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Il no del Presidente della Corte di Appello di Napoli alla richiesta degli Avvocati di chiusura del Tribunale di Torre Annunziata fino a sanificazione: “Rispettate la quarantena”

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torre Annunziata, riunitosi oggi in via straordinaria, stante il numero di avvocati che risulterebbe positivo al Covid-19 nel Foro di Napoli, aveva diffidato il presidente della Corte d’Appello di Napoli, il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Napoli e il presidente del Tribunale di Torre Annunziata a sospendere tutte le attività giudiziari da lunedì 2 marzo fino a quando non sarebbero state effettuate le opere di sanificazione e disinfezione dei locali del Tribunale e dei Giudici di Pace ricadenti nel circondario, nonché posizionati dispensatori di disinfettante o antisettico per le mani.

Non è tardata ad arrivare una dura replica del Presidente della Corte di Appello di Napoli Giuseppe de Carolis e del Procuratore Generale Luigi Riello, con una nota nella quale si legge: «Le direttive emanante dal presidente del Consiglio dei ministri e dai ministri della Salute e della Pubblica amministrazione, tutte recepite in circolari del ministero della Giustizia, confermano che le attività degli uffici pubblici e quindi dei Palazzi di Giustizia, nonostante il verificarsi di casi di positività del coronavirus anche al di fuori delle zone focolaio, devono continuare regolarmente previa l’adozione di misure di disinfezione e radicale pulizia, sia con l’assunzione di regole funzionali a limitare l’afflusso nei Palazzi di Giustizia ed a scaglionare in particolare l’accesso alle aule di udienza (oltre che a sospendere tutte le attività convegnistiche e di formazione all’interno dei Palazzi di Giustizia), sia col posizionamento di presidi igienizzanti. Già sono state disposte da ieri e sono tuttora in corso opere di radicale pulizia e di disinfezione degli interi Palazzi di Giustizia di Napoli e Napoli Nord». Il Presidente della Corte di Appello ed il Procuratore Generale «pregano vivamente il presidente dell’Ordine degli Avvocati affinché sensibilizzi gli iscritti all’Ordine, come già si è provveduto per i magistrati ed il personale amministrativo, al fine del rispetto delle direttive ministeriali in tema di quarantena per chi abbia avuto contatti con soggetti conclamati positivi al coronavirus provenienti da territori extraregionali, laddove il Ministero segnala la riconducibilità delle violazioni alla regola sulla quarantena alla fattispecie dell’articolo 650 del Codice Penale».

Pronta arriva in serata la controreplica dell’Ordine degli Avvocati, firmata dall’Avvocato Antonio Tafuri: «Ho personalmente constatato in data odierna che dalle ore 11.00 alle ore 13.30 non era presente alcun addetto incaricato alla disinfezione degli ambienti del Palazzo di Giustizia (ma con la nota stampa del primo pomeriggio la Corte d’Appello ha inviato foto di addetti delle pulizie al lavoro ai giornali, ndr). Con testimoni ho praticato la Piazza Coperta e tutti i piani della Torre A, della Torre B e della Torre C, ivi compresi i locali bagno, ed ho rilevato il totale deserto. L’unica disinfezione praticata è stata quella dei locali del Consiglio dell’Ordine, a nostra cura e spese mediante ditta specializzata, con personale munito di tuta e attrezzatura per la disinfezione. Tale disinfezione è iniziata alle ore 7.00 ed è terminata nei locali del Palazzo di Giustizia alle ore 12.00; è stata anche segnalata con i prescritti cartelli e proseguirà in quanto vi sono altri locali da sanificare. Inoltre, è stato praticato l’intervento anche nei locali COA presso il Giudice di Pace ed anche in tale Ufficio si è riscontrata la totale assenza di personale addetto dall’Ufficio alla sanificazione. Peraltro nella stragrande maggioranza dei bagni non vi erano dispensatori di sapone e, là dove vi erano uno o due dispensatori, gli stessi erano vuoti. Per non parlare dei liquidi igienizzanti che, benchè da me richiesti sin da domenica sera (23 febbraio 2020) con il messaggio via WhatsApp delle ore 18,29 e ribadita con comunicazione personale del 24.2., consegnata alle SS.LL., nel corso della riunione riservata tra i Capi degli Uffici, continuano a latitare in tutto il Palazzo di Giustizia del centro direzionale e degli uffici giudiziari esterni. Se la disinfezione è cominciata dopo le ore 13.30 di oggi, ciò è avvenuto soltanto dopo la mia segnalazione telefonica al Sig. Procuratore Generale. Comunque, ritengo che la mezza giornata di sabato e, forse, quella che verrà domani domenica, siano del tutto insufficienti rispetto alle migliaia di mq. di cui si compone il Palazzo di Giustizia e tutte le strutture collegate. Attendo, a conclusione dell’intervento di disinfezione-sanificazione, attestazione formale della ditta incaricata e del personale sanitario che certifichi il completamento dello stesso a regola d’arte e secondo i dettami della normativa di settore. Aggiungo che nella seduta di ieri 28.2. u.s. il Consiglio dell’Ordine ha rilevato numerose criticità e insufficienze del provvedimento da Voi emesso cd.”Linee Guida”, in quanto l’organizzazione delle udienze continua ad essere inadeguata a liberare i corridoi e gli androni del Palazzo di Giustizia, dove si verificano assembramenti di avvocati (e di tanti altri soggetti legittimati) in attesa di discutere le udienze in una situazione insostenibile ed insalubre. Nella giornata di lunedì p.v. Vi faremo avere le osservazioni puntuali sulle carenze del Vs . documento, come assunte nella seduta consiliare di venerdi 28.2, che non è stata chiusa in quanto il Consiglio è in seduta permanente. Vi invito e diffido a chiedere immediatamente alle Autorità competenti (Prefetto di Napoli e Presidente della Regione Campania) provvedimenti intesi ad analizzare la situazione di emergenza presso il Foro di Napoli sulla base del dato certo ed incontestabile che, allo stato, gli unici casi di positività riscontrati a Napoli sono quelli che hanno riguardato Avvocati. Ciò imporrebbe la sospensione delle udienze per evitare la indiscriminata diffusione del contagio tenuto conto che gli avvocati contagiati, nella inconsapevolezza del loro stato, hanno continuato a lavorare ordinariamente sia allo studio che presso il Palazzo di Giustizia di Napoli e presso l’Ufficio del Giudice di Pace di Napoli ed altri Giudici di Pace del Circondario. In tal modo, è molto probabile che anche altri avvocati e, forse, magistrati e personale amministrativo, siano rimasti contagiati e in questo momento ne siano del tutto inconsapevoli. Infine, intendo ribadire quanto ho telefonicamente e di persona già riferito Loro per cui gli avvocati dello studio interessato dal contagio si sono regolarmente autoposti in quarantena in osservanza delle direttive ministeriali. Allo stato, quindi, non ritengo sia ravvisabile alcun comportamento riconducibile alla fattispecie dell’art. 650 cp e mi duole rilevare che ciò è stato già da me comunicato per le vie brevi alle SS.LL. In proposito, va rilevato che,poiché le richieste di sanificazione e di igienizzazione di cui sopra provengono da Autorità pubbliche, la loro violazione comporta violazione dell’art. 650 cp. In relazione al richiamo da Voi effettuato all’art. 650 cp per gli avvocati che frequentino i Palazzi di Giustizia nonostante il sospetto di infezione da coronavirus, chiedo alle SS.LL. e a tutte le Autorità Giudiziarie di dare disposizione a tutti i Magistrati di rinviare i giudizi ai quali non partecipino tutti i difensori costituiti. In mancanza il COA di Napoli sarà costretto a proclamare astensione ai sensi dell’art. 2 comma 7 della legge 146/90, come modificato dalla legge n.83/2000. Chiedo immediato riscontro, dovendo comunicare a tutti gli iscritti l’emissione di Vostro provvedimento volto ad evitare pregiudizi in caso di assenza degli avvocati dalle udienze. Vi invito, infine, a indire un tavolo tecnico con la presenza di tutti i soggetti interessati, presidenti degli ordini forensi del distretto e tutte le autorità competenti per la disamina della situazione e l’adozione di provvedimenti. Ritengo che tale riunione dovrebbe essere convocata per lunedì 2 marzo p.v. alle ore 8,00, prima dell’inizio delle attività giudiziarie. In attesa, invio distinti saluti».

 

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