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Meta. Magica serata a Santa Lucia nella chiesa dei Cafiero. Una storia lunga 400 anni

Meta. Non solo Sorrento e Mortora a Piano, ieri sera abbiamo scoperto la tradizione del falò di Santa Lucia nell’omonimo e suggestivo quartiere, incastonato nel centro storico della cittadina della penisola sorrentina, a poche decine di metri sulla spiaggia. Qui, in un giardino con limoneti e aranceti, c’è stato il classico falò con i gustosi panini con salsiccia e broccoli. Non solo ma anche gli ottimi Occhi di Santa Lucia del panificio Rosaria, una tradizione che continua. Di fronte una chiesa bellissima “E’ la seconda per importanza del paese – ci spiega Gegè Lorenzano, guida e giornalista -, ma non è dedicata a Santa Lucia, anche se tradizionalmente si festeggia col falò in un clima popolare, la particolarità è che è una chiesa eretta da una famiglia, dai Cafiero, storica famiglia che tuttora ha una sua associazione di mutua assistenza per tutti i Cafiero nel mondo..” . Il presidente è Tobia Cafiero che ci accompagna in Chiesa e ci racconta “La famiglia qui è presente dall’inizio del 1600 i Cafiero sono stati marittimi, commercianti, imprenditori , sparsi nel mondo, furono scelti per Suez, dove ci fu un insediamento notevole , una storia lunga e interessante con tanti documenti e l’idea di fare un museo qui con la collaborazione del Liceo Publio Virgilio Marone, altra eccellenza sul territorio, per poter digitalizzare i tanti documenti con l’alternanza” Una curiosità, il figlio ha tre nonni su quattro Cafiero . E un quadro donato dal padre del noto magistrato Cafiero de Raho “Spero di invitarlo qui, sia per il nome, che sopratutto per l’attività contro la mafia , che lo ha distinto e lo rende uno dei Cafiero celebri”

L’origine del nome Cafiero , ce lo dice Gegè Lorenzano, deriva da una trasmutazione in italiano della parola di lingua araba Kafir, infedele. Fu usata in Afghanistan dopo la conquista dei Musulmani nel VI secolo di una vasta zona di alte e fertili valli dello Hindu Kush ai confini con il Pakistan. Questa regione era abitata tra i 2000 e i 3000 metri s.l.m. da una popolazione bianca che rifiutò di accettare l’islamismo e per questo fu appunto chiamato Kafiristan cioè “terra degli infedeli”. Ma troviamo addirittura su wikipedia che continua

Tale popolazione di origine greco macedone fu formata dai soldati, che al seguito di Alessandro il Grande di ritorno dalla spedizione in India nel 326 a.C., invece di affrontare una lunga e pericolosa marcia di ritorno, preferirono rifugiarsi in tali impervie, ma fertili valli, con donne e masserizie. Rimasero praticamente in isolamento sino al 1892, quando il Maggiore britannico George sir Robertson, con le sue truppe, riuscì a penetrare in quei territori. Egli notò che questi, oltre a fattezze ariane, avevano usi sacrificali, idoli e utensili molto simili a quelli degli antichi greci, completamente differenti da tutte le altre popolazioni dell’area, di religione musulmana.

STORIA
Intorno all’anno 1000 alcuni Kafiri raggiunsero la Spagna seguendo gli arabi della dinastia Omayyedi alla conquista di essa.

Qui cominciarono a navigare per commerci e battaglie con un sempre maggior numero di navi diventando così potenti da preoccupare la Santa Inquisizione, che non poté però inquisirli perché le loro navi erano molto utili al re di Spagna.

La partenza dei re Aragonesi per la conquista del Regno di Napoli ebbe, fra le altre, la conseguenza che i Kafiri li seguirono con le loro navi, si fermarono verso il 1450 a Meta di Sorrento, dove appaiono da quella data nei registri comunali con il nome di Cafiero, Meta infatti è la loro base in Italia. Ciò spiega la presenza di case Cafiero in Meta con elementi costruttivi pienamente arabi. Oggi la famiglia Cafiero è una delle famiglie più potenti della penisola Sorrentina.

Nel 1700, dopo l’autorizzazione data da re Carlo per la rottura dei pascoli e la conseguente coltivazione a grano in Puglia, Giovanni Cafiero, dal ramo principale della famiglia, molto vicino e apprezzato al re, se non altro per aver trasportato la intera fabbrica delle ceramiche di Capodimonte in Spagna con le sue flotte, fu scelto per eseguire l’incarico assai gratificante e oneroso di trasportare il grano ivi prodotto a Napoli, circumnavigando il Sud. Il re gli offrì l’esenzione da ogni tassa diretta e indiretta e lo speciale privilegio di poter rispondere delle sue azioni solo al re stesso.

Giovanni si trasferì dunque nel 1763 a Barletta, portando con sé i suoi figli Pietro Antonio e Gaetano. Dopo alcuni anni di quest’attività di trasporto, il primogenito di Piero Antonio, Ferdinando, armò le sue navi al fine di debellare i briganti della costa calabrese, che avevano attaccato sovente la flotta per impadronirsi del grano, sconfiggendoli e imprigionandoli. Per tale merito Papa Pio VII gli conferì lo speciale Ordine del Cristo e il titolo di “Nobile di Trani”.

Oltre a continuare l’attività di armatori, i Cafiero acquisirono vari latifondi, tra i quali San Samuele e Santa Maria (denominata successivamente Santa Maria di Cafiero, con l’annessa masseria e la casa padronale fortificata, in agro di Barletta) in Puglia, e Monteserico in Lucania con il suggestivo castello e tre palazzi a Barletta, tra cui quello dei cavalieri di Malta.

Membri
Tra ii membri della famiglia ricordiamo il noto anarchico Carlo, autore anche di un compendio a Il Capitale di Carlo Marx; Ferdinando, che mette insieme una grande collezione di antiquariato donata alla città di Barletta; Pietro Antonio, Sindaco di Barletta (1883 – 1889) e Deputato del Regno d’Italia per tre legislature (1886 – 1897); Luigi, Sindaco di Barletta dal 1914 al 1918, Stefano, contrammiraglio governatore nel castello di Palermo, Giacinto, senatore della città di Napoli, Ferdinando, contrammiraglio Cavaliere dell’ordine di San Giorgio, Giovan Battista riconosciuto come Barone Cafiero de Raho, Giovanni, diplomatico banchiere, Gaetano, Contrammiraglio aiutante di campo di S.M.Vittorio Emanuele III, Cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro, Luigi, che ricevette motu proprio da S.M. Umberto di Savoia il titolo di Conte di San Samuele. I Cafiero di Barletta si unirono in matrimonio a famiglie locali, quali i marchesi de Beaumont Bonelli, gli Spagnoletti Zeuli, i Carcano, duchi di Montaltino, i de Leone Pandolfelli, i Bianchi di Donna Sibilla, in seguito a Napoli con i de Riseis, duchi di Bovino e Taormina, i Marulli, duchi di Ascoli, i Mottola, marchesi di Amato, nonché in Svizzera con i a Marca de Donatz Pohlom.

Federico Cafiero De Raho
Araldica
Vi sono due stemmi a nome Cafiero, uno, meno usato, si può trovare alla Biblioteca Nazionale di Napoli nel volume “Stemmi di famiglie Fuori Porta” , porta il motto moritur quae occidit manus, l’altro comunemente oggi usato lo troviamo dal 1600 nella chiesa di Santa Lucia in Meta (chiesa di proprietà dei Cafiero) che usa il motto mari nascitur fortitudo.

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