Quantcast

In nome della madre un “Marcellino pane e vino” molto speciale a Piano di Sorrento foto

Nella nostra storia sacra gli angeli hanno un normale corpo umano, non li distingui. Si sa che sono loro quando se ne vanno. Lasciano un dono e pure una mancanza”, queste sono parole di Erri De Luca , tratte da “In nome della Madre”, se al posto della parola “angeli” mettiamo la parola “madri”, non cambia nulla, e riuscirete a capire cosa c’è alla base de “Il miracolo di Marcellino” musical tratto da quello straordinario capolavoro cinematografico degli anni Cinquanta dello spagnolo José María Sánchez Silva, “Marcellino pane e vino” campione d’incassi e, confessiamolo, di lacrime, che firmano per quanto riguarda i testi Paolo Galli, autore romano molto apprezzato che del teatro da Plauto a Molière fino a Petrolini conosce ogni quinta, le musiche invece sono state composte da Mons. Marco Frisina musicista eccelso, il suo curriculum parla da solo, a me piace ricordare che nel 2000 per Mina ha composto i brani Magnificat e Nada te turbe e come direttore artistico del “Concerto con i Poveri e per i Poveri” nel 2015 ha lavorato con Ennio Morricone prima con Nicola Piovani in seguito, le sue melodie sono la spina dorsale di questa commedia musicale che vanta repliche dal 2009. La chiesa di Santa Maria di Galatea a Mortora, frazione di Piano di Sorrento, si è rivelata palcoscenico ideale per questo rinnovato capolavoro sulle emozioni. Gli spettatori disposti ai lati della navata centrale, le grandi porte aperte del tempio con il crocifisso illuminato in fondo sull’altare trasmettevano a tutti il senso dell’accoglienza, il mistico ritrovo di una casa di tutti e per tutti. In un’intervista il regista Riccardo Trucchi raccontava che “Il miracolo di Marcellino” è anche un tentativo folle di raccontare cosa sia il dolore a un bambino e probabilmente, il miracolo sta anche nell’insegnare a tutti noi che si può superare, una delle risposte è nell’amore delle madri, l’altra, come scrive Nicola Abbagnano, è che il dolore non ha una giustificazione o una spiegazione: è la cifra rivelatrice dell’esistenza, il dolore è una delle tonalità fondamentali della vita emotiva, l’altra altrettanto forte è la gioia di vivere. Mons. Marco Frisina sottolinea, a margine di una delle numerose interviste rilasciate a TV2000, come questo musical abbandona la mestizia del capolavoro di Sánchez Silva perché vuole essere un inno alla vita. Il bambino tra i frati è metafora del bambino ben più importante tra i pastori a Natale, è la gioia che donò e dona la Buona Novella, è l’amico di Gesù. Gli attori che ieri sera hanno interpretato i frati hanno mostrato affiatamento e arte attoriale eccellente, la loro passione coinvolge lo spettatore, in certe scene si legge senza il minimo dubbio la mano sapiente di Gino Landi (altro consulente di quest’opera, ricordate “Aggiungi un posto a tavola?). Il “Marcellino” che abbiamo avuto il piacere di ammirare ieri sera, Giorgio Marchegiani, ha tenuto testa ai precedenti, anzi per me ha lo stesso talento di Federico Ielapi, il Pinocchio di Garrone. Veronica Giacobbe, la balia, ha dato al personaggio il giusto brio e dolce simpatia, stesso discorso per Fra Balbetto, Andrea Lami. Cattivo, cattivissimo me è stato Roberto Lovera, il Sindaco che vuole cacciare via tutti. Etchù! Fra Malato, Valerio De Negri, con Fra’ Din Don, Emanuele Revalente, e Fra’ Pappina , Giovanni De Filippi, hanno strappato risate e applausi. Frate Porta, Francesco Polizzi, e Frate Priore, Arsenio Spinilli facevano invece da contraltare all’umorismo dei colleghi dando il là ai momenti di mistico raccoglimento che questo spettacolo possiede perchè tocca le corde del cuore in molti momenti. E a proposito di cuore ho lasciato per ultima, come si faceva anticamente nella sinagoga con le persone più importanti perché gli ultimi della fila sarebbero stati i primi a ricevere il saluto di tutti quelli che entravano dal tempio, Myriam Somma, attrice nata dalle nostre parti, che si sta ritagliando una parte importante nel panorama attoriale italiano. Il musical è casa sua, la ricordiamo nei panni di “Valentine De Villefort” ne “Il Conte di Montecristo” per la regia di Gino Landi, in quelli di “Giovanna” protagonista in Amalfi 839AD Musical Opera per la regia di Ario Avecone e infine in Beatrice nella “La Divina Commedia Opera Musical” altro grande successo di Mons. Marco Frisina. A Myriam Somma il teatro, quello della Capitale, l’ha fatto scoprire Chiara Noschese che del padre Alighiero ha ereditato tutto il talento, la sua interpretazione di Lucia, la mamma di Marcellino è stata di alto profilo perché grandi sono stati i suoi maestri e altrettanto i sacrifici che ha fatto perché il palcoscenico non ti regala nulla, l’applauso del pubblico lo ricevi solo se lo meriti, non si può bluffare. Le madri, come scrivevo all’inizio, sono un dono meraviglioso e lasciano un vuoto incolmabile quando non ci sono più, il minuto di silenzio al quale ci ha invitato don Rito Maresca, padrone di casa, a fine spettacolo, è stato assordante: “In nome del padre” inaugura il segno della croce. “In nome della madre” inaugura la vita, ancora Erri De Luca.
Un grazie va al Sindaco Vincenzo Iaccarino, all’assessore Carmela Cilento e al dirigente Giacomo Giuliano, al 2020 non si poteva dare benvenuto migliore.
di Luigi De Rosa

(Perfetto il contributo della Direzione Spettacolo e Darec Academy, prezioso l’aiuto di Luca di Zopito)

Commenti

Translate »