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Celebrazione per i 20 anni dalla scomparsa di Craxi: chi era il leader del PSI a cui è stato dedicato un film

Alle 10,30 la commemorazione di Bettino Craxi, nel giorno esatto della sua morte, 20 anni dopo si svolge al cimitero cattolico di Hammamet, in Tunisia. Arriva la vedova Anna Moncini Craxi, scortata dai figli. Stefania è abbracciata a Benedetto, il figlio di Bobo, il nipote che porta il nome del nonno anche se nessuno lo chiama Bettino, un segno di riconciliazione tra i fratelli che vivono il dolore e questa lunga ferita mai sanata in due modi diversi. Non ci sono discorsi politici, solo tanti dirigenti o militanti del vecchio Psi, come Ugo Intini, o del nuovo, come il senatore Riccardo Nencini, e qualche parlamentare di Forza Italia, che lasciano i garofani sulla tomba bianca, ripitturata di fresco, del leader socialista. Era anche presente a titolo personale il sindaco di Bergamo Giorgio Gori del PD, il quale qualche giorno fa a Repubblica ha detto: “Il Pd fa un errore se regala Craxi alla destra, ecco perché sono venuto ad Hammamet“.

Adesso facciamo un passo indietro scoprendo la storia del leader del PSI:

Bettino Craxi, all’anagrafe Benedetto Craxi nato a Milano, 24 febbraio 1934 ed è stato il primo socialista ad ottenere l’incarico di  Presidente del Consiglio dei ministri (dal 4 agosto 1983 al 17 aprile 1987). Inoltre è stato il Segretario del Partito Socialista Italiano dal 15 luglio 1976 all’11 febbraio 1993.

Coinvolto in seguito nelle inchieste di Mani pulite condotte dai giudici di Milano, subì due condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito al Partito Socialista Italiano, e morì mentre erano in corso altri quattro processi contro di lui.

Egli respinse fino all’ultimo l’accusa di corruzione, mentre ammise di essere a conoscenza del fatto che il PSI aveva accettato finanziamenti illeciti, lamentando che “per decenni” tutti i partiti si erano finanziati illegalmente senza mai essere “oggetto di denunce”, con atteggiamenti di “complicità”. Il Governo e il Partito di Craxi vennero sostenuti anche da Silvio Berlusconi, con il quale il leader socialista aveva instaurato un rapporto personale.

Ancor oggi, a diversi anni dalla morte, la sua memoria suscita sentimenti controversi. Quelli di apprezzamento si rivolgono a lui come precursore della modernizzazione del Paese e della politica italiana. Peraltro, sotto il suo governo, tra il 1983 e il 1987 il debito pubblico passò da 400mila a un milione di miliardi di lire e il rapporto debito-Pil dal 69 al 92%, raggiungendo il 116% nel 1993 quando fu necessario intervenire con una manovra da 93mila miliardi, riformando le pensioni e attuando il contestatissimo prelievo forzoso del 6 permille dai conti correnti degli italiani.

Quelli di esecrazione sono cagionati dalle condanne riportate a seguito delle indagini di Tangentopoli e della sua decisione di fuggire l’Italia. Essendosi rifugiato ad Hammamet in Tunisia, dove morì mentre erano ancora in svolgimento i procedimenti giudiziari nei suoi confronti.

 

HAMMAMET – Tra film e realtà 

Un esordio niente male per Hammamet, il film che racconta degli ultimi mesi di Bettino Craxi interpretato da Pierfrancesco Favino secondo solo a Tolo Tolo di Checco Zalone che rimane saldo in prima posizione. Il film sul politico diretto da Gianni Amelio vanta un incasso di € 2.244.772 e le 335.276 presenze in sala.

Raccontare gli ultimi sei mesi di Bettino Craxi è l’obiettivo, difficile e molto sensibile per l’Italia, dell’ultimo film di Gianni Amelio dal titolo Hammamet. Sono passati 20 anni dalla sua fine prematura in Tunisia, complesso dire se pochi o molti per cominciare a guardare con il giusto distacco il discusso leader politico socialista. Ma Gianni Amelio con la complicità di un Pierfrancesco Favino reso straordinariamente somigliante ci prova. “Il film è collocato esattamente nell’ultimo anno del 1900, nel 1999. Io racconto sei mesi di vita di un uomo politico importante fino alla sua morte, ma non è un arco narrativo che somiglia a una biografia, tutto il contrario. Racconto gli spasmi di un’agonia“, spiega Gianni Amelio.

Il film non mette l’accento sull’uomo politico ma si concentra maggiormente sulla sua vita privata. Anche se non mancheranno i riferimenti alla realtà dell’epoca, inestricabile con Craxi, e alle inevitabili considerazioni sulla perdita del potere.

 

 

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