sorrento, Capri, Positano e Amalfi al momento poche disdette per l’allarme-coronavirus, ma se dura allora sono guai

Sorrento, Capri, Positano e Amalfi, Ravello , Agerola al momento poche disdette per l’allarme-coronavirus, ma se dura allora sono guai Tra prenotazioni annullate e disdette, la Campania per il momento regge, in particolare nelle province di Salerno e Napoli fra la Costiera amalfitana e Penisola Sorrentina , se si esclude la flessione di marzo e aprile, e la scelta di ritardare le aperture, non c’è questo crollo. Ma se l’allarme-coronavirus dovesse perdurare per un altro paio di settimana la stagione turistica sarebbe irrimediabilmente compromessa, scrive Gimmo Cuomo sul Corriere del Mezzogiorno . E si sa il turismo per la Campania rappresenta un’importantissima voce del pil. In soli tre o quattro giorni, intanto, la speranza di una nuova stagione da record sembra essere evaporata. Anche perché il turismo vive di programmazione ma anche di meccanismi alimentati da sensazioni irrazionali. Questo il quadro a tinte preoccupate tratteggiate da operatori turistici e sindaci dei principali santuari delle vacanze.

Dati certi sui quali riflettere ancora mancano. «Li abbiamo sollecitati a tutte le associazioni locali – informa Costanzo Iaccarino, presidente di Federalberghi della Penisola sorrentina e vicepresidente nazionale della stessa organizzazione – e siamo in attesa di risposte definitive. Posso anticipare che le disdette, per il momento, riguardano le date più vicine, cioè l’avvio della stagione turistica. Ma alcuni tagli si spingono anche oltre le festività pasquali, fino a maggio. E questo certamente non è un segnale incoraggiante».

L’albergatore sorrentino è sempre incline alla prudenza ma ammette che «negli ultimi tre-quattro giorni il trend negativo è in aumento. Tutto è avvenuto talmente in fretta che non c’è stato nemmeno il tempo di studiare le contromosse. «Tanta pubblicità negativa ha subito determinato l’apertura delle ostilità contro l’Italia da parte di Paesi direttamente concorrenti. Prima di avere un quadro complessivo della situazione e che si siano spenti i riflettori non è possibile immaginare una strategia di attacco. Solo dopo potremo mettere in campo una campagna di recupero. Vediamo venerdì cosa uscirà dalla riunione del Consiglio dei ministri». Iaccarino prevede anche difficoltà nei rapporti tra grandi tour operator internazionali e clienti locali. «Anche pagamenti e rimborsi, sono regolati in maniere diversissime. Stesso scenario anche per i siti on line come Booking».

Cerca di mantenere la calma il sindaco di Positano Michele De Lucia. Ma non nasconde la preoccupazione. «Per il momento – spiega – registriamo disdette che riguardano la prima parte della stagione che, generalmente, è caratterizzata dalla presenze di ospiti asiatici. È probabile che questi non partano proprio dai Paesi d’origine. Per essere chiari: praticamente chiusi il mercato dei coreani e dei cinesi, in grande difficoltà anche quello dei giapponesi. Se la sfiducia dovesse coinvolgere anche il Nord Europa, le conseguenze diventerebbero davvero serie. Si potrà reggere per altri 15 giorni: dopo saranno guai seri».

Il primo cittadino, da un lato, si dice soddisfatto della qualità dei controlli garantiti dal nostro sistema sanitario, ma dall’altro evidenzia difetti di comunicazione. «Avrebbero dovuto spiegare meglio, purtroppo l’inesperienza ha creato troppo panico ingiustificato». Anche Marino Lembo, primo cittadino di Capri, epicentro del turismo regionale, è d’accordo col collega di Positano. Anch’egli stima in una quindicina di giorni il tempo massimo per far rientrare la crisi, che altrimenti potrebbe produrre danni irreversibili alla stagione turistica. «Finora – rivela – le disdette riguardano prevalentemente il mese di marzo e arrivano, al più alla Pasqua. Per ora le prenotazioni importanti non sono state ancora toccate. Ma è chiaro che se non si arresta questa spirale negativa di comunicazione avremo ripercussioni pesanti. Qui sull’isola ospitiamo importanti manifestazioni internazionali. I dubbi sulla situazione sanitaria potrebbero compromettere il lavoro nostro degli operatori del turismo». Gimmo Cuomo, Corriere del Mezzogiorno

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