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Sanremo , tutti contro il sessismo del rapper . Una preside di Napoli “La scuola non può restare zitta”

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Sanremo . “La scuola non può restare zitta davanti a un cantante che inneggia allo stupro, alla tortura, al femminicidio. Non può restare zitta dinanzi alla Rai che lo manda in mondovisione, gli offre la straordinaria vetrina di Sanremo, si rende complice delle sue parole. La scuola non può restare zitta, se non vuole che si cancellino gli insegnamenti contro la violenza, le manifestazioni contro il femminicidio, le panchine rosse, le scarpette rosse…Facciamoci sentire, dunque”. Angela Rosauro è la preside dell’istituto comprensivo Donizetti, a Pollena Trocchia. È partita da lei, domenica, una petizione che dice “no” alla presenza del rapper Junior Cally a Sanremo. E lo dice dal punto di osservazione della scuola, chiamando a raccolta presidi, professori, genitori. Che stanno firmando a centinaia “a nome di tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze a cui ci rivolgiamo ogni giorno affinché costruiscano un armonico progetto di vita personale e sociale” si legge nella petizione.

Le immagini dei video di Cally, le parole delle sue canzoni, indignano i presidi. “Prima di lanciare la petizione e di scrivere alla Commissione parlamentare di vigilanza Rai mi sono consultata con alcuni colleghi. Tutti d’accordo: è il momento di dire basta. E ieri abbiamo cominciato a coinvolgere anche docenti e genitori. I nostri studenti, già spesso sbandati, non devono considerare legittimi i messaggi di quel cantante. Sanremo non può sdoganare la violenza contro le donne”. Il caso Junior Cally sta avvelenando i preparativi per Sanremo. Ma anche la dirigente scolastica che ha sollevato il caso nel mondo della scuola ha dovuto fronteggiare le critiche di qualche collega.

“Uno solo, in verità. Che sostiene che la mia posizione possa limitare la libertà e risultare censoria. Io, invece, intendo porre degli interrogativi sulla formazione dei giovani”. Perché tra i versi e i video del rapper ci sono parole che inneggiano allo stupro e all’omicidio “cioé a reati precisi previsti dal nostro codice penale. Io sono convinta – spiega la preside – che il servizio pubblico radiotelevisivo non possa giustificare la presenza al Festival della canzone italiana di un personaggio così discusso e sdoganare il “femminicidio” e la violenza per una manciata di ascolti in più”.

Nelle prime ore della petizione sul portale www.petizioni.com l’appello ha raccolto 700 firme. “Alla scuola spetta il compito – afferma Rosauro – di interrogarsi sui significati che una tale esposizione mediatica in Rai può determinare: che cosa lasciamo intendere ai nostri ragazzi, già vittime di tanto “cannibalismo cibernetico”, martellati da erotismo violento? Non può essere sufficiente approvare leggi né partecipare a liturgie con le scarpette rosse; se davvero lavoriamo per ridurre la violenza sulle donne, dobbiamo passare dalla formazione e quindi anche da una questione come questa di Cally a Sanremo. Chi come me ha la responsabilità “istituzionale” della formazione di ragazzi e ragazze in età adolescenziale non può fare finta di niente”.

Il suo appello ha smosso i dirigenti di molte scuole. Che non solo hanno diffuso la petizione sulle chat e sui social, ma hanno ribadito che stavolta non ci si può nascondere dietro un generico esercizio della libertà di espressione artistica. “Libertà di che? Di fare il bullo dietro una maschera? Di lasciar passare l’immagine di una donna legata ad una sedia? Di poterla insultare? Torturare? Ammazzarla?”.

Piuttosto tutti, secondo i dirigenti, “dobbiamo difendere il diritto dei nostri ragazzi – si legge sulla pagina Facebook della preside – a crescere liberi dai condizionamenti di un sistema economico perverso che ha da sempre individuato nella loro fragilità solo una macchina per fare soldi”.

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