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Il museo esperienziale “Geoges Vallet” regala emozioni da non perdere a Villa Fondi. foto

Piano di Sorrento (NA) A Villa Fondi il Museo territoriale Geoges Vallet ospita la mostra “Doni per l’eternità – Ritualità e ideologia funeraria in penisola sorrentina” a cura della dott.ssa Tommasina Budetta e organizzata dal Polo Museale della Campania con il contributo del Comune di Piano di Sorrento. Si espogono per la prima volta reperti archeologici inediti frutto delle campagne di scavo condotte da Tommasina Budetta per la Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta dal 1999 al 2005. I reperti si riferiscono alla necropoli arcaica e classica emersa in località Trinità di Piano di Sorrento ed affrontano il tema della ritualità funeraria nel territorio della penisola sorrentina. Mi sono recato a Villa Fondi nel primo pomeriggio di oggi 13 dicembre, gli operatori del museo, come sempre gentili e disponibili, mi hanno dato l’opportunità di vivere questo nuovo modo di confrontarsi con il reperto archeologico che non a torto viene chiamato degli addetti ai lavori “museo esperienziale“. Si entra nella stanza che accoglie anfore, olle, coppette, brocche, saliere, cippi funerari, oinochoe-kylix, olpette, orcioli, punte di frecce, sarcofagi, tutti disposti in bella mostra in bacheche ottimamente illuminate. D’un tratto nella sala si spengono le luci, e si è inghiottiti dal buio. Un rintocco lontano, come di martello segna il tempo. Il pavimento si trasforma in un mega schermo, sotto i nostri piedi ammiriamo l’intera penisola sorrentina poi a volo d’uccello atterriamo in un luogo di scavo. I rumori sono quelli di setacci e zappe che scavano e spostano cose, sono gli archeologi all’opera. Ogni volta che uno di loro s’imbatte in un manufatto la teca che lo conserva s’illumina, e lentamente oggetti antichi sorgono davanti ai nostri occhi. Ma non è finita, quando tutto è ormai nuovamente illuminato, ecco apparire i nostri avi, uomini e donne del IV sec. a.C. Essi avanzano tra le tombe davanti a noi in processione. Si fermano davanti alla tomba del proprio defunto e mangiano. Sì, mangiano con e per il defunto. Mi vengono in mente letture fatte con Laura Celentano sui Lemuria (feste funebri romane) il capofamiglia si metteva al centro della stanza e per nove volte lanciava dietro di sé una manciata di fagioli neri, ripetendo una jacula atta a congedare gli spiriti che in occasione delle feste erano tornati tra i vivi. Rammento anche i Manes , spiriti dei defunti che si celebravano a febbraio, in questo caso l’offerta era costituita da una ricca varietà di cibi: grano, sale, olio, vino, latte e miele, infine si bruciavano le fave mentre i parenti banchettavano sulle tombe dei cari. Un’altra professoressa, Amalia Signorelli (Antropologia Culturale, Federico II), mi raccontava che mangiare accanto ai propri morti era anche una pratica che scacciava la morte, perché secondo i greci e i romani lo stomaco era la tomba del cibo e, per il principio della magia simpatica (cioè che il simile attrae il simile – vedi J. G. Frazer, Il ramo d’oro, Newton Compton Editori, 2012), se c’era già un “morto” all’interno del corpo non poteva essercene un altro. Scusate la digressione. Ecco, il “fantasma” che ho di fronte, ha reso omaggio al proprio defunto e si libera della ciotola ormai vuota, la sentiamo rompersi in mille pezzi mentre contemporaneamente si illumina la teca che contiene le centinaia di ciotole rotte in secoli di rituali funebri. Si riaccendono le luci. Come Proserpina siamo fuori dall’Ade. Veramente molto emozionante. Un grazie alla dott.ssa Tommasina Budetta, ai suoi collaboratori, al Sindaco di Piano dott.Vincenzo Iaccarino e all’Assessore alla Cultura dott. Carmela Cilento.
Luigi De Rosa

info :www.beniculturali.it; www.comune.pianodisorrento.na.it
Il Museo George Vallet è a perto dal martedi alla domenica ore 9.00 – 18.50, chiuso il lunedì.

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