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Sorrento-boxlandia: parcheggio non poteva essere costruito. Arrivano le condanne della Corte d’Appello

E’ terminata ufficialmente una vicenda che durava da anni a Sorrento. Stiamo parlando del processo che ruotava attorno ai parcheggi da costruire in via Rota, un processo meglio noto con il nome di “Boxlandia”. La corte d’Appello di Napoli si è pronunciata in merito e ha confermato che quel parcheggio non poteva esser costruito.

Settimane fa vi avevamo paventato l’ipotesi prescrizione, visto che era slittata ancora una volta la data della sentenza, la quale è stata emessa nella giornata di ieri. Difatti è stata confermata la sentenza emessa nel 2016 dal Tribunale di Torre Annunziata, ma è stato dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Giuseppe Langellotto, il quale è morto durante il processo e nei confronti di Adriano Bellacosa, assolto per non aver commesso il fatto.

Come si legge nel documento, sono stati invece condannati Dario Perasole e Lucio Grande, i quali erano funzionari della Provincia che rilasciarono i permessi: questi sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali del secondo grado di giudizio e di quelle sostenute dalle parti civili costituite (900 euro +iva), oltre al rimborso delle spese generali del 15% per ciascuna parte civile.

Entro 90 giorni verranno depositate le motivazioni.

La vicenda, ricordiamo, partì nell’ottobre del 2010 quando cominciò a destare sospetti l’intervento nel fondo di vico III Rota: furono, appunto, Grande e Perasole ad autorizzare i suddetti lavori, dopo che la Soprintendenza e il Comune di Sorrento avevano negato il permesso di costruire.

Anni di lotte legali, fino a quando il Tribunale di Torre Annunziata stabilì che quell’autorimessa non poteva essere realizzata perché l’autorizzazione venne rilasciata su un falso presupposto, ovvero quello secondo cui non c’erano violazioni dei vincoli urbanistici che, in realtà, definiscono “satura” la zona di vico Rota escludendo incrementi volumetrici, compresi quelli per mettere su un’autorimessa a 3 livelli con 252 box.

Decisivo fu un esposto del presidente del Wwf di Sorrento, Claudio d’Esposito, che, grazie anche al lavoro dell’allora consigliere comunale di minoranza Rosario Fiorentino, fece scattare le indagini.

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