Positano “Dove le onde e le montagne si incontrano”, di Matilde Romito

Testimonianze figurative tra Ottocento e Novecento. La presentazione del libro sarà sabato 21 dicembre, alle ore 17:00, presso la Sala Consiliare del Comune di Positano.

Perché Positano III ?

L’affascinante titolo è quello di una fotografia stereoscopica di Positano del 1905 dell’azienda americana di fotografie Underwood & Underwood, nata nel 1881 e chiusa nel 1940.

Per l’immagine di copertina ho voluto scegliere un quadro dove fosse evidente questo “incontro” fra le onde e le montagne, scelta caduta su una delle pittrici più care ai positanesi e che tanto ha dato a questo paese, View onto the Watchtower  di Anita Rée.

Positano “Dove le onde e le montagne si incontrano”, di Matilde Romito

La ricerca si è ampliata in uno studio teso a inquadrare la storia artistica di Positano nel corso dell’Ottocento e del Novecento, introducendo nuovi ambiti di indagine, dagli Ex voto della Chiesa Madre ad inediti Pannelli ceramici con la Madonna di Positano, ad artisti particolari per la storia di Positano come Ettore Pignone del Carretto e Gioacchino Parlato.

Molti si chiederanno della scarsa, o meglio ridotta, presenza di pittori italiani rispetto agli stranieri: in realtà lo scopo è soprattutto di verificare come vedevano questo lembo di paradiso artisti provenienti da terre fredde, spesso con lande piatte e poco rigogliose, non abituati a “salti” di scogliere irte nel mare, case a cubetti addossate le une alle altre, vie a scale che attraversano il paese verticale in tutte le direzioni, diramandosi per ogni dove, a creare un reticolo infinito di collegamenti. Gli artisti italiani propendevano per le vedute classiche che non solo erano di più facile vendita, ma improntavano le raffigurazioni con quella nota oleografica che attirava un pubblico ampio di stranieri, ma anche di italiani.

Ancora una volta il “pezzo forte” è la ricca sequenza di quadri apparsi nelle aste internazionali (europee, americane e orientali) dall’Ottocento ai giorni nostri e opere da collezioni private o conservate in musei e raccolte europei e americani, a conferma della internazionalità dell’immagine di Positano nel mondo. Tornano così vari artisti già esaminati dei quali è stato possibile conoscere nuovi dipinti; si sono esaminati anche gli elementi biografici non presenti in Positano I o Positano II, laddove chiarivano e sfaccettavano la relativa produzione positanese. L’esempio più forte è rappresentato dalla pittrice di Amburgo Anita Rée, con elementi importanti della sua parentesi positanese: veramente si resta colpiti dalla formidabile produzione di questa sfortunata artista che probabilmente visse a Positano uno dei periodi più felici della sua vita. Positano a sua volta le regalò una ispirazione che colpì profondamente nelle successive mostre in Germania quando espose i relativi quadri.

Semplicemente straordinaria poi la Collezione Piet Boendermaker che ci rassegna ben 48 nuove opere dell’olandese Leo Gestel, a Positano da giugno a novembre del 1924, ritrovate digitalmente nel Rijksbureau voor Kunsthistorische Documentatie, Istituto olandese di storia dell’arte a L’Aia, un grande centro di documentazione della storia dell’arte, non solo olandese. Di Gestel erano già state pubblicate 16 opere nei due volumi sulla pittura di Positano. Si è felici di aderire al programma di diffusione dei pittori olandesi dell’Istituto.

Ma il numero maggiore di opere per artista questa volta viene dalla disponibilità dei discendenti di Paula Barenfenger, della quale ho potuto sia chiarire aspetti e cronologie della  vita che ampliare la conoscenza della sua opera, costretta a scegliere fra ben 595 dipinti !!!

Chiude l’Ottocento e apre il nuovo secolo Vincenzo Caprile, sempre innamorato di Positano.

E poi Walter Ophey e Carl Palme. E se di Walter Ophey la Deutsche Digitale Bibliothek e il Museum Kunstpalast a Düsseldorf restituiscono due belle immagini del 1910, lo svedese Carl Palme viene fuori con un cospicuo numero di opere su Positano, soprattutto del 1914-’15, alcune reperite sulla affascinante rivista liberty “IDUN” del 17 ottobre 1915.

La triade del 1923-’24, Adolf Erbslöh, Carl Mense e Richard Seewald, con nuove opere,  sottolinea come gli anni Venti siano stati anni fervidissimi per l’immagine di Positano, che esplode nell’immaginario artistico europeo proprio negli anni Venti – inizio Trenta, il periodo certo più ricco e fervido che la vide primeggiare sulle riviste e nelle mostre europee: per questo Kurt Craemer dice che non vi era mostra in Germania a metà degli anni Venti dove non vi fossero opere riferite al paesaggio di Positano. Ancora: un magnifico acquerello con la vista sulla chiesa del Rosario e i resti del mulino, in collezione privata a Positano, va forse attribuito ad Adolf Erbslöh, non essendo chiarissima la firma; dunque siamo sempre nel 1923-’24. A questi anni risale anche un quadro di Carlo Mense, trasmessomi dalla nipote Elisabeth Baske, un acquerello e gouache splendido, in famiglia da sempre.

Quattro anni prima, alla Biennale di Venezia del 1920 lo svedese Acke Hallgren e il romano Arturo Noci presentano nei loro quadri una Positano non posteriore a quell’anno.

Il 1925 vede altri tre artisti straordinari: Otto Morach con le sue “Positano” II e III, Niklaus Stoecklin con il quadro esposto nel Kunstmuseum di Basilea, e Max Hermann Pechstein, l’espressionista inserito nell’elenco dei pittori della entartete Kunst  “l’arte degenerata” del 1937.

Il numero di tedeschi appare sempre preponderante. L’Italia è stata un’esperienza obbligata per ogni artista tedesco nel diciannovesimo secolo. Era il regno in cui incontrare l’antichità classica, l’arte del Rinascimento e del Barocco. Nel diciannovesimo secolo, giovani artisti fecero pellegrinaggi in Italia per allenarsi ai sublimi esempi delle grandi figure del passato. Al contrario, per gli artisti tedeschi del XX secolo, le scelte proprie dell’artista hanno rivelato il paese e la sua cultura. Coloro che hanno viaggiato dalla Germania all’Italia nel XX secolo – e, in particolare, all’inizio del secolo – spesso seguivano ancora il canone accademico, ascoltando il dovere del giovane artista di realizzare il “Grand Tour”, il viaggio educativo. Forse era ancora chiaro a quei viaggiatori di trovarsi nella tradizione di quegli artisti e storici tedeschi che avevano unito le loro biografie all’Italia, i suoi paesaggi artistici e le sue grandi città. Oltre ad essere una tradizione accademica per gli artisti del Romanticismo, l’Italia è stata la confutazione del triste clima e dell’umore tedesco, ma anche un mondo opposto, con atmosfera e ampi paesaggi, con luce e sole. Soprattutto gli artisti tedeschi che hanno viaggiato in Italia nel XX secolo sono stati quelli alla ricerca del “Sud” e gli stimoli che ha fornito, luce e colore dalla realtà per l’uso in pittura.  I pittori tedeschi, a differenza degli artisti francesi, ad esempio, non avevano un Sud nel proprio paese, il Sud che aveva reso possibile tali opere categoricamente differenti. Inoltre, il trasferimento del potere ai nazionalsocialisti aveva radicalmente modificato la situazione artistica in Germania. Questi individualisti e solitari speravano di continuare a lavorare, e sopravvivere alle confusioni politiche dell’epoca incolumi in Italia. Il viaggio è stato un elisir di vita e la base della vita professionale per questi pittori che hanno dipinto l’atmosfera e la luce, la natura e il paesaggio, e l’esperienza dello spazio e della distanza prospettica nel loro lavoro.

Intanto salgono alla ribalta nuovi nomi, dal tedesco Paul Kaemmerer, nel 1899, ad Herbert Fiedler a Dimitri Bouchene, da Ugo Matania a Giovanni Lomi, dall’americano John Paddy Carstairs all’austriaco Werner Augustiner  all’indiano Jehangir Sabavala alla rumena Nina Batalli al sudafricano Edward Bainbridge Copnall a Roberto Pane; una sequenza che inizia con l’inglese Edward Lear a Positano nel giugno del 1844.

Un altro nuovo artista è Franz Helmut Becker che tra il 1924 e il 1931 ci offre una decina di opere in varie tecniche, olio, tempera, acquerello, pastello, tecnica mista, e ancora nel 1938. E’ uno della “Saarländischer Künstler“ (gli artisti della Saar). Il Saarländischer Künstlerbund è stato fondato nel 1922 a Saarbrücken, diventando così la più antica associazione di artisti nel Saarland. In contrasto con gruppi di artisti che si uniscono sotto la bandiera di un programma pittorico, la federazione artistica si tenne aperta a tutte le varietà e agli stili d’arte, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia all’architettura alla musica.

Nuove opere vengono ancora dal conosciuto Rudolf Jacobi ma anche dalla moglie Annot, una coppia estremamente interessante vissuta a Positano e sulla costiera amalfitana fra il 1923 e il 1926.Espandi

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Louis Kahn, nel suo primo viaggio in Italia del 1928-’29, incontrerà la bellissima costiera; tornerà nel 1950. E ritornano Giovanni Zagoruiko, Arturo Bacio Terracina, Mario Cortiello, Enrico Paulucci, Felice Vellan.

Da Olga e Meitje Bontjes van Beek, madre e figlia che a Positano cercano di dimenticare gli orrori nazisti a William Grosvenor Congdon, in una continua ascesa spirituale dopo aver visto una Bergen Belsen liberata sì ma carica di angoscia, questa terza puntata sulla pittura di Positano non poteva non contenere un ricordo di Michele Theile, indimenticabile nel suo affetto per Positano e nei suoi quadri.  A Matter of the Heart, come nel rapporto di Max Peiffer Watenphul con Positano.

Ho voluto mettere a confronto, per una concomitanza di epoca, l’Art Workshop di Edna Lewis con la Casa Orfeo di Wilhelm Kempff, partendo dal Bauhaus di Johannes Itten e Gertrud Grunow; ritagli di giornali, insegnanti, alunni nella nuova temperie degli anni Cinquanta-Sessanta, nella terra che consentiva di vedere Pompei come Paestum, Napoli come Li Galli.

Avrei voluto arricchire la ricerca anche attraverso altri tipi di testimonianze, che mi sembrano assai interessanti per ricostruire la storia artistica di Positano: i Libri degli ospiti di alcuni alberghi o case private frequentate dagli artisti stranieri, ma trattandosi di libri preziosi e delicati ho compreso la riluttanza a prestare tali volumi per uno studio approfondito. In alcune pagine appena sfogliate, del 1885, ebbi modo già di verificare il nome di Francis Marion Crawford che alloggiava alla Pension du Paradis (ne parla nel 1894, mal giudicandolo) e passò al Margherita e ancora Zeno Diemer (libro 1903).

Alcune immagini del diario di Gigi Martin (1960) e i pittori degli anni Settanta-Novanta costituiscono altri settori di documentazione per la seconda metà del Novecento.

Come per il volume “Vieni qui, il paese è una fiaba”, l’arco cronologico dunque non è variato perché la nuova documentazione afferisce comunque ancora a tutto il Novecento, partendo anzi dagli anni Quaranta dell’Ottocento.

La lettura della pittura a Positano è dunque fenomeno complesso e affascinante e va riaggiornato proprio con prosiegui di indagine, sempre fruttuosissimi, perché, come scriveva la celebre scrittrice francese Gabrielle Colette Sidonie alla madre nel novembre del 1910 “Mia cara mamma, noi facciamo colazione a Positano, in un paese troppo bello per credere che sia vero”. E il giorno dopo: “Io sono arrivata e sono rimasta abbagliata”.

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