19 Dicembre 2019

Stop al fenomeno delle ricariche telefoniche menomate. Quelle dove l’utente paga 5 o 10 euro e poi (a sorpresa) se ne ritrova solo 4 o 9 disponibili. Certo, in cambio di quell’euro decurtato ottiene alcuni bonus come gigabyte e telefonate gratis per 24 ore. Peccato, però, che molti utenti a quei bonus non siano interessati, eppure non riescono più a trovare le ricariche standard di basso importo. Quelle di una volta, dove 10 euro valevano davvero 10 euro.

Questa pratica, di Tim, Wind e Vodafone, ha quindi scatenato la rivolta di tanti utenti, a cui ora Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) dà ascolto: con una delibera pubblicata in queste ore diffida i tre operatori. Togliere un euro dalla ricarica, in questo modo, è illecito, dice Agcom: è configurabile come l’ennesimo espediente – come le tariffe a 28 giorni – per massimizzare i ricavi in modo indiretto e poco lineare. Per di più, stavolta a danno delle categorie più deboli, nota l’Autorità. Gli utenti che vanno avanti a piccole ricariche, invece che con grandi o con l’abbonamento, sono spesso infatti i giovani e gli utenti meno benestanti.

“Nel corso dell’istruttoria, è stato accertato che le ricariche standard da 5 e 10 euro non sono più disponibili presso i rivenditori autorizzati (tabaccherie, bar, edicole, ecc.)”, si legge nella documentazione dell’Authority. “Da ciò consegue che l’utente che si rivolge a tali canali di vendita per richiedere uno di tali tagli di ricarica (quelli, vale la pena rimarcare, più richiesti dalle categorie di utenti con minore capacità di spesa) è costretto a ricorrere” alla ricarica menomata (Giga Ricarica per Vodafone, Ricarica+ di Tim o Ricarica Special di Wind 3) “o a scegliere tagli di ricarica di importi superiori”. Questa seconda possibilità però è preclusa, nota l’Agcom, per gli utenti con minori capacità di spesa, appunto.

Non solo: gli operatori secondo Agcom sono stati anche poco trasparenti nel far capire agli utenti che quella ricarica era “speciale”, ossia con offerta inclusa (di bonus).

“Il tenore delle segnalazioni ricevute, sia da parte di singoli utenti che tramite le Associazioni di consumatori sopra menzionate, conferma l’assoluta inconsapevolezza degli utenti circa l’attivazione dell’offerta in luogo di una semplice ricarica”.

“Le modalità con le quali le predette offerte vengono attivate, nonché la loro denominazione, non garantiscono la consapevolezza da parte degli utenti circa l’acquisto di una offerta di servizi diversa dalla semplice ricarica, e dunque dell’effettivo prezzo del servizio, né la certezza circa la reale volontà di procedere a tale acquisto, e pertanto si traducono, nella sostanza, in un costo fisso aggiuntivo rispetto al traffico telefonico acquistato”, si legge.

Per questo motivo, ora Agcom dà agli operatori 30 giorni per bloccare la pratica. Ossia chiede a ciascuno di loro che “a prescindere dal canale utilizzato dall’utenza per l’operazione di ricarica, proceda ad adottare modalità di ricarica che non comportino necessariamente, per determinati tagli, la contestuale attivazione di pacchetti o opzioni tariffarie, così da rendere evitabile, per quegli stessi tagli, tale attivazione e superare al contempo la possibile confusione tra le operazioni di ricarica e l’acquisto di pacchetti o offerte commerciali”.