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Le Rubriche di Positano News - CulturaNews di Maurizio Vitiello

Napoli. Al Blu di Prussia. “Naturalia”.

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Segnalazione di Maurizio Vitiello – “Al Blu di Prussia” di Napoli “Naturalia”.

NATURALIA
Valerio Berruti, Alessandro Busci, Ambra Caminito,
Cristiano Carotti, Giosetta Fioroni, Giovanni Frangi, Matteo Pugliese

Opening Mercoledi19 Febbraio 2020, ore 18-20.30

Da Mercoledi 19 febbraio 2020, inaugurazione ore 18, la stagione espositiva della galleria Al Blu di Prussia (via Gaetano Filangieri, 42 – Napoli) – lo spazio multidisciplinare di Giuseppe Mannajuolo e Mario Pellegrino – prosegue con “Naturalia”, la mostra collettiva che riunisce 7 artisti chiamati a riflettere sul rapporto tra arte e natura nella molteplicità di manifestazioni possibili.
In esposizione, opere scelte di un gruppo di artisti, alcuni già riconosciuti in ambito nazionale e internazionale, i quali, diversi per generazione, formazione e stile declinano il tema natura ciascuno secondo la propria cifra creativa e poetica: Valerio Berruti, Alessandro Busci, Giosetta Fioroni, Giovanni Frangi, Matteo Pugliese e Ambra Caminito e Cristiano Carotti, accompagnati da un originale testo di Silvio Perrella.
Comune denominatore la natura, sette poetiche che interagiscono tra loro a formare un unico quadro d’insieme dando vita a un percorso espositivo che si caratterizza per la coesistenza di linguaggi e stili differenti, spaziando dalla pittura alla scultura, ceramica, tecniche miste. Natura come forza creatrice e fondamento dell’esistenza con i suoi fenomeni suggestivi, natura che si fa guardare, viva, maestosa, romantica, poetica che ci invita ad essere riconosciuta, ammirata nella sua grandezza.
Completa la mostra un catalogo Paparo Edizioni.

NATURALIA. Opere di Valerio Berruti, Alessandro Busci, Ambra Caminito, Cristiano Carotti, Giosetta Fioroni, Giovanni Frangi, Matteo Pugliese
Dal 20 Febbraio al 27 giugno 2020, apertura al pubblico mar-ven 10.30-13/16-20, sab.10.30-13. Ingresso libero.

Ecco schede sugli artisti:

Cristiano CAROTTI
La sua ricerca – fra pittura, scultura ed installazione – si dirige nella direzione dell’arte performativa di denuncia sociale, intesa come messa in scena delle dinamiche degenerate che regolano i rapporti sociali ed economici e della logorante routine quotidiana. La vena sarcastica, spesso polemica, che caratterizza le sue opere non scade mai nella banalità perché affonda le radici in fatti di cronaca e in dibattiti mediatici.

Ambra CAMINITO
Spesso, l’oggetto dell’attenzione di Ambra – persona oppure animale, qualunque cosa venga ritratta – appare all’interno di un cerchio, da intendere come campo visivo, oppure più specificamente come la forma proiettata dell’iride del suo occhio. Le “sue” scimmie turbate dalla nascente consapevolezza, i “suoi” cani colpiti dal dubbio, non sono semplicemente esercizi nel mistero. Sebbene metafora, dipingono memorie dell’inquieto intervento della consapevolezza.

Valerio BERRUTI
Per la sua produzione artistica, il pittore predilige la tecnica dell’affresco che viene da un passato lontanissimo ed è stata per secoli strumento di divulgazione e conoscenza popolare e la unisce alla superficie fiera e grezza delle tele di juta, materiale umile ma resistente e anch’esso legato alla tradizione. Berruti crea immagini essenziali ed assolute, che affrontano in maniera scrupolosa e concentrata i temi degli affetti, della quotidianità, della memoria e dei legami familiari. (Vittoria Cortese)

Giovanni FRANGI
I paesaggi, i sassi, le pietre, le strade, gli alberi, i tronchi, le cascate, le montagne, i fiumi, le cose più semplici, tutta la pittura di Frangi si interessa solo dei corpi del mondo. La zona sensibile che frequenta è quella del ‘’ litorale ‘’ – direbbe Lacan – tra visibile e invisibile, immanenza e trascendenza, finito e infinito. Nella natura Frangi trova sempre la sua ispirazione: è forma, equilibrio che si rinnova, potenza metamorfica dei modi di una stessa sostanza. E’ questo il lato spinoziano-goethiano della pittura di Frangi. La natura è energia, spinta, trasformazione, forza vitale. Questa sua visione della natura costituisce il mistero più grande con il quale vuole confrontarsi. (Massimo Recalcati, da “Il mistero delle cose: nove ritratti di artisti”).

Alessandro BUSCI
La pittura di Alessandro Busci è giunta a una perfetta sintesi. Se da principio avrebbe potuto essere incardinata semplicemente nella figurazione, pur nella magmatica matericità dei supporti in acciaio corten trattati con acqua e acidi, via via essa ha assunto forme meno prevedibili e scontate innanzitutto nel tratto che, da meramente descrittivo, si è fatto allusivo; poi il colore, il cui senso non è più di restituire la realtà o una semirealtà, semmai di evidenziare (coi rossi e i blu) gli stati d’animo, nel più puro intento programmatico dell’astrazione. Infine, i soggetti: non solo le architetture o le vedute urbane care al Postmoderno ma, con più insistenza, il paesaggio di natura o gli elementi naturali nella loro forza simbolica e romantica, i tornado, i vulcani, le cime scabre delle montagne, i boschi di betulle in convincenti close up. Busci si è allenato e misurato, precisando o rarefacendo il proprio intervento pittorico, di solito con smalti lucidi e super flat in opposizione alle superfici ruvide e corrusche. (Angelo Crespi, da “Tra figurazione e informale, la pittura di Alessandro Busci”).

Giosetta FIORONI
I cani di Giosetta Fioroni contengono in sé le fasi della loro evoluzione e anche la storia delle loro vite anteriori. I corpi di questi cani, pur nella loro concretezza, sono fatti di sostanza mentale; al posto di fegato, reni, cuore, vi sono sogni, fantasie, ricordi, desideri che assumono la forma dei corpi di altri animali sognati, immaginati, ricordati, desiderati: un gatto, una tartaruga, un levriero, un maialino. L’intuizione geniale di Giosetta è che il corpo di questi cani si compone della loro mente.
Si immagina una sacerdotessa che immerge le braccia nel ventre di un animale mitico per estrarne le interiora necessarie a un vaticinio; ma, quando ci si fa più vicini e appaiono con sempre maggiore evidenza, gli elementi che formano ogni singolo cane, quelle che sembravano viscere sanguinolente, si rivelano essere mele, uve, melograni, ali di pennuti, si riconoscono anche sagome di maialini, pulcini, gattini raggomitolanti e altri animali. Allora, all’immagine della sacerdotessa si sostituisce quella di una madre che con infinita tenerezza seppellisce i propri figli non nati, insieme ai loro oggetti più cari, dentro se stessa. (Giorgio Amitrano, da “I Cani di Giosetta”).

Matteo PUGLIESE
La vera poliedricità di Pugliese si esalta nella serie degli Scarabei con cui approccia la cultura più pop e contemporanea per mezzo di alcune opere di una lucentezza magnetica che non sfigurano di fronte alle specchianti superfici di Jeff Koons o di Anish Kapor. Pugliese, sulla scorta di una giovanile passione per i coleotteri nata sulle spiagge della Sardegna, ha ideato una personale tassonomia per definire i propri trofei, una sorta di ircocervo in cui al nome reale dell’insetto riprodotto si aggiunge una denominazione inventata che concerne il piccolo inserto, di solito un elemento della memoria infantile dell’autore – un giocattolo, un pupazzetto di plastica, una monetina – che viene intecato nell’esoscheletro di ceramica. Il risultato è straordinario perché l’elemento lucido e mitografico di una cultura bassa risulta esaltato da un confezionamento ad alto valore estetico che però è funzionale al dato concettuale e per questo non rischia di sembrare un’operazione meramente estetizzante. (Angelo Crespi, da “I vortici di Matteo Pugliese”).


Ecco lo scritto di Silvio Perrella “Natura”

“Ogni cosa che appare sulla pellicola del mondo, e si può guardare, mi è fraterna”
Dialogo tra la Natura e gli artisti

Natura. Sì, le vostre opere mi chiamano allo sguardo. Ma non so ancora quali occhi usare. Ne ho tanti, ma, sapete, di molti sono stata costretta a privarmi. Sono sempre più afflitta, è inutile negarlo.
Artisti. Lo sappiamo e vorremmo far qualcosa; qualcosa che attenui la tua malinconia. Ci siamo educati a dar forma. Alcuni dei materiali che usiamo provengono da te; li prendiamo da te, come avvenne con il ramo che Geppetto usò per Pinocchio.
Natura. Tra i miei figli, gli alberi sono le creature più care. Ma sempre più spesso un vento malevole li scuote. E alle radici, laggiù, nel buio fermentante, arriva un nutrimento sterile.
Artisti. Io provo a dipingerli come schiere. Ondulo i loro rami e li spingo ad abbracciarsi nei boschi. Li nutro di colori trasparenti ed è come se riflettessi su di te.
Natura. Vedo, vedo.
Artisti. Io li metto in relazione con i sommovimenti della Terra: i vulcani, il mare… Ci stratifico sopra una patina antica, come se fosse l’occhio di un Plinio redivivo a guardarli.
Natura. Ogni cosa che appare sulla pellicola del mondo, e si può guardare, mi è fraterna, e il mare, il mare è la mia culla.
Artisti. Io, sai, inseguo la forma dei lupi. Sono dalla loro parte. Mi piacciono. Mi piace la loro solitudine altera. Sono feroci? Certo che possono esserlo. Ma può anche capitare che si trasformino in alberi e che io li segua con le dita e che le radici si mettano a danzare nell’aria.
Natura. La ferocia può sobbalzare nei mari e nei vulcani e può fremere nei lupi. E la si può trovare anche in piccoli centimetri quadri di vita.
Artisti. La ferocia era tutta mia, quando da bambino torturavo gli scarabei. Adesso li riproduco con materiali vari e li picchietto di colori elettrici.
Natura. Gli scarabei sono la mia fantascienza. Sono nati da incubi mattutini. Gli ho dato una forma che sembra meccanica. D’altronde, a saperlo guardare, c’è un aspetto meccanico in ogni cosa. Sapete quanti cigolii e stridori sento la notte quando faccio invadere dal buio le forme dell’apparire!
Artisti. Mi chiedo se i miei cani cigolino. Non lo so. Di certo senza i cani io non potrei vivere. Vedo in loro qualcosa che non so dire e per questo li riproduco in ceramica. Li fisso nell’istante movimentato che li porta verso di me.
Natura. Vedo vedo.
Artisti. E vedi anche le mie scimmie? Sono il nostro “prima”, quel che siamo stati un tempo. Sullo sfondo giallo, le faccio sovrastare da un segno nero che ondula come un orizzonte impervio.
Natura. Quel che per voi è un “prima” per me è sempre un “adesso”. In me tutto avviene contemporaneamente. Sono molteplice. E ogni cosa mi si trasforma in un’altra. Voi la chiamate metamorfosi. E con voi, con voi plasmatori di forme, mi piace parlare. Non certo con chi mi conficca sul Corpo aculei velenosi.
Artisti. I miei bambini non lo farebbero mai. Li raffiguro come esseri immersi nello stupore del gioco. Per certi versi sono simili a te. Sono l’infanzia del mondo a prescindere da loro stessi.
Natura. Vedo vedo.
Ma ancora per quanto?
Ogni mio occhio chiuso potrà mai essere riaperto? Il precipizio nell’agre nerume sarete forse voi a fermarlo?

[Foto a corredo: Giosetta Fioroni, cane, I 2006, ceramica, 52x77x9 cm.]

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