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Housing Sociale a Sant’Agnello. Arriva decisione sui sigilli, ad oggi nessun politico coinvolto. Ecco cosa può succedere

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Sant’Agnello ( Napoli ) La vicenda che ha tenuto banco sui media , oscurata dal coronavirus, è a una svolta . Il sequestro preventivo d’urgenza è scattato il 18 febbraio, su iniziativa della Procura di Torre Annunziata, quando gli agenti di polizia giudiziaria hanno messo i sigilli ai 53 appartamenti e ai 67 box pertinenziali realizzati a Sant’Agnello, in Penisola Sorrentina .

Dopo 10 giorni, canonici, ci dovrebbe essere la decisione sull’istanza di riesame del sequestro. Fra oggi e domani dunque dovremmo sapere cosa succederà. Intanto, anche se i media si sono focalizzati sulla delibera della Giunta Sagristani, che ha permesso l’opera, ad oggi nessun politico è coinvolto. Dunque al momento la vicenda si focalizza sull’aspetto urbanistico da una parte, cosa che verrà dibattuta in un pubblico processo, e la misura cautelare dall’altra.

Fondamentale capire se quanto asserito dall’ingegner Elefante sarà determinante nella decisione del Giudice. Cioè se l’opera è già terminata prima della festa con la consegna delle chiavi “guastata” dal sequestro della Procura. Le motivazioni umane, pur condivisibili, delle 53 famiglie che hanno investito su queste abitazioni, comunque a rischio per un processo che si dovrà affrontare con l’esito incerto, sono comprensibili, ma non rientrano nel vaglio delle determinazioni previste dal codice e dalla legge.

Secondo il comunicato stampa diffuso dal procuratore reggente, Pierpaolo Filippelli, il sequestro è stato disposto perché l’intero complesso residenziale era stato realizzato “sulla base di un Pua, di un’autorizzazione paesaggistica e di un permesso a costruire totalmente illegittimi e contrastanti con le norme di legge e gli strumenti di pianificazione”.

L’esigenza di intervenire immediatamente senza attendere il vaglio del Gip sarebbe stata dettata dall’imminente consegna degli appartamenti, praticamente quasi ultimati, alle famiglie acquirenti. Consegna che si sarebbe perfezionata nei prossimi giorni con una cerimonia pubblica alla presenza dei vertici dell’amministrazione comunale. La procura ha ritenuto sussistente “la concreta e attuale necessità di impedire che i lavori attualmente in corso in esecuzione fossero portarti a compimento con notevole aggravio del carico urbanistico, considerata la natura e l’entità dell’imponente intervento edilizio”, si legge nella nota.

Il sequestro, che ora attende la convalida del Gip, arriva al culmine di un’inchiesta dei pm Rosa Annunziata e Andreana Ambrosino. Inchiesta nata in seguito ad alcuni dettagliati esposti dal Wwf e Italia Nostra, citati nel comunicato stampa della Procura. Le tesi delle associazioni ambientaliste, secondo cui licenze e permessi erano fondati su errate interpretazioni delle leggi urbanistiche e sullo stravolgimento del significato di un parere del consulente legale del Comune di Sant’Agnello, sono state infatti accolte integralmente dagli inquirenti.

Il punto chiave è il “quasi ultimati” descritto nel comunicato della Procura, Elefante e l’amministrazione comunale puntano a dimostrare che sono totalmente ultimati e che è stata anche consegnata e protocollata al Comune questa comunicazione. Su questa base vi potrebbe essere il dissequestro? Il potrebbe è condizionale, perchè il Giudice potrebbe valutare l’aspetto solo tecnico-formale, che il costruttore dovrà comunque dimostrare e non sarà facile essere convincente in sede di guidizio cautelare che è sempre sommario rispetto a un processo vero e proprio, o le conseguenze che vi potrebbero essere, con la consegna e l’entrata in possesso, del carico urbanistico sul territorio .

Se si basa solo sulla considerazione tecnica dell’opera completata il sequestro allora questo potrebbe essere annullato dal Riesame, e , se non vi sono altri diversi provvedimenti, i 53 possono prendere possesso degli immobili, altrimenti permane il sequestro. Nell’uno o nell’altro caso i 53 saranno appesi al filo di un processo dall’esito comunque dall’esito incerto.

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