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Marcia per la Casa. Lunedì 20 a Napolo

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Ci saranno, quindi anche ischitani lunedì alla manifestazione in programma a Napoli. “Centinaia di famiglie Campane – scrivono dall’associazione Io Abito – nell’anno ormai trascorso hanno vissuto l’immane sofferenza dettata dalla privazione da parte dello Stato del proprio alloggio che, seppur edificato sine titulo, ha costituito un punto imprescindibile di partenza e fattore di stabilizzazione sociale nell’inerzia delle istituzioni, davanti ad un mercato immobiliare deregolamentato ormai inaccessibile e caratterizzato da forti tendenze speculative. Stiamo parlando di famiglie che pur di affrancarsi da una condizione di povertà hanno costruito una casa che lo Stato non ha saputo garantire né con adeguati programmi di edilizia pubblica residenziale, né con strumenti urbanistici al passo con l’evoluzione demografica. Ancora, stiamo parlando sempre di famiglie che hanno costruito la propria casa in un periodo storico ove la regola comune per tutti era “costruisci che poi sani” (non si spiegherebbero diversamente gli elevati numeri che caratterizzano il fenomeno), desiderosa ed ansiosa di rientrare dunque nell’alveo della legalità. Per di più la macchina delle demolizioni non ha fermato il proprio motore e nei prossimi giorni verranno avviati altri sgomberi ed abbattimenti che, oltre a generare una profonda sofferenza nella cittadinanza, costituiranno un fattore incontenibile di tensione ed impoverimento del tessuto sociale ed economico. Le Procure Campane infatti, nelle demolizioni fin’ora praticate, hanno adottato e continueranno ad adottare la tecnica “dell’agnello sacrificale”.

Tale modus operandi che non si sottrae certamente all’arbitrio del Giudice dell’Esecuzione non fa altro che minare la certezza del diritto tra i cittadini, che occorre necessariamente ripristinare. Oltretutto è fuori da qualsiasi logica pensare di demolire totalmente l’attuale costruito perché da quanto segnalato anche dal quotidiano Il Mattino alcuni anni fa, la demolizione di tutte le costruzioni abusive realizzate a Napoli e Provincia equivarrebbe alla demolizione di un numero di case pari a quello di una città grande come Padova, aggiungendo che, per radere al suolo questo immenso patrimonio edilizio, occorrono almeno due secoli ed un enorme fiume di denaro, senza considerare i problemi, sui quali si è soffermato anche il Governatore della Campania Vincenzo De Luca, legati alla carenza, nella intera regione, di un numero sufficiente di discariche dove poter smaltire i residui della attività demolitoria che, come è noto, costituiscono rifiuti speciali. In questo clima dove l’abbattimento di un immobile si trasforma dunque in repressione della dignità umana del più debole è giunto il momento di scendere in piazza tutti, cittadini, sindaci e politici per difendere il diritto alla casa attraverso nuove leggi che siano più vicine ai bisogni di questa società e che possano permettere il rientro all’interno dell’alveo della legalità”. Sull’argomento delle case sine titulo e dei relativi abbattimenti è più volte intervenuto l’avvocato ischitano Bruno Lorenzo Molinaro.

“É sotto gli occhi di tutti – ha scritto in seguito al report di Legambiente diffuso in occasione dell’approdo in Campania di Goletta Verde – che lo Stato non ha le risorse finanziare necessarie per radere al suolo interi paesi, purtroppo costruiti senza i dovuti permessi e talvolta in violazione di ogni regola, anche solo di buon senso. Acquisire una provvista finanziaria per coprire i costi di una demolizione non equivale ad aprire – da parte dei comuni – una “partita di giro”, come ritenuto dalla Corte dei Conti in numerose, recenti decisioni: ciò perché tale provvista comporta pur sempre un indebitamento, peraltro vietato nei comuni dissestati, e non è detto che il recupero delle spese vada sempre a buon fine, in special modo allorquando il condannato sia insolvibile”. Molinaro ha anche spiegato come “Il problema diventa grave, però, quando le demolizioni avvengono con il contagocce e nel segno della più assurda anarchia, come sinora accaduto, ed è complicato anche per noi avvocati spiegarne le ragioni”. “Se le demolizioni si contano sulle dita di una mano e avvengono a macchia di leopardo, è evidente che qualcosa non funziona. Lo scopo di una graduazione su base normativa delle demolizioni era ed è proprio quello di mettere ordine nella esecuzione dei provvedimenti sanzionatori che, come confermato dagli stessi dati di Legambiente, sono migliaia nella sola regione Campania e riguardano ecomostri, fabbricati pericolanti, scheletri di cemento armato, immobili della criminalità organizzata, costruzioni realizzate sulle spiagge o in violazione del limite di distanza dalla costa e finanche case di necessità abitate da persone prive di ogni altra possibilità di alloggio”.

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