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Coronavirus. Cilento, saracinesche abbassate e strade vuote: «Ci sembra un film»

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Saracinesche abbassate. Strade vuote. Anche nella centralissima piazza un silenzio assordante. Solo a Palazzo di Città nulla si è fermato. Anzi, da tre giorni si lavora per rispondere all’emergenza coronavirus. Come scrive Carmela Santi sul Mattino, a Montano Antilia da martedì sera sono ore di attesa. Da quando è scoppiato il caso della 26enne arrivata all’ospedale San Luca manifestando i sintomi, poi confermati, del coronavirus la vita nel piccolo centro cilentano è stata stravolta. Anche nel vicino comune di Ceraso, dove la 26enne ha detto di aver cenato qualche giorno prima in un ristorante, la comunità si è dovuta adeguate alle disposizioni regionali. Attività commerciali chiuse, fatta eccezione di quelle di primaria necessità. «Ci sembra un film – le parole della titolare del piccolo negozio di generi alimentari di Montano Antilia – speriamo di poter tornare presto alla normalità». Anche nella piccola frazione di Abatemarco, dove vive la famiglia della biologa ricoverata prima al San Luca poi trasferita al Cotugno di Napoli, è difficile incrociare passanti per strada. Da dietro alle finestre qualcuno sbircia il via vai di giornalisti che da più parti arrivano per raccontare il caso. Dinanzi all’ufficio postale un anziano dice: «Non ricordo di aver vissuto mai una situazione simile, è tutto chiuso. Speriamo che duri ancora pochi giorni». Le disposizioni regionali hanno previsto la chiusura delle attività commerciali nei comuni di Montano Antilia e Ceraso fino al primo marzo. «È normale che qui in paese, e nelle comunità limitrofe vi sia preoccupazione e un po’ di ansia – dice il sindaco di Montano Antilia Luciano Trivelli – ma posso garantire che non abbasseremo la guardia. Sono tranquillo e invito la cittadinanza a fare lo stesso».
I TEST Si spera che il caso coronavirus sia limitato alla sola biologa arrivata il 15 febbraio da Cremona dove risiede per lavoro. Sono risultati infatti tutti negativi i tamponi sui cittadini che hanno avuto contatti con la 26enne. A sottoporsi ai test erano state sette persone, tra familiari e il medico curante, a cui la ragazza si è rivolta prima di arrivare al San Luca e quattro tra medici e infermieri dell’ospedale di Vallo, e altre nove persone che erano venute in contatto con la giovane. Tutti restano in quarantena. Tra i sanitari c’è anche un medico di Cava, Roberto Ragone, rimasto in isolamento a Vallo, «sacrificando i suoi più cari affetti», fanno sapere i familiari. Anche a Ceraso il sindaco Gennaro Maione ha provveduto in via precauzionale a mettere in quarantena tutte le persone che sono venute a contatto diretto con la ragazza. L’invito che l’amministrazione rivolge ai cittadini è quello di non lasciarsi trascinare in inutili allarmismi. «Confidiamo – dice Maione – nel buon senso di tutti». Sia a Montano che a Ceraso i parroci hanno deciso di sospendere le celebrazioni religiose. Don Aniello Carinci, parroco di Montano, invita a non colpevolizzare la ragazza, che si è trovata coinvolta suo malgrado nella vicenda.
L’OSPEDALE Intanto, è stata riorganizzata l’attività al presidio sanitario di Vallo. Sospesi al momento i ricoveri in Medicina d’urgenza al fine di rendere le stanze disponibili all’arrivo di nuovi casi sospetti. «I pazienti che lamentano sintomi riconducibili al coronavirus seguono un percorso dedicato che esclude qualsiasi contatto con l’ospedale – spiega il direttore sanitario Adriano De Vita – È quanto successo anche con la donna che si è recata da noi due giorni fa. Siamo pronti e attrezzati a ricevere nuovi pazienti che lamentano gli stessi sintomi, ma invito tutti a rivolgersi sempre prima al medico curante e al 118. Recarsi direttamente in ospedale è inutile e controproducente». Il sindaco di Vallo Antonio Aloia ha ordinato ai dirigenti scolastici di intervenire entro il primo marzo con opere di sanificazione dei locali. Sarà poi il Comune ad effettuare opere di pulizia più approfondite nel rispetto delle linee guida della Regione e del ministero della Sanità.

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