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Coronavirus differenza fra allarme e allarmismo. Laviamoci le mani, ma sopratutto la mente da xenofobia e stupidità

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Coronavirus differenza fra allarme e allarmismo. Laviamoci le mani, ma sopratutto la mente da xenofobia e stupidità . Positanonews sta parlando anche di Coronavirus, da 15 anni di storia del nostro giornale, e oltre 30 di giornalismo, è la prova più difficile . A spingerci a informare è il dovere deontologico, ma anche l’azione del Governo, fra l’altro anche questa spesso doverosa, chiusi paesi interi, chiusi campi di calcio, scuole, cambiate le regole delle messe, inevitabile , anzi impossibile, non parlarne, e non per fare click, ma per diritto-dovere ineludibile di cronaca. Due sono le nostre direttive, la prima è la salute pubblica, quindi dare più informazioni possibili al proposito, la seconda è quella di non creare un allarmismo esagerato che danneggi eccessivamente la vita socio-economica del paese ed eviti le xenofobie e le stupidità, ma non è facile.

Presto! All’arrembaggio delle mascherine! Aiuto! Sono finiti i disinfettanti per le mani! … non fate entrare in classe i bambini cinesi!… No, aiuto davvero. Aiuto, perché per capire cosa realmente sta accadendo nel mondo stiamo facendo degli sforzi disumani. E per questo, disumani rischiamo di diventare.

È vero, alcuni messaggi sono apparsi contraddittori: all’inizio, mentre la Cina corre ai ripari ed inizia ad isolare le città, l’OMS ancora non dichiara lo stato di emergenza. Poi invece sì, allarme globale e a ruota anche l’Italia dichiara l’emergenza …il panico sale. E mentre l’Italia blocca tutti voli da e per la Cina, diventando il paese europeo più solerte nella lotta al virus, c’è chi attacca il governo dicendo che “avrebbe dovuto fare di più” , che “ha perso tempo e ha sottovalutato quanto stava avvenendo”. Ma cosa sta veramente avvenendo? È un vero allarme o c’è un eccessivo allarmismo? Credo che questo possa essere un caso da portare in un corso di formazione giornalistica. Una notizia che alza gli ascolti, che vende i giornali, che fa fare milioni di click on line. Una notizia che può creare il panico, che viene sfruttata a livello propagandistico con il solo effetto di alimentare la xenofobia, questa bella riflessione di Articolo 21 di Laura Berti la facciamo nostra.

Per capire la differenza fra allarme e allarmismo vi porto alcuni dati.

Diamo un’occhiata alle percentuali di mortalità di altri virus presi dal sito dell’ISS.

MERS-CoV: al momento l’epidemia del coronavirus ‘mediorientale’ ha fatto 2494 casi con 858 morti, con un tasso di letalità del 34,4%
SARS-CoV: l’epidemia di Sars in due anni ha fatto 8096 casi con 774 morti, con un tasso di letalità del 9,6%

EBOLA Il virus Ebola, la cui epidemia in corso in Congo è tuttora un’Emergenza Internazionale di Salute Pubblica dell’Oms, ha un tasso di letalità stimato intorno al 50%.z

INFLUENZA STAGIONALE: La letalità stimata per l’influenza stagionale è inferiore allo 0,1 %. (In realtà la mortalità per la semplice influenza è molto più alta, può arrivare al 5% ma non risulta perché quando si muore per le complicanze dell’influenza, sul referto non compare la parola influenza ma magari “polmonite” o a volte, semplicemente, “arresto cardiocircolatorio” quando si parla di persone fragili come anziani o pazienti con altre patologie).

2019-nCoV (coronavirus): al momento il virus ha fatto 17383 casi e 361 morti, con una letalità stimata al momento intorno al 2-3%, anche se la cifra è assolutamente preliminare. Perché preliminare? Perché manifestandosi in forma anche molto lieve, i contagiati sono sicuramente molti, moltissimi di più. Ma molte di queste persone non si sono mai recate in ospedale o da un medico. Dunque, se i contagiati sono molti di più, la percentuale di mortalità è ovviamente più bassa. Molto più bassa.

E allora perché tutto questo isterismo? Perché fare allarmismo è facile, gonfiare bolle di sapone, come detto, porta ascolti e lettori. E aiuta chi fa propaganda.

L’allarme c’è, è evidente. È chiaro che un virus in grado di diffondersi così rapidamente contagia un numero enorme di persone. E più il numero cresce, più cresce il numero dei morti in numeri assoluti. Anche se la percentuale di mortalità resta bassa.

È stato detto che il virus però può mutare…certo, spesso i virus mutano, ma per adattarsi all’ospite, l’essere umano in questo caso. Ma l’adattamento, in genere, a detta dei virologi, consiste nel diventare sempre meno letale. Perché? Perché senza l’ospite il virus non vive, non si moltiplica e quindi non gli “conviene” uccidere l’ospite. Possono esistere eccezioni a questa “regola” ma secondo gli scienziati, in genere l’andamento della vita dei virus è questo.

In tutto questo, c’è un vero, enorme allarme: la xenofobia scatenata dalla paura verso i cittadini cinesi residenti in Italia, alcuni anzi, semplicemente italiani con gli occhi a mandorla. Cartelli che intimano ai cinesi a non entrare, ristoranti cinesi deserti per paura di chissà cosa (una legge vieta l’importazione di animali vivi dalla Cina come di carne cruda, dunque da dove arriverebbe questo virus?), l’idea che anche manufatti cinesi possano essere “infetti” …il virus non vive fuori dall’ospite per molto tempo, dunque, di che parliamo? Ad oggi, ciliegina sulla torta, la proposta da parte di alcune regioni, di chiudere le porte delle classi ai bambini cinesi. Con quali criteri? Se tornati da meno di 14 giorni da Wuhan, sarebbero già sotto osservazione, dunque non avrebbe senso. Si fa cenno alla possibilità di un contagio anche da asintomatici. Anche l’OMS dice che è virtualmente possibile in assenza di tosse o starnuti, ma, ci si arriva anche con la logica, rarissimo. Oltretutto i bambini per ragioni che non conosciamo, non risultano molto sensibili al coronavirus … non era comunque necessaria un’iniziativa eclatante che ha ovviamente riempito i titoli dei giornali… Bastava chiedere se era necessario un maggiore controllo, ma senza tanta pubblicità. Per evitare allarmismi, per scongiurare l’aumento di paura e sospetto verso la popolazione cinese.

Questo è allarmismo. E soffiare sul fuoco della paura delle persone, quando si tratta di salute, è veramente banditesco.

Dunque: allarme? Certo la salute globale va preservata proprio per i grandi numeri che caratterizzano il coronavirus. E da questa nuova Cina che cerca un riconoscimento a livello internazionale l’allarme è arrivato quasi subito. Per l’OMS dichiarare emergenza globale, un atto dovuto dopo i casi di contagio lontano dall’epicentro dell’epidemia. E per l’Italia, lo stesso, un atto dovuto dichiarare a sua volta l’emergenza.

Sia chiaro, non sono una virologa né una scienziata ma di esperti ne ho intervistati parecchi in questi giorni e tutti hanno detto la stessa cosa: il virus è contagioso ma non significa che dobbiamo avere paura, perché è molto meno letale di altri; non dobbiamo evitare i ristoranti cinesi o i loro negozi o scappare quando vediamo da lontano occhi a mandorla.

In ultimo (ma non ultima) notazione: a isolare il virus (per poter sviluppare in futuro farmaci e vaccino) all’ospedale Spallanzani di Roma, un team di cinque scienziati di cui tre donne, una delle quali a capo del gruppo e una con un contratto a termine. Non voglio fare della retorica ma la caparbietà e la fantasia femminile hanno dato il loro fondamentale apporto. Ciò che colpisce è però anche la “precarietà” del lavoro di una delle componenti del team. Mente brillante, fra le altre, che se la ricerca in Italia non verrà adeguatamente finanziata, rischiamo di perdere…

Insomma, tornando al coronavirus: lasciamo perdere le mascherine, laviamoci più spesso le mani e non lasciamoci contaminare dal virus dell’allarmismo, della xenofobia e della stupidità.

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